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Reggio Calabria in bici

Reggio Calabria in bici

Maggio 9, 2020 Mariarita Sciarrone

Ripensare le città e il modo di esplorarle. Sono tante le cose che ci sta insegnando il Coronavirus. Mai come in questo momento servono scelte di vita più sostenibili, un modo diverso di lavorare, di viaggiare e vivere il territorio. Più lento. Di slow tourism te ne ho parlato in diverse occasioni, l’ultima qui. In questo elogio alla lentezza si incastra perfettamente la riscoperta della bici. In questo post ti racconto come visitare Reggio Calabria in bici, tramite il servizio di bike sharing.

Il bike sharing a Reggio Calabria è stato attivato da quasi un anno, realizzato dall’amministrazione comunale con i partner del progetto Reggio in bici. Qualche settimana prima che iniziasse il lockdown in tutta Italia, ho deciso di fare un tour della città in modo diverso, più lento. Sarei dovuta tornare per scattare qualche foto e video in più, ma la situazione di emergenza non me l’ha permesso.

Prima di raccontarti cosa vedere a Reggio Calabria in bici, una premessa è d’obbligo. Attraversare la città in bici non è sempre agevole. Sono state realizzate le piste ciclabili, ma nella maggior parte dei casi la bici deve convivere con i pedoni, le macchine, gli autobus. Il video amatoriale che ho realizzato un po’ lo dimostra. La mia passeggiata in bici, infatti, è stata un po’ tortuosa e movimentata, ma in questo momento di isolamento forzato, riguardare questi fotogrammi è stato un po’ come vedere quando la vita scorre.

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Cosa vedere a Reggio Calabria in bici

Il tour che ho provato personalmente parte e termina da Piazza Indipendenza, alle spalle del Museo Archeologico Nazionale. Se non ci sei mai stato, puoi scegliere se visitare il museo prima di iniziare il tour in bici o dopo (salvo diverse disposizioni, i musei potranno riaprire il 18 maggio). Io ho lasciato il Museo alla fine del percorso. Continua a leggere per scoprire cosa vedere a Reggio Calabria in bici. 

Lungomare Falcomatà

La prima tappa partendo da Piazza Indipendenza è il Lungomare Falcomatà, che deve il suo nome ad uno dei primi cittadini più amati da tutta la popolazione reggina: Italo Falcomatà, scomparso durante il suo terzo mandato e dopo aver governato la città di Reggio Calabria per 8 anni (dal 2014 alla guida della città abbiamo Giuseppe Falcomatà, figlio di Italo ndr). 

La costruzione del Lungomare risale al 1783. Negli anni ha subito diverse ricostruzioni: quella più importante è avvenuta nel 1994, grazie alla realizzazione di passeggiate a più livelli che hanno reso quest’area della città uno degli spazi pubblici più grandi d’Europa.     

Il tratto di costa, lungo circa 1,5 km, presenta uno stile liberty, rintracciabili anche nei principali palazzi che incontrerai lungo il tour.

Passeggiando sul Lungomare, la prima cosa di cui resterai colpito è la sua vegetazione. Sono presenti, infatti, palmizi secolari e altre piante esotiche, tra cui: palme nane, i ficus, le magnolie, l’Erythrina crista galli. Un vero e proprio giardino botanico che si affaccia sullo  Stretto di Messina. In questa splendida cornice d’autore a dominare è senza dubbio l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa.

Monumento a Corrado Alvaro

Una dei primi monumenti da vedere sul Lungomare è sicuramente quello dedicato a Corrado Alvaro, composto da tre blocchi di marmo travertino.

Lo scrittore contemporaneo è uno dei personaggi storici più famosi cui la Calabria ha dato i natali (nato a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, nel 1895. Nelle sue opere ha raccontato le storie e gli uomini della Calabria, con ardore, amore, ma anche con indignazione.

Nel monumento a lui dedicato sono riportati alcuni brani estrapolati dalle sue opere più importanti, che rispecchiano i valori e la cultura calabrese.

Villa Genoese Zerbi 

Proseguendo la passeggiata, incontrerai uno dei palazzi più storici di Reggio Calabria: Villa Genoese Zerbi. L’edificio si trova nella parte alta del Lungomare, Corso Vittorio Emanuele III. La villa originariamente presentava uno stile barocco ed era dimora della famiglia del “Governatore” Genoese Zerbi, teorico della “Grande Reggio”.  Il terremoto del 1908, che colpì duramente Reggio Calabria, distrusse anche questo palazzo, che fu ricostruito nel 1925, discostandosi completamente dal progetto originale. La villa, ispirata alle Ca’ veneziane del XIV secolo, con archi in stile  gotico e neo-gotico, è composta da un corpo centrale di forma trapezoidale a due piani che si affaccia sul lungomare. Per alcuni anni il palazzo è stato sede di esposizioni d’arte contemporanea, ospitando tra l’altro alcune sezioni della Biennale di Venezia.

Reggio Calabria in bici

Di fronte Villa Zerbi puoi trovare le statue di Rabarama (nome d’arte della pittrice e scultrice Paola Epifani), tre opere in bronzo e alluminio dipinte, che sono ormai un punto di riferimento per i reggini. Le tre statue sono state acquistate dall’amministrazione comunale nel 2007, in occasione di una mostra personale della scultrice all’interno di Villa Zerbi. 

Arena dello Stretto e Monumento ad Athena

L’Arena dello Stretto è un anfiteatro che si ispira agli antichi teatri greci. Location privilegiata di manifestazioni ed eventi culturali, è stata costruita dopo il terremoto del 1908, al posto del Molo di Porto Salvo. Di fronte l’arena si trova il ceppo marmoreo dedicato a Vittorio Emanuele II, in memoria del primo luogo in cui si recò in veste di nuovo Re d’Italia. AL centro del cippo si trova il Monumento ad Athena, ricollocato sul lungomare nel 2001, precisamente nel punto dove sorgeva la scultura, ma in diversa posizione.  Originariamente la statua di bronzo raffigurante la Dea Athena, era rivolta verso il mare per proteggere la città da invasioni esterne.

Il sindaco Italo Falcomatà volle variare la posizione, poiché sosteneva che i nemici di Reggio Calabria si trovassero all’interno della città. 

Mura Greche e Terme Romane

Proseguendo sul lungomare, incontrerai le mura greche costruite verosimilmente dopo la metà del IV secolo a.C., nel periodo storico in cui Dionisio II ricostruì la città di Reggio col nome di Febea in onore di Febo Apollo. Le mura greche sono una testimonianza importante della presenza della civiltà classica a Reggio Calabria. 

Reggio Calabria in bici - mura greche

Alla fine del lungomare si trovano, invece, le Terme Romane. Rinvenute a seguito di lavori di riqualificazione dopo il terremoto del 1908, rappresentano un patrimonio storico prezioso per la città di Reggio Calabria. Quello che è stato restituito ai giorni nostri di questo edificio privato consiste in una vasca ellittica per bagni caldi,  una vasca quadrata per bagni freddi ed uno spogliatoio semicircolare caratterizzato da un pavimento a mosaico in bianco e nero del II-III sec. d.C. Lo stile del mosaico è geometrico ed è composto da tessere bianche di calcare e tessere nere in pietra lavica di provenienza siciliana o eoliana. 
Continua la lettura per scoprire cosa vedere a Reggio Calabria in bici. 

Piazza Duomo

Una volta lasciato il lungomare, il tour prosegue sulla via parallela, il Corso Garibaldi. Tra negozi, edifici storici e palazzi amministrativi, trovi la piazza centrale di Reggio Calabria, Piazza Duomo, e la chiesa più grande della Calabria. Dedicata a Maria Ss.ma Assunta, la cattedrale risale ai primi dell’anno mille. Tantissime però le ricostruzioni, quella più importante a seguito del terremoto del 1908. Una chiesa cui i reggini sono molto legati, per via del Quadro della Madonna della Consolazione, compatrona della città.

Ogni anno, durante la seconda domenica di settembre, la sacra effige viene accompagnata in processione da un centinaio di portatori dal Santuario dell’Eremo ala Cattedrale. Descrivere quella che dai reggini viene chiamata Festa Maronna richiederebbe un intero post. Quello che mi limito a raccontarti, è che l’arrivo della Vara in questa piazza è davvero emozionante. Qui avviene la volata, ovvero i portatori conducono il quadro della Madonna in chiesa correndo, attraversando tutta la piazza. Un momento cui vale la pena assistere. 

Castello Aragonese

Dal sacro, il tour in bici prosegue verso il profano e si sposta in Piazza Castello,  dove si trova quella che un tempo era la principale fortificazione di Reggio Calabria. Il Castello nei secoli ha subito tanti restauri e modifiche, frutto delle numerose dominazioni. Da fortezza, è diventato prigione politica e luogo di esecuzione dei ribelli. La parte più antica della struttura fu danneggiata dal terremoto del 1908, ma il danno più grosso fu causato con la demolizione volontaria dopo il terremoto, da parte dell’amministrazione. Oggi il castello è visitabile e ospita periodicamente mostre ed eventi culturali. Puoi lasciare la bici nella stazione di piazza Castello ed entrare anche nella Chiesa degli Ottimati. Caratteristica principale di questa chiesa bizantina, costruita attorno al X secolo, è la cupola di colore rosso acceso, visibile da più punti della città.

Il suo nome proviene da una congregazione di nobili fondata dai Normanni. Dal 1964 è guidata dall’ordine Gesuiti, dopo la ricostruzione della chiesa che avvenne nel 1931.

Piazza Italia e Teatro Cilea

Da Piazza Castello, il tour torna sul Corso Garibaldi, in Piazza Italia. Se preferisci fare una passeggiata a piedi, qui trovi un’altra stazione dove riporre la bici. Il nome reale della Piazza è Piazza Vittorio Emanuele, ma per i cittadini di Reggio è Piazza Italia, per via del monumento dedicato all’Unità d’Italia che si trova al centro della piazza. La statua, in marmo bianco di Carrara, realizzata dallo scultore Rocco Larussa, è alta tre metri.

Si tratta del cuore pulsante della città, ai cui lati si trovano gli edifici istituzionali principali: Palazzo San Giorgio, sede del municipio, Palazzo del Governo, sede della Prefettura e Palazzo Corrado Alvaro, sede della Città Metropolitana. 

Qui si trova anche un sito Ipogeo di importante interesse storico-archeologico. Uno spazio di sei metri in cui sono stati riconosciuti undici fasi di edificazione, dall’età greca fino ai primi anni del XIX secolo.

Adiacente alla Piazza trovi, inoltre, il Teatro Comunale Cilea che deve il suo nome al musicista calabrese Francesco Cilea. Realizzato nei primi del 900, è un piccolo gioiello della città di Reggio Calabria. La struttura, dallo stile architettonico classico all’esterno, ottocentesco all’interno, ospita circa 1500 persone e ad oggi rappresenta il simbolo culturale della città dando spazio all’arte in tutte le sue forme.
Al primo piano, il teatro Cilea ospita la Pinacoteca Civica, dove puoi ammirare conservate, tra le altre, le opere di artisti come Antonello da Messina, Mattia Preti, Renato Guttuso. 

Museo Archeologico Nazionale 

Il tour prosegue lungo il Corso Garibaldi fino ad arrivare a Piazza de Nava, e a Palazzo Piacentini, meglio conosciuto come Marc. Il Museo Archeologico Nazionale non è solo la sede dei famosi Bronzi di Riace. Restsurato nel 2016, è suddiviso in cinque livelli. Al piano terra si trovano le collezioni della Storia di Reggio Calabria dall’età del ferro fino all’età romana, i Bronzi di Riace e i tesori del relitto di Porticello, tra cui la Testa del Filosofo e la Testa di Basilea. 

Al piano mezzanino è presente la necropoli e la vita quotidiana della Magna Grecia, come ad esempio i costumi funerari. Salendo al primo piano trovi le città e i santuari della Magna Grecia: le colonie di Sibari, Crotone, Medma,  Hipponion, Caulonia e Locri, i santuari della Mannella, di Marasà di Locri, della Passoliera di Caulonia e il santuario di Apollo Aleo di Krimisa.

Proseguendo al secondo piano ci sono le collezioni dell’epoca precendente la Magna Grecia: Dal Paleolitico al Mesolitico, passando per il Neolitico, fino ad arrivare all’età del Bronzo e del Ferro.

Come funziona Reggio in bici 

Se non possiedi una bicicletta o vuoi comunque provare il servizio di bike sharing bici in città, ti racconto come funziona:

La prima cosa da fare è scaricare l’app Bici in città, disponibile sia per dispositivi Android che per dispositivi Ios. Una volta registrato, potrai agganciare un metodo di pagamento e scegliere il tipo di abbonamento che preferisci tra:

  • ABBONAMENTO ANNUALE che ha un costo di 35 €, comprensivi di € 5 di prima ricarica. Con questo abbonamento potrai usufruire per ogni noleggio di una prima prima mezz’ora gratuita e ogni mezz’ora successiva a 0.50€;
  • ONE DAY “MOBILE” che ha un costo di 4 € ed è valido 24 ore dall’acquisto. Con questo abbonamento avrai diritto all’utilizzo della bici per un massimo di 4 ore, anche non consecutive;
  • TWO DAYS “MOBILE” che ha un costo di 13 € ed è valido 48 ore dall’acquisto. Con questo abbonamento avrai diritto all’utilizzo della bici per un massimo di 8 ore, anche non consecutive.

L’abbonamento annuale è anche acquistabile in versione cartacee presso i punti vendita autorizzati, con un supplemento di € 3 per la spedizione della tessera.

Dopo aver acquistato il tuo abbonamento, non ti resta che dare un’occhiata alla mappa e scegliere la stazione più vicina a te per prelevare la tua bici.

Stazioni Reggio in Bici

Per il tour di Reggio Calabria in bici ci sono 10 stazioni tradizionali, così dislocate:

Reggio Calabria in bici - stazione bici
Stazione bici Piazza Indipendenza
  1. SANTA CATERINA (Via Montello/Via Italia)
  2. UNIVERSITÀ (Viale Manfroce/Viale della Libertà) 
  3. PORTO (Via Candeloro)
  4. OSPEDALI RIUNITI (Via Giuseppe Melacrino)
  5. MUSEO MAGNA GRECIA (Piazza Indipendenza)
  6. PIAZZA ITALIA (Piazza Italia)
  7. CASTELLO ARAGONESE (Via A. Crimino/Via Marvasi)
  8. DUOMO (Piazza Duomo)
  9. STAZIONE CENTRALE (Via Missori)
  10. CE.DIR (Via del Gelsomino)

Vi sono poi due stazioni aggiuntive virtuali (Bike Point Atam – Terminal Botteghelle, Bike Point Pepy’s Beach – Lungomare Falcomatà) dove è possibile, all’interno degli orari di attività, prelevare o riconsegnare una bicicletta del servizio Reggio in bici. Le stazioni virtuali possono essere consultate sempre tramite App.

Una volta individuata la stazione più vicina, basta seguire i seguenti step:

  • cliccare sull’icona “sblocca“;
  • selezionare il numero di colonnina dal quale vuoi prelevarla, tra quelle segnalate come disponibili;
  • attendere che la luce verde lampeggi e l’emissione di una serie di bip sonori.
  • non appena i bip diventano più accelerati, puoi sganciare la bici, sollevandola leggermente e sfilandola verso destra.

Come restituire le bici

Per restituire la bici, basta riagganciarla ad una colonnina libera nelle stazioni presenti in città, senza aver necessità di accedere nuovamente all’app. Aspetta i tre bip sonori per essere sicuro che il deposito della bici sia avvenuto correttamente. Controlla che la bici non si possa sfilare manualmente, una volta depositata.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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2 thoughts on “Reggio Calabria in bici”

  1. Francesco Nucara ha detto:
    Maggio 12, 2020 alle 10:25 am

    Credo di essere stato il primo a pagare l’abbonamento al servizio Reggio in Bici da cittadino ed aver usufruito dello stesso da turista. Purtroppo a parte rari casi servizio pessimo: assistenza inesistente, bici elettriche scariche, gomme sgonfie, manutenzione insufficiente, colonnine fuori servizio.
    Di sicuro non lo rinnoverò e non potrò pubblicizzarlo ne da cittadino, ne da turista

    Rispondi
    1. Mariarita Sciarrone ha detto:
      Maggio 15, 2020 alle 2:43 pm

      Ciao Francesco,
      mi spiace per la tua esperienza negativa. Io l’ho provato diverse volte e mi sono trovata sempre bene. Ammetto che l’app non sia poi così intuitiva, ma a parte questo non ho avuto problemi. Ho provato sia le bici normali, che quelle a pedalata assistita.

      Rispondi

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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna tenere a mente i punti cardinali e poi osservare il faro, allungare lo sguardo fino al pilone che si trova dall’altra parte dello Stretto — non lo Stretto di Messina, ma quello di Scilla e Cariddi. 

«Siamo a Punta Pezzo. Nella regione dello Stretto. Noi guardiamo da sempre l’isola. La Sicilia è il nostro primo paesaggio interiorizzato. La prima nostalgia.» È così che si legge in uno dei post che animano il profilo Facebook della Piccola Biblioteca sul Mare. 

Dietro e dentro questo piccolo scrigno c’è l’anima di Patrizia Flecchia e un’iniziativa nata dal basso, che ha puntato sulla forza di autodeterminarsi per abitare poeticamente i luoghi. 

Tra le parole chiave di questo  progetto c’è il concetto di educazione diffusa:
I libri escono dai luoghi privati e vanno a incontrare spazi di comunità, per creare una condivisione fatta sia di intercultura che di intergenerazionalità. 

Affacciata sul mare, dentro e fuori da questo spazio i libri si possono leggere, prendere in prestito, vivere in prima persona. 

«Non siamo un’associazione per scelta, siamo solo una coppia che offre i propri libri e il proprio tempo. Non c’è circolazione di denaro, non abbiamo mai perso un libro, perché lavoriamo sulla fiducia» mi racconta Patrizia il giorno che ci siamo incontrate.

Con me ho portato un albo in donazione, la mia sete di raccontare storie e last bus not least mia figlia. 

Vederla disegnare su quella seggiolina, con lo Stretto davanti, mi ha ricordato una piccola me, cresciuta con lo sguardo sempre rivolto verso questo mare. 

Siamo uscite da qui con una busta piena di libri da leggere e tanta felicità. Poi ho scoperto di aver lasciato le luci accese della macchina. Apparentemente questa è un’altra storia ma a che fare molto con la comunità, il villaggio che è urgente ricreare e che si traduce anche nel ricevere aiuto in meno di dieci minuti. ♥️

👉La storia completa della Biblioteca sul Mare la trovare in edicola questa domenica su Avvenire di Calabria. 

#PiccolaBibliotecaSulMare #EducazioneDiffusa #libriinbici #StrettoDiScillaECarriddi 
#lostrettoindispensabile #avveniredicalabria 
Libri in bici 
Calabria virtuosa
Io la notte prima degli esami non me la ricordo af Io la notte prima degli esami non me la ricordo affatto. 
Non ricordo cosa ho mangiato, l’ultima persona con cui ho parlato al telefono, né i messaggi che ho inviato. Però ricordo bene le notti precedenti. Le notti di studio matto e disperato a casa di Valentina, trasferite in quella dépendance dietro casa sua, dove studiavamo, piangevamo, mangiavamo, ridevamo, ci disperavamo. 
Di quei giorni lì ricordo la mia ansia. E se oggi potessi parlare a quella ragazzina, le direi soltanto: “Fidati, è meglio quest’inquietudine che provi ora, rispetto alle ansie che ti aspettano negli anni a venire”. Ma forse non le direi nulla. Ché a quell’età, cosa vuoi ascoltare?
Di quei giorni lì, ricordo che non mi sono goduta un bel nulla. Volevo solo che finissero. Una sensazione che ritrovo anche sfogliando queste pagine di diario. Le apro cercando un indizio, qualcosa di bello. Qualcosa che non fosse solo pessimismo cosmico. Della notte prima degli esami non ho scritto molto, solo che non vedevo l’ora che passasse. Ed è forse per questo che non la ricordo affatto.

Ho scritto però moltissimo dei giorni precedenti. Le telefonate con Antonio, le lettere epistolari che scambiavo con Carla, Claudio che passava a trovarci. Il tentativo disperato di memorizzare più cose possibili nel minor tempo possibile, lo stoicismo vissuto solo sui libri di scuola, i temi scritti su fogli ripiegati a fisarmonica e ficcati dentro una cartuccera. 
E poi ricordo litigi, delusioni. Una classe spaccata in due. La percezione – probabilmente infondata – di una profonda ingiustizia. L’attacamento viscerale ad alcune persone, gli amori impossibili, quelli molto stupidi, le amicizie che poi si sono rivelate per la vita. 

Le notti prima degli esami sono state uno spartiacque. Tra la vita dei ragazzi e il mondo degli adulti. Erano le mie ultime notti da liceale. Oltre, c’era la mia futura vita da fuori sede.
C’era esasperazione, noi che volevamo essere al centro del mondo, e invece dovevamo arrenderci alla nostra piccolezza. Soprattutto c’era una grande inconsapevolezza della bellezza di quegli anni, di quei giorni. 

Oggi non ho molto da dire ai maturandi. Ma una cosa sì: tenete traccia. (continua 👉👇)
Venti cose che hanno reso speciale maggio 1. #Scil Venti cose che hanno reso speciale maggio
1. #Scilla, finalmente al mare.
2. Il vento di Pellaro e Bocale che per molti è insopportabile ma per me è infanzia felice.
3. A maggio sono stati 7 anni di partita iva. Forse dobbiamo festeggiare?
4. Il primo al bagno della stagione, evidentemente forzato.
5. Vedi punto 4.
6. La fumata bianca che mi riporta sempre agli anni in cui vivevo nel luogo dove accadono le cose, ma questo è un altro post.
7. Una giornata bellissima.
8. Finalmente un lavoretto scritto da te e che posso conservare. Liberate le maestre d’infanzia dai lavoretti che poi noi mamme abbiamo lo scrupolo di buttare!
9. Avevamo un sacco di arretrati da festeggiare e a maggio ci siamo riusciti,
10. E ci hai visti su dal cielo, a maggio ♥️
11. Lui continua a piantare, concimare, potare, noi continuiamo a far morire pure i cactus.
12. Quando ne ho occasione mi avvicino al mondo degli adolescenti per non dimenticare mai quando adolescente lo sono stata io.
13. Su questa sedia di plastica pensavo di essere una delle poche ad aver fantasticato, invece @larissamollace ci ha fatto un’installazione. Fino al 31 luglio potete visitarla gratuitamente al Palazzo della Cultura.
14. A Maggio ho concluso una delle docenze più sfidanti degli ultimi anni. Quella per cui ho stressato ogni settimana parenti e amici. Mi sembrava giusto rendere partecipi anche voi. 
15. Un posto bello bello, ma ve lo racconto dopo che ci avrò mangiato. 
16. A maggio di 7 anni fa progettavamo un viaggio a Gerusalemme. Un viaggio che non avremmo più fatto. La ragione è tutta qui. 
17. Dichiaro aperta la stagione degli aperitivi vista mare.
18. E quella degli aperitivi in spiaggia.
19. Il suo basilico è comunque sempre più bello del mio.
19. Maggio è stato anche pezzi di cuore riabbracciati ♥️.
Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acq Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acquistato i biglietti per il concerto di Claudio Baglioni che sarebbe stato il mese successivo. Stavo per acquistarli anche io quando mi accorgo, pochi minuti prima di premere il tasto acquista, che aveva acquistato un biglietto per dicembre 2026. Un anno e due mesi dopo. 
Quando glielo faccio notare riesce solo a dire:
“Speriamo che campo.”. 

Ma ci pensate quante cose possono succedere in un anno? Quanti imprevisti, intoppi, inciampi? 

Com’è che siamo arrivati ad avere le agende organizzate per i mesi e gli anni a venire? 

Mio malgrado, ci sono finita anche io in questo vortice.
Agenda dipendente, pochi momenti vuoti, weekend pieni di attività da smarcare. Persino a certe latitudini dove avevamo fatto della #vitalenta un manifesto.

Eppure non è sempre stato così. 

La riflessione completa di oggi non ci stava su Instagram. La trovate sul mio profilo Substack. 

Vi lascio il link in bio e nelle stories.
La citazione finale è dei miei amici di @weresouth ♥️
“Coltivate più la costanza della perfezione: scriv “Coltivate più la costanza della perfezione: scrivete ogni giorno, anche solo poche righe, e tornateci sopra con uno sguardo critico”.

Mi ero segnata tante cose da dire la scorsa settimana, durante la premiazione del concorso letterario @premioapolloschoolrc , ma quando parlo mi sfuggono i concetti. Di “scrivere sempre”, però, sono sicura di averglielo detto.

Negli ultimi due mesi ho rubato tempo al sonno per riuscire a leggere le parole spalmate su carta di questi giovani ragazzi nel pieno dell’adolescenza, un’età in cui una frase di troppo o una detta male può sbrindellare la loro anima in mille frammenti. 
In questo tempo ho immaginato i volti nascosti dietro quei racconti anonimi e inevitabilmente mi ci sono specchiata. Ho visto tutta l’esasperazione emotiva tipica di quegli anni, quando anche un sussurro può suonare come un  urlo di disperazione.

E poi li ho ringraziati perché si sono messi alla prova e hanno permesso a degli sconosciuti di entrare nel loro microcosmo per giudicarli. In un mondo ormai dominato dall’intelligenza artificiale, dal “tutto e subito”, dall’effimero e dal non-testo, hanno trasformato parole, immagini, disegni e filmati in storie avvincenti. 

Non è vero che i ragazzi non hanno nulla da dire: usano semplicemente altri linguaggi, e abbiamo il dovere di non sminuirli.

Quello che invece non ho fatto in tempo a dir loro era di lasciare spazio anche ai racconti belli, a piccoli squarci di luce. E di scrivere di più di questa terra, che c’è bisogno di storie dal Sud, credibili non perché ambientate in mondi lontani. Parlate dei nostri paesi, andate a conoscere le storie delle nostre montagne, scrivete storie di .#Calabria!

Grazie all’associazione Nuovi Orizzonti e @nataliaspano_it per la cura, l’attenzione e la pazienza con cui ha organizzato questa edizione, alla @metrocityrc per il sostegno costante a queste iniziative, agli altri componenti della giura, soprattutto a @ele_geria che è stata più generosa di me ma con cui ho condiviso gli stessi pensieri. E grazie a @robicaputo71 per la precisione con cui lavora, ma soprattutto perché legge i miei testi lunghi pur lamentandosi che sono lunghi. Foto a cura di La Fotografia
Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentr Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentro la borsa, assieme a caramelle, colori, vetri colorati, conchiglie. Metterò le mani in tasca e non ci sarà più un tuo elastico, un braccialetto, o un anellino.

Smetterai di addormentarti pizzicandomi il collo e di svegliarti chiamando mamma. 
Manca pochissimo e non sarò più capace di prenderti in braccio. Faccio già fatica a dire il vero. Però sembra passata una manciata di minuti da quando ti portavo in fascia. 
Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, il tempo della nostalgia. Un tempo che pensavo non sarebbe terminato mai, invece è passato. 

Ti vedo già che ti scosti quando provo a darti un bacio, farti una carezza. 
Mi restano pochissime mattine in cui avrai bisogno di me per allacciarti le scarpe, farti la coda. 
Non ci sarà più il tempo delle poesie lette ad alta voce o delle favole sussurrate  prima della buonanotte.
Giorno dopo giorno smetterai di chiedermi aiuto per fare ogni cosa e il gomitolo che ci tiene legate si srotolerà sempre più. Un centimetro dopo l’altro tirerai quel filo che ti porterà sempre un po’ più lontano da me. Verso la tua strada.

Ed è in questo momento che penso alla fatica che deve aver fatto mia madre a lasciarmi andare, per afferrare i miei sogni, o Comunque guardarli più da vicino. 
Vai, mi ha detto. 
Parti. 
Sogna.
Siì caparbia.
Ragiona con la tua testa.
Per questo le ho sempre detto grazie. 
Poi arriva un giorno che le mamme si fanno più piccole, dalle mamme prendiamo le distanze, vogliamo fare le cose a modo nostro, sbagliare a modo nostro. Anche qui dico grazie a mia mamma per avermi lasciato fare, lasciato sbagliare. Soprattutto per avermi permesso di percorrere sentieri meno battuti, strade alternative. 
Arriverà un giorno che anche tu, figlia mia, mi presenterai il conto. Come l’ho presentato io alla mia di mamma.
Ma oggi non è ancora quel giorno.
Oggi è ancora il tempo degli abbracci cuore a cuore, di addormentarsi mano nello mano.

Ancora un altro po’, giusto il tempo di abituarmi a fare senza. 
Della mamma che sa ogni cosa. Della mamma prima di ogni cosa.
#pensierisparsi #motherhood
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