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Menhir Salento - Anna Organic Farm
Menhir Salento: identità salentina

Menhir Salento: identità salentina

Febbraio 25, 2018 Mariarita Sciarrone

Educational Tour Botrugno e dintorni –

Il giorno dopo il rientro dal viaggio è sempre un po’ malinconico. Succede quando vivi un’esperienza così totalizzante e immersiva come l’ultimo Educational Tour in Salento. Ti svegli e non sai bene dove ti trovi. Tornare alla quotidianità è alquanto faticoso, un po’ come quando riprendevi la scuola a settembre. Sono stata via solo cinque giorni, ma sono bastati per incidere nel cuore sensazioni indimenticabili.  Provo a raccontarle in pensieri sparsi che in questo mio primo post portano il nome di Menhir Salento: “una famiglia numerosa sempre in viaggio”. 

Menhir Salento - identità salentina Botrugno e dintorni

Questa famiglia, nata nel 2005 da un progetto di Gaetano Marangelli, affonda le sue radici a Minervino di Lecce. Nel cuore del Salento convive un trittico perfetto composto da Menhir Cantine & Vini, Anna Organic Farm e Origano Osteria & Store. Ho trascorso una giornata in questa realtà, scoprendo tante cose.

Tanto per cominciare il Salento non è solo lu sole, lu mare e lu jentu e non perché il sole io in cinque giorni non l’ho visto per nulla (pare sia capitata nella settimana più piovosa dell’anno), ma semplicemente perché è molto di più. È un abbraccio di quelli che ti stritolano fino a non farti respirare, tavole imbandite con i prodotti che regala ogni giorno la terra, porte sempre aperte e mani tese. È pioggia scrosciante per giorni interi, ritmi lenti e attesa che la natura faccia il suo corso.
Menhir Salento - identità salentina Botrugno e dintorni

Menhir Salento – Cantine e Vini

In Salento ho imparato a mangiare i ceci e le fave, ho scoperto che ci sono un’infinità di connessioni con la Calabria: nella lingua, nei modi di dire, di mangiare, di cucinare. Ed ho bevuto vino, tanto vino. Di quello buono, che la mattina dopo non ti svegli col mal di testa. Ho bevuto tra i più buoni rosati del pianeta ed ho visto quanta fatica ci vuole per produrlo. Ché io che sono calabrese e sempre in cerca di tradizioni antiche, ho imparato cosa vuol dire tramandare i saperi e i sapori della propria terra. E quando scopro aziende e persone virtuose al sud, torno a sperare. L’azienda vinicola Menhir è una di queste aziende virtuose. A raccontarcela è Gianfranco Di Giuseppe: “i vigneti della cantina Menhir sono dislocati dalla Valle d’Itria in giù, nel centro sud del Salento. Merito di quest’azienda è quello di aver riportato la vigna a Minervino di Lecce, dove mancava da circa cinquant’anni.”

menhir salento - cantine e vini

Inoltre, Menhir vinifica valorizzando il territorio, ovvero producendo solo vini autoctoni. Sono diciannove etichette di vini rossi, tra le quali due biologici certificati,  quattro bianchi e due rosati. Ma Menhir Salento non è solo vini. È cucina autentica e bottega gourmet. Quella che troviamo da Origano Osteria & Store, dove veniamo accolti per un pranzo degustativo.

menhir salento - lo stretto indispensabile

Menhir Salento – Origano Osteria

La nostra esperienza sensoriale inizia con un antipasto a base di crudo di gambero viola, melograno e carota di polignano, una tagliatella di seppia, salsa di mandorle, puntarelle e caffè. In abbinamento Novementi Rosato – Primitivo IGP Salento dal gusto fresco e persistente. È il primo vino rosato prodotto dall’azienda, pensato – appunto – da nove persone.

Menhir Salento - Origano Osteria

Proseguiamo con un risotto mantecato con sgombro affumicato, arancia candita, mugnuli e rosmarino. In abbinamento il bianco Menhir Verdeca Puglia IGP Salento, dal gusto agrumato. E mentre la temperatura sale, arriva un baccalà su una salsa a base di miele, limone e salicornia. In abbinamento il Pass-o Fiano Minutolo IGP Salento. Un vino bianco caldo e avvolgente con note di miele. Il sommelier commette l’ingenuità di poggiare la bottiglia di vino accanto a me. Il risultato è che mi perderò il saluto del sindaco di Uggiano per dedicarmi alla degustazione di questa delizia. Non per niente è uno dei vini più premiati dell’azienda.

Il resoconto della mia degustazione è visibile sulle stories in evidenza di Instagram.

Dal primo al dolce è un trionfo di sapori delicati, ma allo stesso tempo decisi, mai stucchevoli. Il merito di questo menù così ben strutturato è dello chef Alfredo De Luca, che dopo aver deliziato il nostro palato esce a presentarsi. E lo fa di fronte ad una Millefoglie chantilly, con cioccolato bianco e sorbetto di cachi sublime. In abbinamento il D’Alesio – Aleatico Passito IGP Puglia dall’aroma intenso. 

La cucina di questo luogo ne rispecchia la sua identità: tradizionale e sincera, ma allo stesso tempo ricercata. “Nasce da esperienze di ieri e intuizioni di domani e restituisce piccoli piaceri fatti di note, profumi e colori.”

C’è un grande lavoro dietro e ci sono i prodotti del terzo anello mancante di questa azienda virtuosa: Anna Organic Farm.

menhir salento - origano osteria

Menhir Salento – Anna Organic Farm

In Salento ho conosciuto grandi lavoratori, come Gianfranco che parla dell’ azienda in cui lavora come se fosse propria, tanto è il senso di appartenenza, o come Alfredo che ci racconta i piatti che ha preparato partendo dal territorio. Di quegli uomini che si alzano la mattina quando il sole deve ancora sorgere, che conversano con le piante e che quando parlano di biologico, lo fanno per davvero. E nei loro occhi ci vedi la passione e l’amore per questa terra. Come quella che leggo negli occhi di Nicola, agrotecnico di Anna Organic Farm, a filosofia bio.

Menhir Salento - Anna Organic Farm

Anna è un progetto ambizioso e altamente rischioso, che punta al recupero e alla riqualificazione delle piante officinali e delle specie botaniche della macchia mediterranea. Il risultato è un modello di produzione agricola sostenibile che porta sulla nostra tavola vini autoctoni biologici, olio e ortaggi.

Tutte le mattine Nicola passeggia tra i 15 ettari di terreno piantumato ed inizia a spostare manualmente le piante meno robuste alla ricerca di macchie fungine ed infestazioni che possono poi ripercuotersi sul vigneto. È un lavoro certosino quello di Nicola, che richiede cura e attenzione ed è indispensabile per un’azienda che non si avvale della chimica.

Menhir Salento - Anna Organic Farm

A dargli una mano ci sono gli starter come la lavanda e lo zafferano, le prime piante che Nicola controlla ogni mattina: se sono sane loro, ci sono buone probabilità che lo sia anche il vigneto. Poi passa a controllare le singole viti. Grazie a questo lavoro nascono Filo, Vega, D’Alesio e la linea Pietra. 

menhir Salento - Anna Organic Farm

Passeggiando nel vigneto noto tre varietà diverse di lavanda, ortaggi e piante spontanee.

Scorgo un raggio di sole dopo tre giorni di pioggia continua e costante, mentre Nicola racconta di quest’antico che è diventato moderno, del suo ritorno alla terra e alle proprie radici, del bisogno di educare le persone. Perché dietro ogni vino ci sono storie lunghissime. Quella di Menhir è una bella storia e se volete conoscerla da vicino, siete invitati a scoprirla il 26 e il 27 maggio, quando si terrà Cantine Aperte.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


viaggi a sud
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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
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