Il Salento che non ti aspetti: Botrugno e dintorni (I parte)

Il Salento che non ti aspetti: Botrugno e dintorni (I parte)

Identità Salentina Botrugno e dintorni

Il viaggio per raggiungere la Puglia è lento. Quando sceglierete di visitarla, mettetevi l’anima in pace. Ci sono dei luoghi che per raggiungerli ci vorrà più tempo. Sono mete nascoste e non inserite negli itinerari convenzionali. Destinazioni non ancora prese d’assalto dal turismo di massa. Eppure, si tratta di luoghi ameni, dove perdere la dimensione spazio temporale e ritrovare quella dell’immaginazione. Il mio ultimo viaggio in Salento è stato esattamente così: immaginato. Cinque giorni in cui il mare l’ho visto poco e mi sono mossa verso l’interno, nel Salento che non ti aspetti: tra i borghi di Botrugno, Poggiardo, San Cassiano, Minervino di Lecce. Con lo sguardo sognante.

Come ho scritto qui, il Salento non è solo lu sole, lu mare e lu jentu.

È un abbraccio di quelli che ti stritolano fino a non farti respirare, tavole imbandite con i prodotti che regala ogni giorno la terra, porte sempre aperte e mani tese. È pioggia scrosciante per giorni interi, ritmi lenti e attesa che la natura faccia il suo corso.

Arrivo a Lecce, la città dorata, nel tardo pomeriggio del 17 febbraio. Poggiardo dista circa trenta minuti di auto dalla città dorata. Per raggiungerla percorriamo la ss 16 adriatica in direzione Maglie per circa 28 km.

Poggiardo – B&B il Borgo

Poggiardo è un suggestivo borgo di origini trecentesche con circa 6.000 abitanti. Il B&B che mi accoglierà durante i cinque giorni di Educational Tour, alla scoperta della vera identità salentina, si trova nel centro storico di Poggiardo. Ed è qui che ricevo il primo abbraccio stretto, made in Salento. Valeria, da perfetta padrona di casa ci conduce tra le stanze del B&B Il Borgo, un tempo casa a corte e abitato da famiglie diverse quante sono le stanze al suo interno. Oggi trasformato in un elegante B&B in cui è stato mantenuta quanto più possibile la struttura antica, grazie al recupero del mobilio e ai suppellettili antichi restaurati.

Poggiardo - il Salento che non ti aspetti

Cinque giorni, quelli nel Salento, in cui ho imparato a mangiare i ceci e le fave, a digerire i peperoni, ad aspettare pazientemente che smettesse di piovere, a reggere l’umidità, a stare con il naso all’insù per ammirare i balconi dei palazzi in stile barocco, a ballare la pizzica e a non sentire troppo la mancanza del mare.

Botrugno – il Salento che non ti aspetti

La prima tappa di questo viaggio è Botrugno, a circa 6 km da Poggiardo, nel Salento meridionale. Ad accoglierci, nella piazza principale di questo gioiello incastonato nel cuore del Salento, il sindaco Pasquale Barone. Un borgo di appena 2.700 abitanti che conserva un patrimonio culturale ancora intatto: come il Palazzo Marchesale, situato in quella che un tempo era chiamata Piazza del Convento. Voluto nel 1400 dal casato dei Maramonte, il maestoso palazzo fu venduto durante la metà del ‘600 ai Castriota Granai che lo trasformarono in una vera e propria residenza nobiliare.

Botrugno - il Salento che non ti aspetti

Gianni, vero amante del territorio, ci fa da Cicerone in questa prima tappa, tra sacro e profano.

Gran parte della storia di Botrugno è legata al suo Santo Patrono: Sant’Oronzo. Ma cosa sappiamo di questo Santo venerato non solo a Botrugno, ma anche a Lecce, Caprarica, Turi, Muro Leccese, Castiglione e altri centri dell’Italia meridionale?

La leggenda narra che Oronzo fosse un giovane pagano romano che si convertì al Cristianesimo per opera di Giusto, discepolo di San Paolo. Fu lo stesso San Paolo a nominare Oronzo primo vescovo di Lecce. Giusto e Oronzo iniziarono un lungo viaggio lungo la terra salentina e la Puglia evangelizzando e convertendo al Cristianesimo diverse città. Durante la persecuzione dei romani, Oronzo si rifugiò ad Ostuni. Quando la persecuzione arrivò anche lì, Oronzo fece ritorno a Lecce, dove fu decapitato. Fino a poco tempo fa si credeva che la testa di Oronzo fosse sepolta nella cattedrale di Lecce. Non essendoci testimonianze storiche a riguardo, Sant’Oronzo è diventato Santo a devozione locale. I resti attribuibili a Sant’Oronzo si trovano in Serbia.

I festeggiamenti in onore del Santo si svolgono ad agosto. Ma Sant’Oronzo viene festeggiato anche il 20 febbraio, data in cui il santo salvò la provincia di Lecce dal terremoto, nel 1743. La pioggia incessante di questi giorni ci farà perdere la cosiddetta festa di “Santu Ronzu Piccinnu”(Festa piccinna di Sant’Oronzo), di cui ne vediamo solo i preparativi.

Tra le chiese da visitare a Botrugno vi è la Chiesa dello Spirito Santo, dove intorno alla metà del Seicento venne realizzato l’altare dedicato a Sant’Oronzo; la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, e la Chiesa della Madonna Assunta, chiesa originariamente dedicata a San Nicola e al cui interno c’è un affresco unico in Italia che raffigura la madonna con il bambino, che benedice alla greca.   

Botrugno - il Salento che non ti aspetti

Botrugno – i musei

Botrugno è sede del Museo Civico delle Forze Armate, nato nei locali deposito del Palazzo Marchesale e dedicato all’Ammiraglio Rubelli. All’interno del Museo è raccontata la storia d’Italia attraverso apparecchiature, antenne, divise storiche e non, cimeli vari.  A colpire è la cura certosina con cui è rappresentata e ricostruita la vita lavorativa e quotidiana delle epoche più importanti della nazione.

Botrugno - il Salento che non ti aspetti

Nel Salento che non ti aspetti trovi, inoltre, una collezione insolita: “Il museo della lametta”, al cui interno è presente la Storia della Lametta da Barba di Alfonso Tozzi, che raccontata attraverso quest’oggetto innovativo, guerre, emancipazione della donna, diritti conquistati, sport e usi e costumi del nostro paese.

Botrugno - il Salento che non ti aspetti

Botrugno – tradizioni e popolazione locale

Passeggiando per il borgo ci addentriamo in un antico cortile dove troviamo le signore Antonietta e Addolorata. La storia di Botrugno è racchiusa anche nelle loro mani rugose, di quelle che hanno lavorato la terra, e nei loro volti segnati dal tempo. Antonietta ci racconta che la sua casa ha oltre 100 anni e che fu costruita presumibilmente durante la guerra di Abissinia.

Botrugno - il Salento che non ti aspettiAll’interno di questo cortile, un tempo agorà degli abitanti che ci vivevano attorno, sembra di tornare indietro nel tempo. E dietro lo sguardo diffidente e profondo di Addolorata scopro il suo mondo antico in cui il bucato veniva lavato con la cenere nella cosiddetta pila in pietra leccese e sciacquato con l’acqua della cisterna.

Botrugno - il Salento che non ti aspetti

Prima di lasciare Botrugno facciamo un salto al Bar Sport, luogo ricreativo degli abitanti del posto. Attivo dal 1930 è il bar più antico del paese. Negli occhi degli uomini di Botrugno si legge la bellezza delle cose semplici e il meritato riposo dopo una vita colma di sacrifici.

Batrugno - Bar Sport

San Cassiano – il frantoio ipogeo

La seconda tappa del nostro viaggio è in uno dei borghi più autentici del Salento: San Cassiano.

Il fulcro di questo centro, tra i borghi più autentici d’Italia, è piazza Cito, con l’elegante Palazzo Cito, costruito alla fine del XIX secolo.

San Cassiano - il Salento che non ti aspetti

Guidati da Gianfranco visitiamo un antico frantoio ipogeo del palazzo Ducale, scavato nella roccia per assicurare sia una migliore conservazione del prodotto che la sicurezza dei lavoratori. All’interno del frantoio venivano tenuti anche gli animali. Qui veniva prodotto l’olio lampante, che serviva anche all’illuminazione locale. Il frantoio di San Cassiano fa parte del circuito dei frantoi di Terra d’Otranto, con lo scopo di tutelare l’olio extra vergine d’oliva prodotto in quest’area e incrementare la commercializzazione del prodotto

Dopo la visita Gianfranco ci guida nella corretta degustazione dell’olio e nella differenza tra olio lampante e olio Evo. 

San Cassiano - il Salento che non ti aspettiDall’olfatto al gusto è un percepire aromi e sentori della terra. Assaggiando e degustando, percepisco che l’olio lampante è più acido e pungente al palato. Gianfranco ci spiega che in Salento viene utilizzato come prodotto giornaliero in cucina.

Al termina della nostra degustazione facciamo rientro al B&B  con la pancia piena, ma il cuore di più.

Leggi la seconda parte qui

 

 

 

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