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Franco Arminio - i viaggi dell'anima
Civita e i viaggi dell’anima

Civita e i viaggi dell’anima

Novembre 7, 2018 Mariarita Sciarrone

Avete mai sentito parlare dei viaggi dell’anima? Sicuramente sì. Protagonisti sono quei luoghi che ti mettono di fronte te stesso. Sono viaggi coraggiosi e li puoi fare solo in alcune destinazioni lontane dai circuiti turistici, dove puoi sentire davvero il suono della tua voce, imparare a conoscere i tuoi passi, chiudere a chiave i rumori del mondo esterno ed entrare in contatto con l’altro. L’ho ribattezzato così il mio ultimo weekend a Civita: un viaggio dell’anima.

Blogtour Civita nel cuore

Lo scorso ottobre sono stata ospite di un blogtour, organizzato da Borgo Slow, progetto ambizioso con l’obiettivo di connettere i piccoli borghi a nuovi modelli di ospitalità diffusa.

Un blogtour per ripartire e per far conoscere la vera essenza di questo luogo, grazie al contributo dei piccoli imprenditori del borgo.

Assieme ad 11 blogger ho trascorso due giorni alla scoperta delle 7 meraviglie di Civita.

Cosa vedere a Civita – i viaggi dell’anima

Arrivata in questo borgo di meno di mille abitanti ai piedi del Parco Nazionale del Pollino e ai confini della Calabria, mi sono stupita del silenzio. Ma non quel silenzio tipico dei borghi abbandonati e senza vita. A Civita regna un silenzio quasi rispettoso del luogo, della montagna che qui è protagonista assoluta, delle strade strette e in salita che si arrampicano fino al centro storico.

Silenzio che quasi subito si trasforma in braccia che ti accolgono, mani che ti stringono e voci che ti invitano a fermarti. Sono gli abitanti di Civita, per nulla schivi, ma socievoli e desiderosi di aprire le proprie case.

 

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Se c’è una cosa che mi ha colpito di #Civita è la fierezza dei suoi abitanti. Quella fierezza tipica di chi è orgoglioso della propria storia e delle proprie tradizioni. Se vai a Civita, devi fermarti a conoscere la sua gente. Gli abitanti di Civita vogliono parlarti, vogliono essere ascoltati. Come Zio Antonio, felice di essere fotografato e stabilire un contatto con l’altro, il forestiero. Perciò quando arrivi qui, ricordati di alzare la testa, di non andare di corsa. Piuttosto rallenta!Soffermati sui loro sguardi, anche se non li hai mai incrociati prima. Civita insegna il significato più profondo dell’accoglienza. Qui si pratica la filoxenia, le porte hanno ancora le chiavi nella toppa e si respira il senso di una comunità con le braccia sempre spalancate. #civitanelcuore #borgoslow #igerscosenza #peopleareawesome #accoglienza #viaggiasud #lostretto__indispensabile #igerscalabria #turismolento #blogtour #educationaltour #southofitaly #italianaculture #gentedicalabria #igerspollino #experientialtravel #calabridavivere #enjoycalabria #discovercalabria #direzionecalabria #calabriastyle #bestcalabriapics #southitaly #versosud #amepiaceilsud #mediterraneo #calabria_illife #calabria_da_sogno #autunnoincalabria

Un post condiviso da Mary Sciarrone 👉 viaggiAsud (@lostretto__indispensabile) in data: Ott 15, 2018 at 8:08 PDT

Le Case Kodra e i comignoli di Civita

Qui a Civita parlano tanto, con gli occhi e con il cuore. Persino le case. Tra le prime cose da fare appena arrivati, è andare a scovare le Case Kodra. Ce ne sono circa sei a Civita, una di queste è diventata Casa Museo, nel Rione Sant’Antonio. Ma cosa sono le case Kodra? Sono vere e proprie case parlanti, con tanto di occhi, naso e bocca. Il nome lo si deve Ibrahim Kodra, pittore post-cubista albanese che visitò Civita negli anni ‘90.

Vi stupirete nel trovare finestrelle che diventano occhi spalancati sul mondo, canne fumarie che rappresentano il respiro e quindi il naso, porte che danno l’idea di bocche ora serrate, ora colme di stupore.

Sui tetti di ogni Casa Kodra e non solo, c’è inoltre un cappello, meglio noto come comignolo. È la seconda meraviglia di Civita. I comignoli raccontano molto della storia dei civitesi. Raccontano, in primo luogo, lo status sociale di una famiglia. Ci sono, infatti, i comignoli più elaborati, che stanno a significare la presenza di una famiglia nobile e i comignoli più semplici, appartenenti ai contadini. In secondo luogo, questi comignoli avevano la funzione di allontanare gli spiriti maligni.

weekend dell'anima

Il belvedere di Civita

Lasciati i comignoli, la terza meraviglia da vedere è il Belvedere. Affacciarsi da qui è come ristabilire le proporzioni, constatare quanto siamo piccoli di fronte madre natura. Da qui si scorge la dorsale del Raganello, parte delle gole e il Ponte del Diavolo. E viene naturale voler riavvolgere il nastro e pigiare il tasto restart, prima di quel 20 agosto. Negli occhi di Stefania, Project Manager di BorgoSlow, leggo il dolore, misto a voglia di riscatto. Quello che è successo a Civita lo scorso agosto, ha lasciato un segno in tutti gli abitanti. Un borgo intero che in silenzio si è rimboccato le maniche e ha ripreso a costruire, sebbene non ci fossero segni evidenti di distruzione, sebbene sembrasse tutto al suo posto. Ma le ferite dell’anima sanno essere più profonde.

Il ponte del diavolo

Dal Belvedere c’è un sentiero che conduce all’estrema dorsale del Raganello e al Ponte del Diavolo. Tra scatti e momenti di riflessione, ci siamo immersi nei racconti Stefania, guida eccellente di questi due giorni e profonda conoscitrice del territorio.

Sono tante le storie legate alla “Timpa del Diavolo”. Una leggenda narra, ad esempio, che un proprietario terriero chiese al diavolo di costruire un ponte sul torrente. In cambio il diavolo avrebbe potuto prendere con sé l’anima della prima persona che avesse attraversato il ponte. Durante una notte tempestosa il diavolo costruì 36 metri di ponte e si preparò ad accogliere la prima vittima, ma il proprietario terriero fece attraversare il ponte ad una pecora e una capra. Il diavolo tentò invano di distruggere il ponte e non riuscendovi, sprofondò per l’ira negli abissi.

La dorsale del Raganello

Dal belvedere si inizia il percorso verso l’estrema dorsale del Raganello. Una delle meraviglie dei nostri due giorni a Civita sono state le lunghe camminate. Qui si cammina molto, un cammino faticoso, ma lento, fatto di lunghe pause. Per affrontare alcuni percorsi serve concentrazione, occhi ben puntati sul terreno, un abbigliamento adatto, guide esperte e prudenza.

Lungo questo sentiero imperdibile la sosta al sito Mater Chiesa. Un luogo mistico, dove pare ci fosse l’insediamento di un antico luogo di preghiera e contemplazione. La sacralità di questo luogo è ben rappresentata dagli ulivi secolari che crescono in questo pezzo di terra. Da qui si gode di una vista fiabesca.

Civita - weekend dell'anima

La camminata sull’estrema dorsale del Raganello mi ha fatto comprendere ulteriormente la bellezza della fatica, il legame intrinseco che abbiamo con la natura e la consapevolezza che arriva un momento in cui dobbiamo fermarci e tornare indietro.

Ho affrontato parte di questo percorso al sesto mese di gravidanza. Ero serena e fiduciosa, consapevole che non mi sarei spinta fino alla fine, ma fosse stato anche solo per un chilometro, sapevo ne sarebbe valsa la pena. Non sono arrivata fino alla cima della nostra arrampicata sull’estrema dorsale del Raganello, ma la sensazione di pace e libertà che ho respirato lassù viaggia ancora con me.

La cultura Arbëresh

Un’altra meraviglia di Civita è il suo folclore. Qui convive, infatti, una minoranza linguistica, conosciuta come Arbresh. Civita è stata fondata nel 1476 dagli albanesi e i valori di questa cultura sono stati tramandati fino ad oggi.

L’ospitalità, la fedeltà, la fratellanza, sono tutti valori di cui questo borgo è portatore. Il senso di appartenenza a questa comunità qui è molto forte. L’Arbëresh viene insegnato ancora oggi nelle scuole, lo si parla in casa e le tradizioni di questa cultura vengono tramandati di generazione in generazione. Viene naturale fare un paragone con un’altra minoranza linguistica calabrese, il greco di Calabria. Da un lato vi è l’orgoglio dei parlanti arbëresh, dall’altro il rifiuto del greco di Calabria da parte dei parlanti greko negli anni ’50. In mezzo c’è un processo di rivitalizzazione di entrambe le lingue da parte delle nuove generazioni.

Dove mangiare a Civita – i viaggi dell’anima

A Civita si cammina tanto, dicevamo. Cibo genuino e un buon bicchiere di vino aiutano a recuperare le energie. Sono stati diversi i nostri momenti di ristoro. Il primo con le mandorle dell’azienda Carlomagno, preparate nei modi più disparati. Mi sono sentita privilegiata perché la prima cosa che è stata offerta è stata la mia droga legale preferita: il latte di mandorla.

Un altro momento di ristoro lo abbiamo trascorso presso il ristorante enoteca Oste d’Arberia. La famiglia Nicoletti ci ha condotto in un viaggio autentico tra vini autoctoni e un menù degustazione a km0. Salumi, formaggi, verdure in pastella e innumerevoli delizie, sono state accompagnate dal Cervinago Rosso Calabria, vino prodotto dall’Azienda Agricola Cerchiaria. 

Civita Oste d'Arberia

Una cucina, quella proposta a Civita, che è un connubio tra la tradizione calabrese e quella Arbëresh. Come la pasta. Due sono le tipologie di pasta che ci ha presentato Anna Stratigò, ambasciatrice d’Arberia, in un laboratorio partecipato: striglia (Stridhëlat), dromsa (Dromësat).

La prima è un tipo di pasta che assomiglia ad un gomitolo di lana. Si realizza con pazienza, al punto che un tempo la donna si misurava dal saper fare la striglia o meno, in quanto lavorare quest’impasto richiede una certa abilità, facendo in modo che non si spezzi.

Il secondo tipo di pasta è meglio nota come la pasta dei poveri. La sua preparazione è un vero e proprio rito in cui la farina viene battezzata da un rametto di origano gocciolante d’acqua. In questo modo si formano grumi di pasta, dromsat, che poi vengono cucinati con i legumi o al sugo.

Entrambe le specialità le abbiamo gustate all’interno dell’ultimo ristornate che ci ha ospitato, l’Antico Ulivo. In  un misto di sapori semplici e decisi.

viaggi dell'anima

Dove dormire a Civita – i viaggi dell’anima

Quando il mio compagno di viaggio mi ha comunicato il b&b in cui avrei alloggiato, sono andata a sbirciare su Internet e sono rimasta folgorata dalla descrizione.

“Sei a La Magara, l’unico Bed and Breakfast a Civita situato in pieno centro storico. Sei in un luogo privilegiato sul mondo e sulla memoria. In alto, al di sopra di tutto.
In ogni stanza una loggetta, una finestra. Lo sguardo può danzare: fermarsi in basso sul ponte del diavolo, più in lontananza riempirsi di mare, girarsi di lato e arricchirsi delle verdi e rigogliose piante della Lacxa. Da lì, l’incontro con il vento ti toglie il respiro. È magico, porta con sé tante storie, tanti segreti, sussurri. Sei nel silenzio ma non sei solo. Lo scandire del tempo accompagna il tuo viaggio.” 

Ancora prima di arrivare, ho capito che quello sarebbe stato il posto perfetto dove fermarmi. Stavo viaggiando sola, ma non del tutto. Assieme a me portavo una vita che presto si affaccerà al mondo. Il nostro primo viaggio in due.

 

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Sono convinta che niente accada per caso. A Civita ho inciampato su un segno dopo l’altro e lo so che non sono state coincidenze. Luoghi e volti che mi hanno consegnato memorie e segreti. Ho camminato tanto, ho ammirato la grandezza di madre natura e ancora una volta ho capito che il mio posto è qui, in questa terra. Mi avevano detto che ero stata una pazza a tornare. Probabilmente è davvero così, ma io qui respiro. Vivo. #civitanelcuore #blogtour #viaggiasud #igerscalabria

Un post condiviso da Mary Sciarrone 👉 viaggiAsud (@lostretto__indispensabile) in data: Ott 19, 2018 at 7:43 PDT

Il B&B La Magara rispecchiava esattamente la sua descrizione. Un luogo privilegiato, dove la cosa più naturale che ti viene da fare e fermarti. Ancora più accogliente è la padrona di casa del B&B. Antonella mi ha aperto le porte della Magara con la sua dolcezza, i suoi occhi trasparenti e sinceri e mille racconti di vita. Storie tra passato e presente e un vissuto che mi è sembrato ora dopo ora sempre più simile al mio. C’erano le partenze, i lunghi esili dal paese d’origine e i ritorni. Non si sa per quanto, forse solo fino a quando “Civita avrà bisogno di me“. La cosa più commuovente del B&B La Magara – e un po’ di tutte le strutture ricettive presenti a Civita – è l’amore verso questo territorio. Immenso e generoso.  In ognuna delle strutture ricettive presenti a Civita troverete prodotti tipici, senso di comunità, “il mondo intero in un piccolo villaggio” e tanto cuore.

viaggi dell'anima

Come quello di ‘Zi ‘Ntonio. il vostro viaggio dell’anima non può non concludersi con una sua stretta di mano, una sua pacca sulla spalla. Lui è la memoria di questo borgo, il custode delle tradizioni e i suo sguardo acciaccato ma fiero, vi restituirà la fotografia più bella di Civita.

Per scoprire tutti i racconti del blogtour, basta seguire l’hashtag #civitanelcuore su Instagram.

 

 

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
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