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Comunicazione & Marketing

Turismo in Calabria - Scilla
Turismo in calabria: da dove ripartire

Turismo in calabria: da dove ripartire

Giugno 15, 2020 Mariarita Sciarrone

Mentre scrivo, l’Italia si trova ad affrontare l’inizio della Fase 3 dell’emergenza Coronavirus, che prevede la libera circolazione sul territorio italiano. Hanno riaperto porti e aeroporti e finalmente si può riprendere a viaggiare in Europa. Quello che è certo è che nel breve termine avremo un turismo di prossimità. Confrontandomi con operatori del settore e clienti, mi sono spessa trovata ad interrogarmi su questo quesito: da dove ripartire con il turismo in Calabria?

Spoiler: questo post non contiene alcuna formula magica per far ripartire il turismo in Calabria. Quello che troverai sono una serie di riflessioni che mi accompagnano da molto tempo prima della pandemia. Una di queste è il titolo della mia prima tesi di laurea (2005 ndr). Se continuo a scriverle e a condividerle è semplicemente perché molte di queste non si sono ancora realizzate, perlomeno non del tutto.

Turismo in Calabria: qualche dato

Non è facile rispondere a chi chiede “da dove ripartire”, anche perché molti pensano che più che ripartire, bisognerebbe partire. Il turismo calabrese si trovava in una situazione molto delicata ancor prima del Covid.

A novembre del 2019 la Regione Calabria ha presentato un report sull’andamento del turismo in Calabria nel 2019. Il report, consultabile interamente qui, evidenzia un aumento delle presenze del 2,6 % rispetto al 2018. Quello che evidenzia il report è un trend positivo, ma cosa ci dice l’Istat sul movimento turistico in Italia? “Nel 2018, i flussi turistici sono aumentati del 4,0% in termini di arrivi (quasi 5 milioni in più) e del 2,0% in termini di presenze (8,2 milioni di notti in più)”. Escludendo però le principali destinazioni turistiche come Roma, Milano e Venezia, che si trovano ai primi posti, la Calabria non risulta tra le prime regioni in termini di arrivi e presenze. Il primo comune del Sud Italia presente in graduatoria è Napoli, in crescita del 13,6% rispetto al 2018.

“Complessivamente, le regioni con il maggior numero di presenze si confermano il Veneto, il Trentino-Alto Adige, la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Lombardia.
Alcune regioni del Centro e del Sud, tra cui la Calabria, invece, hanno un bacino di attrazione quasi esclusivamente nazionale.

Fatta questa premessa, mi sono chiesta davvero da dove ripartire per rilanciare il Turismo in Calabria.

1. Destagionalizzazione

Da circa dieci anni sentiamo parlare di destagionalizzazione, ma il 31 agosto vediamo le spiagge svuotarsi, gli stabilimenti balneari iniziare a chiudere e le strutture ricettive avviarsi verso la bassa stagione. Eppure le temperature continuano ad essere estive e così accade fino a metà novembre. Lo sanno bene i turisti stranieri che prediligono i mesi primaverili e invernali per le loro vacanze in Calabria.

È chiaro che per incentivare la destagionalizzazione ci deve essere un dialogo costruttivo tra strutture ricettive e enti istituzionali, è necessario ad esempio pensare al prolungamento delle licenze degli stabilimenti balneari e ragionare in termini strategici.

Negli ultimi anni alcuni stabilimenti balneari hanno chiesto la proroga delle licenze per continuare a lavorare durante il mese di settembre e ottobre, ma perché l’offerta sia integrata occorre l’impegno di tutti i soggetti coinvolti, dalle strutture ricettive, alle risorse umane che si occupano ad esempio del piano ferie, dai trasporti agli enti locali.

Spiaggia Marina Grande di Scilla durante il mese di ottobre

Destagionalizzare il territorio non significa, infine, pensare solo al mare. Si può pensare alla destagionalizzazione sfruttando eventi sportivi e culturali, percorsi enogastronomici, itinerari naturalistici. La pandemia ci sta sicuramente portando a ricercare un turismo più a contatto con la natura e in posti meno affollati. La destagionalizzazione può essere la risposta. Se non ora quando?

2. Pensare strategicamente il territorio

È notizia del mese che Italo Treno arriva per la prima volta in Calabria con i treni ad alta velocità. A seguire, Trenitalia ha attivato per la prima volta la corsa Freccia Rossa da Torino a Reggio Calabria, senza cambi intermedi. Notizia bellissima, se non fosse che i treni viaggeranno su binari non adatti a supportare l’alta velocità (sono infatti treni che possono viaggiare ad una media di 100 km/h e aumentando la velocità tendono ad oscillare. Un paradosso, se pensiamo che a Reggio Calabria si costruiscono treni con tecnologia 4.0. Treni destinati ad altre regioni e ad altri paesi.

E allora viene da chiedersi, ma qual è la strategia di base? Pensare strategicamente il territorio vuol dire in primo luogo partire dai reali bisogni di un territorio e trasformarli in opportunità. E non vuol dire necessariamente l’alta velocità. Quello che mi ritrovo a pensare quando si parla di promozione di una struttura ricettiva o di una destinazione turistica è “sì ma dov’è la strategia?”. Sappiamo ormai tutti che abbiamo 780 km di costa, ma a cosa ci serve se non conosciamo a fondo i punti di forza di un territorio e quali sono le nostre buyer personas? Sappiamo qual è il flusso di navigazione di un turista/viaggiatore che mostra interesse verso la nostra regione? A cosa serve la promozione di un territorio se non c’è di base una strategia che è il vero punto di partenza? Vale per le aziende, ma vale anche per i territori.

3. Non solo mare

A proposito dei 780 km di costa, se è vero che la Calabria è una delle regioni d’Italia maggiormente bagnate dal mare, è altrettanto vero che non si è mai fatto abbastanza per valorizzarlo questo mare, vale per la costa Tirrenica, ma soprattutto per quella Jonica.

Nell’attesa che questo avvenga, è bello ricordarci che abbiamo tre parchi Nazionali (Parco Nazionale del Pollino che condividiamo con la Basilicata, Parco Nazionale della Sila, Parco Nazionale dell’Aspromonte), un parco regionale (Parco delle Serre), innumerevoli borghi tra i più suggestivi d’Italia. Ne cito solo alcuni da sud a nord: Pentedattilo, Bova, Palizzi, Gerace, Roccella, Caulonia, Monasterace, Stilo, Badolato, Santa Severina, Cleto, San Giovanni in Fiore, Civita, Altomonte, Morano Calabro.

Vista borgo Civita

Ognuno di questi borghi porta con sè storie millenarie, un cultura enogastronomica ricca di tradizioni e un patrimonio linguistico non indifferente. C’è insomma ampio spazio per un turismo diverso da quello puramente costiero e legato al mare. E lo dico da profonda amante del mare e delle nostre coste, ma sono altrettanto consapevole che perché ci sia un vero turismo marino servono servizi e infrastrutture adeguate. Ed è il motivo principale per cui il turismo sulla riviera adriatica è risultato vincente. Ma siamo sicuri che è di quel tipo di turismo di cui abbiamo bisogno? Nulla togliendo al nostro mare, non sarà forse ora di puntare davvero sulle mete naturalistiche?

4. La potenza della rete

Nel 2005 il titolo della mia tesi di laurea triennale era il seguente: “Le aggregazioni d’imprese come strumento di marketing integrato per lo sviluppo del turismo in Calabria”. L’argomento principale era proprio la rete. All’epoca parlai soprattutto dei consorzi turistici, ma in generale puntavo a dimostrare l’importanza delle rete come strumento di promozione turistica. Sono passati quindici anni, eppure credo ancora oggi che per andare lontano occorre camminare assieme, verso il raggiungimento del medesimo obiettivo. Purtroppo questo concetto non sempre trova terreno fertile. Molti imprenditori sono portati a pensare che questo comporti dare maggiore visibilità ad un’azienda concorrente, togliendone alla propria. Invece è l’esatto contrario. I consorzi, le filiere, i distretti sono strumenti vincenti se usati bene.

Turismo in Calabria - la rete

Ma c’è un altro modo di fare rete, che riguarda più un atteggiamento. Quello di non calpestare l’erba del vicino e di attuare una strategia comune. Vale ad esempio per le strutture ricettive, ma anche per gli esercizi commerciali. Qualche anno fa, durante un viaggio a Lisbona fui sorpresa dal fatto che camminando per uno dei  “bairros” più rinomati della città, trovammo le strade disseminate di piccoli localini, uno dietro l’altro. L’offerta era più o meno la stessa sia in termini economici, che di prodotti. La differenziazione stava negli spettacoli proposti, nella musica, nel design dei locali. Lavoravano tutti senza bisogno di alcuna concorrenza spietata. Tu credi nella potenza della rete?

5. Una buona comunicazione

Tutte le volte che si parla della Calabria sembra che emergano sempre i lati negativi, le brutte notizie, le storture e il malaffare. Eppure, nonostante questo, all’esterno spesso risultiamo migliori di come ci dipingiamo. Così succede che mentre il New York Times inserisce la Calabria tra le mete imperdibili nel 2017, mentre sempre il New York Times incorona il vino Zibibbo tra i migliori 10 vini bianchi italiani, molti calabresi trascorrono il proprio tempo sui social a denigrare la Calabria.

La verità è che comunichiamo la nostra terra male, sempre pronti ad evidenziarne i difetti e mai i pregi. Che non vuol dire mettere la testa sotto la sabbia. Siamo tutti più o meno consapevoli delle grosse problematiche della Calabria, ma c’è tanto di buono che viene continuamente sommerso. Perché una cattiva notizia fa presto a girare, quelle buone invece hanno un circuito più di nicchia. Ma se tutti ci facciamo promotori delle Bellezze della Calabria, forse riusciremo a restituire un’immagine migliore, non falsata ma più autentica. Fortunatamente ci sono tante aziende, tanti colleghi, amici e singoli cittadini che si impegnano ogni giorno a raccontare un’altra Calabria. Vi lascio qualche esempio, se vi viene voglia di conoscere la bellezza di questa terra.

Aziende come Calabria Etnica, Le Terre di Zoe, Nido di Seta, Mulinum, promuovono le eccellenze enogastronomiche calabresi mantenendo un forte legame con il territorio. Laura Cipolla con il suo blog Love Cetraro, Giulio Vita con il suo La Guarimba Festival, Americo Melchionda e tutto lo staff del Pentedattilo Film Festival, Paolo Genoese e Paolo Albanese con il Face Festival, Passi Narranti e Le Guide del Parco dell’Aspromonte, Michele Geria e il Reggio Film Festival, Roberta Caruso e il progetto I Live in Vaccarizzo, Danilo Verta e Vita Calabra Tours, Laura Pizzimenti con il progetto Fierce Woman, Natalia Spanò con I Tesori del Mediterraneo, Stefania Emmanuele e il suo Borgo Slow, promuovono eventi, itinerari e narrano storie di una Calabria resiliente.

Le community di Igers Calabria, Igers Reggio Calabria, Igers Crotone, Igers Catanzaro, Igers Lamezia Terme, Igers Vibo Valentia, Igers Cosenza, celebrano la bellezza del territorio attraverso gli occhi degli Instagramers (a dispetto di tutti i luoghi che secondo una nota compagnia aerea, non sono instagrammabili).

https://www.instagram.com/p/CBKi8mMpGiB

Yes Calabria racconta ogni giorno la Calabria che funziona e valorizza le aziende virtuose, i ragazzi di Evermind hanno creato in Calabria Il Festival dell’Ospitalità, il più grande evento del Mezzogiorno dedicato al settore dell’Ospitalità e Turismo, con l’obiettivo di creare valore per il Territorio che lo ospita e valore professionale e personale per chi partecipa.

Ho sicuramente dimenticato tantissime aziende e tantissime persone che ogni giorno contribuiscono a rendere più sana questa terra, ma è un invito a scoprirle per capire su cosa puntare per far ripartire il turismo in Calabria, ovvero dalle cose belle, che funzionano. Naturalmente aspettiamo che anche le nostre amministrazioni locali si ricordino di fare una comunicazione istituzionale che abbia una strategia di base e che porti finalmente valore aggiunto alla Calabria.

6. La promozione sui social

Per affrontare questo tema servirebbe un post a parte e mi riserverò di farlo. Tempo fa però ho scritto un post, un po’ datato ma attuale.

Cinque regole da seguire per promuovere un territorio sui social

Ma cosa vuol dire promuoversi sui social? Durante il lockdown tantissime aziende locali si sono accorte dell’esistenza dei social e così profili e pagine aziendali hanno trovato nuova vita. Sono riemersi post dopo mesi di assenza totale di comunicazione, sono apparse dirette, stories, sondaggi, promozioni on line, sono nati gruppi di promozione regionale, si è dato insomma fondo a tutta la creatività nascosta per farsi strada nel mondo dei social. Il 95% di queste aziende ha agito in completa autonomia, per mancanza di budget e soprattutto per abbondanza di tempo a disposizione.

Non sto qui a giudicare le scelte strategiche e creative, non è questo l’obiettivo del post. Sono però andata a cercare molte di quelle aziende profondamente attive durante la fase 1 dell’emergenza coronavirus e in molti casi ho visto che non è cambiato nulla. Mi è capitato, ad esempio, di scrivere ad un’azienda per avere il gelato a casa senza ricevere mai risposta. Ho anche visto molti post spiacevoli di aziende che rispondevano ai clienti in modo sgarbato e poco professionale. Promuoversi sui social vuol dire innanzitutto esserci, essere vicini all’utente, farlo sentire parte di una community e ricordarsi che quando comunichiamo sui social non stiamo scrivendo sul nostro diario personale, ma in una piazza colma di gente. Tutti ci guardano, tutti ci ascoltano e possono registrare quello che diciamo e scriviamo.

I social network non rappresentano una mera promozione di un prodotto o un servizio con l’unico obiettivo di vendere, ma hanno come obiettivo primario quello di costruire una brand reputation e comunicare in modo corretto la propria attività.

7. Le persone come risorse

Per far ripartire il turismo in Calabria bisogna partire innanzitutto dalle persone. Sono le persone a fare la differenza. Anni fa mi trovavo ospite di un’importante agenzia di comunicazione a Milano per partecipare ad un workshop. Si parlava proprio di questo: dell’importanza delle persone all’interno di un’azienda, ma anche all’esterno. Frasi come “mettere al centro le persone” si leggono ormai ovunque e hanno perso di valore, ma credo sia davvero un concetto imprescindibile per far ripartire il turismo in Calabria. Le persone sono i turisti certamente, ma anche gli artigiani di un borgo, sono la comunità locale, i ristoratori, gli albergatori, i dipendenti di un’azienda, gli enti locali, le famiglie, le coppie, i single, gli ospiti e i viaggiatori. Tutti loro sono persone, sono risorse che contribuiscono alla promozione di una destinazione e che danno il loro valore aggiunto, con le loro storie, le loro competenze, il loro passaparola.

8. Resistenza e resilienza

Qualche giorno fa leggevo la storia di Amedeo Peter Giannini, il più grande banchiere al mondo. La sua storia mi ha colpito parecchio per la sua capacità di resistenza e resilienza. Un italo americano che da imprenditore agricolo è diventato il fondatore della Bank of America. “Dopo il terremoto che rase al suolo San Francisco e ridusse in macerie la sua banca, lui non si scoraggiò. Dopo cinque giorni posizionò un banchetto al porto con la scritta “Bank of America”, pronto a finanziare a chi voleva ripartire. Erano certamente altri tempi, ma mi piace raccontare esempi straordinari, fondamentali per ripartire e alzare la testa, in qualunque settore. La Calabria è davvero piena di gente resistente e resiliente, come l’Italia intera d’altronde.

9. Etica professionale e sicurezza

Ora più che mai serve etica, nella comunicazione prima di tutto ma anche all’interno delle aziende. La Calabria è stata una delle regioni d’Italia meno colpita dal Coronavirus, ma è anche quella che ne sta risentendo maggiormente a livello economico. Perché qui in Calabria ci siamo fermati come in Lombardia, con la differenza che noi non abbiamo la forza della Lombardia. Per forza di cose la ripartenza è più difficoltosa.

Il contesto non aiuta e le brutte notizie, di cui la nostra regione detiene il primato, non aiutano. Per questo motivo è importante lavorare in modo onesto ed etico. E questo vuol dire mantenere un buon rapporto qualità/prezzo, porre maggior attenzione al cliente, metterlo al centro del nostro lavoro, mostrargli che abbiamo a cuore la sua presenza e infondergli sicurezza. Cerchiamo di non vedere il turista come un pollo da spennare, ma come una risorsa che ci permette di rialzarci. Mettiamo a focus il nostro target e accogliamo gli ospiti come un qualcosa di sacro. Guidiamoli per mano allo scoperta di una terra straordinaria.

Il momento è difficile per tutti, per i proprietari di una struttura ricettiva, un ristorante e uno stabilimento balneare, ma lo è anche per tutti gli altri. Giorni fa ho chiesto un preventivo per un soggiorno di una settimana in un villaggio in Calabria: mi hanno chiesto 2.150 euro per due adulti. D’accordo, era all inclusive (pensione completa e open bar) però non lo trovo assolutamente sostenibile se penso che qualche anno fa in due abbiamo pagato 1.700 euro per andare a Santorini, comprensivo di volo da Reggio Calabria a Santorini. La Calabria non ha nulla da invidiare alla Grecia, ma cerchiamo di non farli scappare i turisti.

10. La Calabria non è per tutti, spesso neanche per i calabresi.

No, attenzione. Non vuole essere una conclusione spocchiosa quella di quest’ultimo titolo, ma è davvero così. La Calabria non è una regione alla portata di tutti: per mancanza di collegamenti, infrastrutture, perché i territori più suggestivi sono quelli più spartani, perché predilige un turismo più lento e lontano dai circuiti di massa. Qui ci si scontra con una mentalità chiusa, ma allo stesso tempo antica, con tradizioni dimenticate ma ancora vive e ci sono davvero luoghi dove il tempo sembra si sia fermato.

C’è chi impazzisce dalla felicità quando varca la soglia di borghi inesplorati. Ho visto con i miei occhi l’emozione di una sales manager di una nota azienda del settore turistico, mentre osservava il tramonto da Pentedattilo.

Ho accolto gli abbracci colmi di gratitudine di moltissimi ospiti che ho avuto la fortuna di incontrare da quando mi occupo di marketing turistico: per quell’itinerario consigliato, per l’azienda agricola in cui li ho portati a cenare o per una delle esperienze indimenticabili trascorse durante il loro soggiorno.

D’altro canto c’è e ci sarà sempre chi storce il naso e molti di questi sono calabresi. Alcuni di loro vivono qui e non ne sono contenti, pur vivendo ancora qui. Altri non ci vivono più in Calabria e vi tornano solo per trascorrere una vacanza gratuita.

La Calabria non è per queste persone. E visto che io sono di parte, vi invito a leggere questo post di Ginevra dell’Orso. Non ho avuto il piacere di incontrarla di persona, ma mi riconosco sempre nelle sue parole. Parole che pesano molto di più perché Ginevra non è calabrese, ma vive in Calabria.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10219474305200212&set=a.10201975009928767&type=3&theater

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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3 thoughts on “Turismo in calabria: da dove ripartire”

  1. Laura Cipolla ha detto:
    Luglio 2, 2020 alle 10:19 am

    Mary, innanzitutto grazie per avermi citata in questo post. Ma soprattutto, grazie per aver scritto quello che definirei un VADEMECUM per la nostra Calabria, un decalogo di strategia, tecnicismo e cuore che rappresentano una triade perfetta. Grazie, l’ho gustato, apprezzato e condiviso dalla prima all’ultima parola.

    Rispondi
  2. luciano pistininzi ha detto:
    Marzo 14, 2021 alle 5:25 pm

    Credo fermamente che se tutte le donne Calabresi diventassero , anche per un breve momento, Ginevra dell’Orso, la Calabria sarebbe salva .

    Rispondi
    1. Mariarita Sciarrone ha detto:
      Aprile 6, 2021 alle 9:35 am

      Ciao Luciano,
      grazie per il tuo commento. Il punto è che per qualcuno visti da fuori siamo molto più belli di quanto crediamo. E in ogni caso non credo sia un problema di genere, ma di consapevolezza e voglia di cambiare le cose, che manca sia nelle donne, quanto negli uomini. Un caro saluto

      Rispondi

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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
#cicloneharry 
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