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Dove mangiare a Reggio Calabria (luglio 2025)

Dove mangiare a Reggio Calabria (luglio 2025)

Agosto 4, 2018 Mariarita Sciarrone

“Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene”, una citazione perfetta tutto l’anno, ma soprattutto durante i mesi estivi, quando le città sono prese d’assalto dai turisti. Non so voi, ma io quando vado in vacanza mi preoccupo soprattutto di mangiare bene e di scovare posti non troppo turistici. Per questo ho pensato di suggerirvi alcuni posti dove mangiare a Reggio Calabria ad agosto (ma anche durante il resto dell’anno).

Non si tratta di una guida, non è una vera e propria classifica e non è un elenco esaustivo. Prendetela un po’ come una bussola per orientarvi tra i mille sapori calabresi. E come in ogni mio post, c’è naturalmente qualche luogo del cuore.

Dove mangiare ad agosto a Reggio Calabria – pizzerie

Se c’è una certezza è che Reggio Calabria pullula di pizzerie dove mangiare, ad agosto ed in qualsiasi altro periodo dell’anno. In un altro post farò l’elenco delle pizzerie da provare, qui, invece, ve ne suggerisco alcune per il periodo estivo.

Nella pizzeria I Fratelli la Bufala, troverete la pizza in perfetto stile napoletano, una location deliziosa, personale molto gentile e un locale con posti a sedere sia all’interno che all’esterno. Il titolare, Giuseppe Ferranti (ma per tutti Peppone), napoletano doc, è ormai un’istituzione per la città di Reggio Calabria. Aperto sia a pranzo che a cen, I Fratelli La Bufala è in Via Zecca 3/5, una zona ad isola pedonale dove sono presenti altri locali graziosi in cui gustare aperitivi, piatti a base di pesce, merende e colazioni.

Altre pizzerie degne di nota sono L’Hostaria dei Campi. Ideale soprattutto per gli intolleranti al glutine, grazie al menù gluten free e per tutte le diverse alternative che offre oltre la pizza. Potrete, infatti, assaggiare menù a base di pesce, carne, vegetariano e prodotti tipici locali. Aperto tutte le sere a partire dal 29 agosto, si trova in Via Reggio Campi n 30.

Indirizzi da tenere a mente sono poi Ciroma, in Via Aschenez, 5, perché propone tra le altre cose, due versioni di pizza: Ciro e Roma. La prima è la pizza più alta, come vuole la tradizione napoletana, la seconda stirata come si mangia a Roma. E infine, Lievito, in Via Filippini 33 per le pizze gourmet.

Dove mangiare ad agosto a Reggio Calabria – aperitivi e bistrot

In via Zaleuco 21 trovate, invece, il bistrot di Fedele e della sua famiglia. Non è un hamburgheria, non è un ristorante, ma è prima di tutto un luogo di aggregazione. Da Fedele potete fermarvi per bere una birra, sedervi al tavolo sociale in infradito e costume da bagno o in abito da cocktail. Dietro i fornelli di questo locale multietnico c’è Fedele, cuoco prima di tutto per passione, che vi delizierà con taglieri di prodotti tipici, piatti a base di carne e di pesce e fantasie del giorno. Se capitate dopo cena molto probabilmente ci sarà musica dal vivo con artisti emergenti. Zio Fedele è aperto tutti i giorni a partire dalle 19.

Scendendo sulla Lungomare Falcomatà, troverete diversi chioschi e stabilimenti balneari sul mare, dove sedervi per gustare un aperitivo, una birra, o cenare accompagnati dalle onde dello stretto. Se avete in mente qualcosa di non troppo impegnativo, passate dal Play. Titty è una perfetta padrona di casa. Energica, schietta e vulcanica come l’Etna che vi troverete di fronte, vi conquisterà il cuore.

Dove mangiare a reggio calabria - tramonto

Sedetevi a sorseggiare una gassosa al caffè o a mangiare un hamburger, rigorosamente con lo sguardo rivolto al mare. Vi rimetterete in pace con il mondo.

Unica raccomandazione: quando andrete in via marina bassa, portate sempre un golfino in borsa. Il vento abbandona la città di Reggio Calabria solo di rado e ha fatto più danni in città una serata umida che dieci giorni di pioggia.

Dove mangiare ad agosto a Reggio Calabria – ristoranti

A dispetto della sua posizione geografica, Reggio Calabria non è una città che vanta una tradizione culinaria marinara. Ma se avete voglia di gustare del buon pesce, in città ci sono diverse alternative. Le Le Nasse U’Bais si trova in via Lemos 6. Al timone di questo locale arredato in stile greco, c’è Johnny, da invidiare solo per il semplice fatto che quando finisce di lavorare va a dormire nel borgo di Chianalea, cullato dalle onde del mare. Il mio piatto preferito qui sono i gamberi al cocco intinti in una salsa allo yogurt. Da provare anche i primi a base di pesce spada e i “buccuni” (lumachine di mare) in salsa piccante. Durante il mese di agosto il locale è aperto sia a pranzo che a cena.

Tornando alla tradizione, ci spostiamo nel quartiere Santa Caterina, in uno dei ristoranti storici di pesce a Reggio Calabria. Il Baylik è tra i locali più premiati a Reggio Calabria. Qui troverete piatti semplici e molto tradizionali, come il merluzzo impanato, l’insalata di polipo, il Pesce Spada arrosto. Il piatto principe dello chef Nato che da oltre sessant’anni guida il locale, è la carbonara di pesce spada.

dove mangiare a Reggio Calabria - pesce

In molti hanno cercato di imitarlo, ma ad oggi nessuno ci è mai riuscito. Provatela e poi mi direte.

Dove mangiare ad agosto a Reggio Calabria – dolci

Non potete lasciare Reggio Calabria senza aver gustato una granita con panna e brioche. Il luogo da me prediletto è Sottozero in Corso Vittorio Emanuele, 83 (definito da noi reggini semplicemente “il lungomare”), ma lungo la strada troverete altri bar che meritano comunque una visita. Stesso discorso vale per il gelato, con una doverosa precisazione: se c’è una diatriba sempre in voga tra i reggini, è la consegna dello scettro alla migliore gelateria. In questo storico duello non c’è un vero e proprio vincitore. Per alcuni sarà la gelateria Cesare, per altri Sottozero. Per non condizionarvi troppo, non vi dirò verso chi pende l’ago della mia bilancia.

Dove mangiare

Dove mangiare ad agosto a Reggio Calabria – in provincia

Fuori dalla città la scelta dei luoghi in cui mangiare sono davvero tanti. Ve ne elenco solo un paio, geograficamente opposti. Lato tirrenico, il paese prescelto è naturalmente Scilla, a circa 20 km da Reggio Calabria. Il borgo imperdibile è Chianalea e il mio luogo del cuore è il Wine Bar Casa Vela. “Residence, enoteca e piccolo bistrot, a Casa Vela ci si sente come a casa”. Aperto dalla mattina alla sera, è perfetto per un pranzo veloce, un aperitivo al tramonto o una cena tra amici.  Qui il mare non lo vedrete, ma potete sentirne il rumore e il profumo. I posti a sedere sono pochi e ad agosto non è possibile prenotare, per cui vi consiglio di passare di persona per mettervi in lista e approfittare del tempo di attesa per immergervi nella magica atmosfera del borgo. Quando vi siederete, Alessandro vi saprà consigliare il piatto più adatto ai vostri gusti, ma se siete amanti di salumi e formaggi, non potete rinunciare al tagliere.

dove mangiare a reggio calabria - provincia

Francesco e Francesca sono i padroni di casa di questo Wine Bar e hanno fatto dell’ospitalità diffusa il loro stile di vita. Se avete alzato troppo il gomito con le innumerevoli etichette di vino rigorosamente calabresi che trovate nel loro Wine Bar, al piano di sopra potete fermarvi nell’omonimo  B&B.

Spostandoci sul versante ionico, vale la pena catapultarsi in una dimensione selvaggia e senza tempo, come quella di Palizzi. La destinazione prescelta è l’Ultima Spiaggia, rigorosamente a pranzo.

dove mangiare a Calabria - tramonto

In questo localino fronte mare, non troverete un menù stellato, ma il pesce fresco è assicurato. Ai fornelli la signora Maria, come nelle tradizioni più classiche del meridione e a fare gli onori di casa troverete Enzo.  Il menù è molto semplice e a base di pesce. Quando arrivate qui posate l’orologio e anche il cellulare. Fermatevi ad ascoltare il mare e, se siete fortunati, lasciatevi conquistare dalle innumerevoli storie del territorio di cui è depositario Enzo. Tra svariati bicchieri di vino e musica d’autore vi riempirete il cuore di poesia. Aggiornamento 2025: l’Ultima spiaggia ha cambiato gestione da un po’ di anni. Vi darò aggiornamenti non appena lo avrò provato.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
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