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Reggio Calabria in bici

Reggio Calabria in bici

Maggio 9, 2020 Mariarita Sciarrone

Ripensare le città e il modo di esplorarle. Sono tante le cose che ci sta insegnando il Coronavirus. Mai come in questo momento servono scelte di vita più sostenibili, un modo diverso di lavorare, di viaggiare e vivere il territorio. Più lento. Di slow tourism te ne ho parlato in diverse occasioni, l’ultima qui. In questo elogio alla lentezza si incastra perfettamente la riscoperta della bici. In questo post ti racconto come visitare Reggio Calabria in bici, tramite il servizio di bike sharing.

Il bike sharing a Reggio Calabria è stato attivato da quasi un anno, realizzato dall’amministrazione comunale con i partner del progetto Reggio in bici. Qualche settimana prima che iniziasse il lockdown in tutta Italia, ho deciso di fare un tour della città in modo diverso, più lento. Sarei dovuta tornare per scattare qualche foto e video in più, ma la situazione di emergenza non me l’ha permesso.

Prima di raccontarti cosa vedere a Reggio Calabria in bici, una premessa è d’obbligo. Attraversare la città in bici non è sempre agevole. Sono state realizzate le piste ciclabili, ma nella maggior parte dei casi la bici deve convivere con i pedoni, le macchine, gli autobus. Il video amatoriale che ho realizzato un po’ lo dimostra. La mia passeggiata in bici, infatti, è stata un po’ tortuosa e movimentata, ma in questo momento di isolamento forzato, riguardare questi fotogrammi è stato un po’ come vedere quando la vita scorre.

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Cosa vedere a Reggio Calabria in bici

Il tour che ho provato personalmente parte e termina da Piazza Indipendenza, alle spalle del Museo Archeologico Nazionale. Se non ci sei mai stato, puoi scegliere se visitare il museo prima di iniziare il tour in bici o dopo (salvo diverse disposizioni, i musei potranno riaprire il 18 maggio). Io ho lasciato il Museo alla fine del percorso. Continua a leggere per scoprire cosa vedere a Reggio Calabria in bici. 

Lungomare Falcomatà

La prima tappa partendo da Piazza Indipendenza è il Lungomare Falcomatà, che deve il suo nome ad uno dei primi cittadini più amati da tutta la popolazione reggina: Italo Falcomatà, scomparso durante il suo terzo mandato e dopo aver governato la città di Reggio Calabria per 8 anni (dal 2014 alla guida della città abbiamo Giuseppe Falcomatà, figlio di Italo ndr). 

La costruzione del Lungomare risale al 1783. Negli anni ha subito diverse ricostruzioni: quella più importante è avvenuta nel 1994, grazie alla realizzazione di passeggiate a più livelli che hanno reso quest’area della città uno degli spazi pubblici più grandi d’Europa.     

Il tratto di costa, lungo circa 1,5 km, presenta uno stile liberty, rintracciabili anche nei principali palazzi che incontrerai lungo il tour.

Passeggiando sul Lungomare, la prima cosa di cui resterai colpito è la sua vegetazione. Sono presenti, infatti, palmizi secolari e altre piante esotiche, tra cui: palme nane, i ficus, le magnolie, l’Erythrina crista galli. Un vero e proprio giardino botanico che si affaccia sullo  Stretto di Messina. In questa splendida cornice d’autore a dominare è senza dubbio l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa.

Monumento a Corrado Alvaro

Una dei primi monumenti da vedere sul Lungomare è sicuramente quello dedicato a Corrado Alvaro, composto da tre blocchi di marmo travertino.

Lo scrittore contemporaneo è uno dei personaggi storici più famosi cui la Calabria ha dato i natali (nato a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, nel 1895. Nelle sue opere ha raccontato le storie e gli uomini della Calabria, con ardore, amore, ma anche con indignazione.

Nel monumento a lui dedicato sono riportati alcuni brani estrapolati dalle sue opere più importanti, che rispecchiano i valori e la cultura calabrese.

Villa Genoese Zerbi 

Proseguendo la passeggiata, incontrerai uno dei palazzi più storici di Reggio Calabria: Villa Genoese Zerbi. L’edificio si trova nella parte alta del Lungomare, Corso Vittorio Emanuele III. La villa originariamente presentava uno stile barocco ed era dimora della famiglia del “Governatore” Genoese Zerbi, teorico della “Grande Reggio”.  Il terremoto del 1908, che colpì duramente Reggio Calabria, distrusse anche questo palazzo, che fu ricostruito nel 1925, discostandosi completamente dal progetto originale. La villa, ispirata alle Ca’ veneziane del XIV secolo, con archi in stile  gotico e neo-gotico, è composta da un corpo centrale di forma trapezoidale a due piani che si affaccia sul lungomare. Per alcuni anni il palazzo è stato sede di esposizioni d’arte contemporanea, ospitando tra l’altro alcune sezioni della Biennale di Venezia.

Reggio Calabria in bici

Di fronte Villa Zerbi puoi trovare le statue di Rabarama (nome d’arte della pittrice e scultrice Paola Epifani), tre opere in bronzo e alluminio dipinte, che sono ormai un punto di riferimento per i reggini. Le tre statue sono state acquistate dall’amministrazione comunale nel 2007, in occasione di una mostra personale della scultrice all’interno di Villa Zerbi. 

Arena dello Stretto e Monumento ad Athena

L’Arena dello Stretto è un anfiteatro che si ispira agli antichi teatri greci. Location privilegiata di manifestazioni ed eventi culturali, è stata costruita dopo il terremoto del 1908, al posto del Molo di Porto Salvo. Di fronte l’arena si trova il ceppo marmoreo dedicato a Vittorio Emanuele II, in memoria del primo luogo in cui si recò in veste di nuovo Re d’Italia. AL centro del cippo si trova il Monumento ad Athena, ricollocato sul lungomare nel 2001, precisamente nel punto dove sorgeva la scultura, ma in diversa posizione.  Originariamente la statua di bronzo raffigurante la Dea Athena, era rivolta verso il mare per proteggere la città da invasioni esterne.

Il sindaco Italo Falcomatà volle variare la posizione, poiché sosteneva che i nemici di Reggio Calabria si trovassero all’interno della città. 

Mura Greche e Terme Romane

Proseguendo sul lungomare, incontrerai le mura greche costruite verosimilmente dopo la metà del IV secolo a.C., nel periodo storico in cui Dionisio II ricostruì la città di Reggio col nome di Febea in onore di Febo Apollo. Le mura greche sono una testimonianza importante della presenza della civiltà classica a Reggio Calabria. 

Reggio Calabria in bici - mura greche

Alla fine del lungomare si trovano, invece, le Terme Romane. Rinvenute a seguito di lavori di riqualificazione dopo il terremoto del 1908, rappresentano un patrimonio storico prezioso per la città di Reggio Calabria. Quello che è stato restituito ai giorni nostri di questo edificio privato consiste in una vasca ellittica per bagni caldi,  una vasca quadrata per bagni freddi ed uno spogliatoio semicircolare caratterizzato da un pavimento a mosaico in bianco e nero del II-III sec. d.C. Lo stile del mosaico è geometrico ed è composto da tessere bianche di calcare e tessere nere in pietra lavica di provenienza siciliana o eoliana. 
Continua la lettura per scoprire cosa vedere a Reggio Calabria in bici. 

Piazza Duomo

Una volta lasciato il lungomare, il tour prosegue sulla via parallela, il Corso Garibaldi. Tra negozi, edifici storici e palazzi amministrativi, trovi la piazza centrale di Reggio Calabria, Piazza Duomo, e la chiesa più grande della Calabria. Dedicata a Maria Ss.ma Assunta, la cattedrale risale ai primi dell’anno mille. Tantissime però le ricostruzioni, quella più importante a seguito del terremoto del 1908. Una chiesa cui i reggini sono molto legati, per via del Quadro della Madonna della Consolazione, compatrona della città.

Ogni anno, durante la seconda domenica di settembre, la sacra effige viene accompagnata in processione da un centinaio di portatori dal Santuario dell’Eremo ala Cattedrale. Descrivere quella che dai reggini viene chiamata Festa Maronna richiederebbe un intero post. Quello che mi limito a raccontarti, è che l’arrivo della Vara in questa piazza è davvero emozionante. Qui avviene la volata, ovvero i portatori conducono il quadro della Madonna in chiesa correndo, attraversando tutta la piazza. Un momento cui vale la pena assistere. 

Castello Aragonese

Dal sacro, il tour in bici prosegue verso il profano e si sposta in Piazza Castello,  dove si trova quella che un tempo era la principale fortificazione di Reggio Calabria. Il Castello nei secoli ha subito tanti restauri e modifiche, frutto delle numerose dominazioni. Da fortezza, è diventato prigione politica e luogo di esecuzione dei ribelli. La parte più antica della struttura fu danneggiata dal terremoto del 1908, ma il danno più grosso fu causato con la demolizione volontaria dopo il terremoto, da parte dell’amministrazione. Oggi il castello è visitabile e ospita periodicamente mostre ed eventi culturali. Puoi lasciare la bici nella stazione di piazza Castello ed entrare anche nella Chiesa degli Ottimati. Caratteristica principale di questa chiesa bizantina, costruita attorno al X secolo, è la cupola di colore rosso acceso, visibile da più punti della città.

Il suo nome proviene da una congregazione di nobili fondata dai Normanni. Dal 1964 è guidata dall’ordine Gesuiti, dopo la ricostruzione della chiesa che avvenne nel 1931.

Piazza Italia e Teatro Cilea

Da Piazza Castello, il tour torna sul Corso Garibaldi, in Piazza Italia. Se preferisci fare una passeggiata a piedi, qui trovi un’altra stazione dove riporre la bici. Il nome reale della Piazza è Piazza Vittorio Emanuele, ma per i cittadini di Reggio è Piazza Italia, per via del monumento dedicato all’Unità d’Italia che si trova al centro della piazza. La statua, in marmo bianco di Carrara, realizzata dallo scultore Rocco Larussa, è alta tre metri.

Si tratta del cuore pulsante della città, ai cui lati si trovano gli edifici istituzionali principali: Palazzo San Giorgio, sede del municipio, Palazzo del Governo, sede della Prefettura e Palazzo Corrado Alvaro, sede della Città Metropolitana. 

Qui si trova anche un sito Ipogeo di importante interesse storico-archeologico. Uno spazio di sei metri in cui sono stati riconosciuti undici fasi di edificazione, dall’età greca fino ai primi anni del XIX secolo.

Adiacente alla Piazza trovi, inoltre, il Teatro Comunale Cilea che deve il suo nome al musicista calabrese Francesco Cilea. Realizzato nei primi del 900, è un piccolo gioiello della città di Reggio Calabria. La struttura, dallo stile architettonico classico all’esterno, ottocentesco all’interno, ospita circa 1500 persone e ad oggi rappresenta il simbolo culturale della città dando spazio all’arte in tutte le sue forme.
Al primo piano, il teatro Cilea ospita la Pinacoteca Civica, dove puoi ammirare conservate, tra le altre, le opere di artisti come Antonello da Messina, Mattia Preti, Renato Guttuso. 

Museo Archeologico Nazionale 

Il tour prosegue lungo il Corso Garibaldi fino ad arrivare a Piazza de Nava, e a Palazzo Piacentini, meglio conosciuto come Marc. Il Museo Archeologico Nazionale non è solo la sede dei famosi Bronzi di Riace. Restsurato nel 2016, è suddiviso in cinque livelli. Al piano terra si trovano le collezioni della Storia di Reggio Calabria dall’età del ferro fino all’età romana, i Bronzi di Riace e i tesori del relitto di Porticello, tra cui la Testa del Filosofo e la Testa di Basilea. 

Al piano mezzanino è presente la necropoli e la vita quotidiana della Magna Grecia, come ad esempio i costumi funerari. Salendo al primo piano trovi le città e i santuari della Magna Grecia: le colonie di Sibari, Crotone, Medma,  Hipponion, Caulonia e Locri, i santuari della Mannella, di Marasà di Locri, della Passoliera di Caulonia e il santuario di Apollo Aleo di Krimisa.

Proseguendo al secondo piano ci sono le collezioni dell’epoca precendente la Magna Grecia: Dal Paleolitico al Mesolitico, passando per il Neolitico, fino ad arrivare all’età del Bronzo e del Ferro.

Come funziona Reggio in bici 

Se non possiedi una bicicletta o vuoi comunque provare il servizio di bike sharing bici in città, ti racconto come funziona:

La prima cosa da fare è scaricare l’app Bici in città, disponibile sia per dispositivi Android che per dispositivi Ios. Una volta registrato, potrai agganciare un metodo di pagamento e scegliere il tipo di abbonamento che preferisci tra:

  • ABBONAMENTO ANNUALE che ha un costo di 35 €, comprensivi di € 5 di prima ricarica. Con questo abbonamento potrai usufruire per ogni noleggio di una prima prima mezz’ora gratuita e ogni mezz’ora successiva a 0.50€;
  • ONE DAY “MOBILE” che ha un costo di 4 € ed è valido 24 ore dall’acquisto. Con questo abbonamento avrai diritto all’utilizzo della bici per un massimo di 4 ore, anche non consecutive;
  • TWO DAYS “MOBILE” che ha un costo di 13 € ed è valido 48 ore dall’acquisto. Con questo abbonamento avrai diritto all’utilizzo della bici per un massimo di 8 ore, anche non consecutive.

L’abbonamento annuale è anche acquistabile in versione cartacee presso i punti vendita autorizzati, con un supplemento di € 3 per la spedizione della tessera.

Dopo aver acquistato il tuo abbonamento, non ti resta che dare un’occhiata alla mappa e scegliere la stazione più vicina a te per prelevare la tua bici.

Stazioni Reggio in Bici

Per il tour di Reggio Calabria in bici ci sono 10 stazioni tradizionali, così dislocate:

Reggio Calabria in bici - stazione bici
Stazione bici Piazza Indipendenza
  1. SANTA CATERINA (Via Montello/Via Italia)
  2. UNIVERSITÀ (Viale Manfroce/Viale della Libertà) 
  3. PORTO (Via Candeloro)
  4. OSPEDALI RIUNITI (Via Giuseppe Melacrino)
  5. MUSEO MAGNA GRECIA (Piazza Indipendenza)
  6. PIAZZA ITALIA (Piazza Italia)
  7. CASTELLO ARAGONESE (Via A. Crimino/Via Marvasi)
  8. DUOMO (Piazza Duomo)
  9. STAZIONE CENTRALE (Via Missori)
  10. CE.DIR (Via del Gelsomino)

Vi sono poi due stazioni aggiuntive virtuali (Bike Point Atam – Terminal Botteghelle, Bike Point Pepy’s Beach – Lungomare Falcomatà) dove è possibile, all’interno degli orari di attività, prelevare o riconsegnare una bicicletta del servizio Reggio in bici. Le stazioni virtuali possono essere consultate sempre tramite App.

Una volta individuata la stazione più vicina, basta seguire i seguenti step:

  • cliccare sull’icona “sblocca“;
  • selezionare il numero di colonnina dal quale vuoi prelevarla, tra quelle segnalate come disponibili;
  • attendere che la luce verde lampeggi e l’emissione di una serie di bip sonori.
  • non appena i bip diventano più accelerati, puoi sganciare la bici, sollevandola leggermente e sfilandola verso destra.

Come restituire le bici

Per restituire la bici, basta riagganciarla ad una colonnina libera nelle stazioni presenti in città, senza aver necessità di accedere nuovamente all’app. Aspetta i tre bip sonori per essere sicuro che il deposito della bici sia avvenuto correttamente. Controlla che la bici non si possa sfilare manualmente, una volta depositata.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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2 thoughts on “Reggio Calabria in bici”

  1. Francesco Nucara ha detto:
    Maggio 12, 2020 alle 10:25 am

    Credo di essere stato il primo a pagare l’abbonamento al servizio Reggio in Bici da cittadino ed aver usufruito dello stesso da turista. Purtroppo a parte rari casi servizio pessimo: assistenza inesistente, bici elettriche scariche, gomme sgonfie, manutenzione insufficiente, colonnine fuori servizio.
    Di sicuro non lo rinnoverò e non potrò pubblicizzarlo ne da cittadino, ne da turista

    Rispondi
    1. Mariarita Sciarrone ha detto:
      Maggio 15, 2020 alle 2:43 pm

      Ciao Francesco,
      mi spiace per la tua esperienza negativa. Io l’ho provato diverse volte e mi sono trovata sempre bene. Ammetto che l’app non sia poi così intuitiva, ma a parte questo non ho avuto problemi. Ho provato sia le bici normali, che quelle a pedalata assistita.

      Rispondi

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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
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