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rocca di pendetattilo
Viaggio nel borgo di Pentedattilo: cosa vedere

Viaggio nel borgo di Pentedattilo: cosa vedere

Febbraio 19, 2022 Mariarita Sciarrone

La Calabria è una casa in cui ti devi fermare.
Non potrai leggere nei miei scritti una Calabria vista di fretta, di sfuggita. Non potrò raccontarti un turismo mordi e fuggi, perché non saprei trovare neanche le parole.
Se vieni in viaggio in Calabria, qui ti devi sedere, devi essere curioso. Perché se non sei curioso, non troverai nulla. Se hai tempo da dedicarmi, ti accompagno in questo viaggio nel borgo di Pentedattilo, in una dimensione rurale, di una Calabria Segreta ancora per molti e ti racconto cosa vedere.

Arrivare qui è un po’ ridimensionarsi di fronte alla grandezza della natura.

Pentedattilo si trova nella punta meridionale della Calabria, a 25 km da Reggio Calabria. Ad avvolgere questo borgo, ricadente nel comune di Melito Porto Salvo, è il Monte Calvario: un’imponente montagna rocciosa a forma di cinque dita. Il nome di Pentedattilo (dal greco di pente – cinque – e dactilo – dito) e tutta la sua storia sono legati a questa montagna. Tra fascino e mistero.

È stato proprio a causa di questa montagna, infatti, che dagli anni ‘60 è iniziato lo spopolamento del borgo. A causa di questa montagna Pentedattilo è diventato un paese fantasma, ma è stato grazie ad essa che l’interesse verso questo luogo è cresciuto in modo esponenziale nel tempo, restituendogli bellezza, fascino e unicità. La morfologia di Pentedattilo, le case perfettamente incastonate tra le rocce, la montagna che è rimasta lì a custodire la memoria del borgo e le leggende che vi ruotano attorno hanno fatto il resto.

La strage degli Alberti – Viaggio nel borgo di Pentedattilo

A echeggiare lungo le vie di Pentedattilo sono miti e leggende, la più famosa è quella che riguarda la strage della famiglia Alberti avvenuta la notte della vigilia di pasqua del lontano 1686.

Al centro delle vicende ci sono due famiglie: quella degli Abenavoli, baroni di Montenbello Ionico e quella degli Alberti, Marchesi di Pentedattilo. La rivalità tra le due famiglie per questioni di confini, sembra cessare quando la Marchesa Antonietta Alberti viene promessa dal padre Domenico al barone Bernardino Abenavoli. In seguito alla morte del marchese Alberti, il suo successore – il figlio Lorenzo – non rispetta le volontà del padre e promette la sorella al cognato Don Petrillo Corte, figlio del Vicerè di Napoli. Non appena Bernardino viene a conoscenza del fidanzamento tra i due, impazzisce di rabbia e gelosia e decide di organizzare una vera e propria spedizione punitiva, uccidendo la notte di Pasqua tutti i familiari della marchesa Antonietta. Gli unici ad essere risparmiati sono i due futuri sposi. Don Petrillo viene preso in ostaggio e la marchesa rapita dal conte Abenavoli. Il Vicerè di Napoli, saputo della strage, manda una spedizione militare in Calabria per liberare il figlio e catturare gli esecutori della strage, le cui teste vengono tagliate e appese ai merli del castello di Pentedattilo. Il barone di Montebello fugge, invece, con Antonietta, lasciandola però in un convento a Reggio Calabria, prima di scappare per Malta. Bernardino muore in battaglia nell’agosto del 1692, mentre Antonietta trascorre il resto della sua esistenza nel convento di clausura, logorata dal senso di colpa per quanto accaduto.

Pentedattilo – cosa vedere

C’è chi arriva qui, fa una passeggiata veloce, scatta due foto, compra una calamita e poi se ne va. Non c’è altro, dicono. Invece, io dico che ti devi sedere.

Devi fermarti a parlare con Giorgio Ielo, custode della prima bottega artigiana che troverai quando arrivi al borgo di Pentedattilo e conoscere tutti i gatti che stanno attorno la sua bottega: i pentegatti.

All’interno della bottega ci sono dipinti raffiguranti Pentedattilo su supporti di pietra, vetro, ceramica, legno, ma anche gusci di cozze, realizzati dalla moglie Domy Pizzi. E mentre ti perdi in questo mondo colorato, Giorgio sarà lì a raccontarti storie e leggende.

Entra nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e se è chiusa, siediti al belvedere a vedere la linea che separa il cielo dal mare.

Lì sicuramente incontrerai Claude Ghio, che ogni mattina suona le campane della chiesa. La sua storia ha origini calabresi, ma si sviluppa in Francia. Il ritorno in Calabria è nato per un bisogno di ritrovare le proprie origini.

A Pentedattilo ci sono diverse botteghe artigiane. Purtroppo non sono sempre aperte.

C’è la bottega di Emilia Malaspina, con all’interno oggettistica e un museo delle tradizioni popolari. Una stanza piccola che apre le porte ad un mondo antico, con gli abiti da sposa dei genitori di Emilia, la tavola ricoperta da una candida tovaglia di fiandra e apparecchiata con pentolame e stoviglie di un tempo. “Un angolo familiare” che sa di casa.

E ancora, la bottega del legno dove Donato Stelitano lavora ed intaglia il legno come si faceva una volta. Donato, figlio di Girolamo, viene da Roghudi, un altro borgo fantasma.

Nella bottega artigiana del legno, vengono realizzati cucchiai di uso quotidiano, mestoli, taglieri, collari per le capre, bastoni e musulupare.

La Musulupara è uno stampo di legno, che riproduce figure antropomorfe e che viene utilizzato per pressare un formaggio primo sale tipico dell’area grecanica, chiamato musulupa. La particolarità di questo formaggio è che si fa solo la Domenica delle Palme e viene regalato dall’uomo alla donna come segno di abbondanza e felicità. In questa bottega ci sono anche saponi artigianali, realizzati da Giusy Siviglia.

C’è poi l’Artigianato Danisia di Daniela Lorenzi. Ho letto la storia di Daniela recentemente, in un’intervista su un periodico locale e mi aveva colpito il fatto che di lei si parlasse come un’entità astratta. Sono andata a Pentedattilo anche per conoscerla. Ed ho scoperto un mondo fatto di macramè e ginestra. Daniela è un’artigiana, il padre di Bolzano, la madre calabrese. Di recente si è trasferita a Pentedattilo.

Un’altra storia di ritorno alla natura, di occhi che si illuminano guardando il paesaggio fuori dalla finestra, di chi si sente privilegiato per poter svegliarsi qui ogni mattina.
All’interno del suo laboratorio tessile, Daniela Lorenzi realizza accessori e complementi d’arredo unici, in macramè, lana, ginestra e utilizzando la tecnica Mapuche, tessitura latino americana.

Sali fino ai ruderi del castello, di ritorno fermati nella panchina dei baci e perditi nell’immensità davanti a te.

Devi, infine lasciarti guidare e scoprire cosa c’è intorno. Gli altri borghi dell’Area Grecanica, ad esempio. Tra i più suggestivi Gallicianò, Roghudi Vecchio, Palizzi e Bova e poi seguire gli itinerari, come quello dell’Amendolea, il Sentiero dell’inglese, le escursioni . Ché i borghi non vanno visitati, vanno vissuti. Devi conoscere i nomi delle persone, ma anche i cognomi.
Tu, solo fermati.

Pentedattilo per bambini

La domanda che mi viene posta più spesso è se il borgo di Pentedattilo è un posto per bambini. Ed io rispondo sempre allo stesso modo: dipende.

È un luogo per bambini se i genitori hanno spirito di adattamento, se i bambini sono abituati a stare fuori. Sicuramente è uno di quei luoghi dove ogni bambino può davvero scoprire la natura e la dimensione rurale.


Pentedattilo – dove mangiare

A Pentedattilo non ci sono ristoranti, trattorie o cose simili, ma è comunque possibile provare la cucina contadina. Però se pensi di arrivare qui e sederti a tavola senza prenotare, hai sbagliato luogo. In ogni caso possono capitarti delle fortune immense, com’è successo a me tutte le volte che ho avuto l’occasione fortuita di sedermi ad una tavola imbandita, ora sotto un cielo stellato, ora di fronte un tramonto appassionato e in ultimo su una terrazza affacciata nel blu. Devi però essere curioso, dicevamo. Se non sei curioso, non saprai mai che nel tavolo accanto al tuo c’è uno che viene dal Cilento, uno da Firenze, uno da Catania. Tutti affascinati da questo borgo, loro.
Devi lasciarti guidare dalla musica, chiedere permesso e entrare dove ci sono le porte aperte. Ti devi fermare, lasciarti baciare. Dal vento, dalla poesia, dal vino.

Borgo di Pentedattilo - pranzo a Casa Rossella -

Ma dove mangiare a Pentedattilo, ti starai chiedendo?

Per mangiare a Pentedattilo puoi avere due possibilità: telefonare alla signora Rossella o recarti sul posto, augurandoti di avere la fortuna che ho avuto io. Quel giorno ero lì di passaggio, volevo solo fare una passeggiata, complice una bellissima giornata di sole di febbraio. Il profumo di cipolla, mischiata a patate, risate e rumore di stoviglie mi hanno richiamato a scendere le scale. Mia figlia a dire il vero mi ha preceduto, come sempre. Ed è lei che ha trovato la porta aperta di casa Rossella, varcando l’uscio nel modo più naturale possibile. Non avevamo prenotato e naturalmente non c’era posto, ma “dove mangiano 8, mangiano 10. Se vi accontentate vi apparecchio un tavolino lì“. Quello che successe nelle due ore successive, per noi è stato semplicemente un privilegio. Pranzare all’aperto, gustare prodotti genuini, verdure che sanno di verdure, la pasta che faceva mia nonna, il mare a fare da cornice perfetta. Non potevamo desiderare altro.

Borgo di Pentedattilo - Casa Rossella

La storia di Rossella è una di quelle storie raccontate nei documentari e un po’ da tutti quelli che sono passati di qui e hanno voluto conoscere com’è vivere in un paese abbandonato. Perché quando negli anni ’80 Rossella ha deciso di lasciare Viterbo e trasferirsi in Calabria, in questo borgo sperduto e disabitato, dove non c’erano botteghe artigiane e ancora non si faceva ospitalità diffusa, poteva sembrare davvero da pazzi. Per lei no, per Rossella tutto è avvenuto in modo naturale. E da allora non l’ha più lasciato, restituendo al borgo di Pentedattilo la vita. Lo ha fatto lei, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Pro Pentedattilo, lo ha fatto chi ha aperto le botteghe artigiane, chi ha iniziato a fare ospitalità diffusa come quella della Case Rurali Pentadittlo e chi poi, come Rossella, ha deciso di venire a vivere qui.

Grazie a loro che hanno scommesso su questo borgo, che hanno investito denaro, energie, ma soprattutto tempo. Grazie a chi si è dedicato, ha messo in campo idee, progetti, grazie a tutto questo, Pentedattilo è tornato a vivere. La strada è ancora lunga, ma è stato fatto molto.

Pentedattilo – dove dormire

Nel borgo di Pentedattilo viene praticata l’ospitalità diffusa. Non ci sono alberghi, però si può dormire scegliendo di affittare una casa, o soltanto una stanza.

A praticare ospitalità diffusa nel borgo ci sono Francesco Praticò con le Case Rurali e Casa Rossella che mette a disposizione due appartamenti.

Dormire qui vuol dire riappropiarsi del tempo e dello spazio, addormentarsi e svegliarsi ascoltando solo i suoni della natura.

Come arrivare a Pentedattilo

Il modo migliore per raggiungere Pentedattilo, è la macchina, percorrendo la strada statale 106 in direzione Melito Porto Salvo. Per entrare al Borgo devi lasciare la macchina fuori dal borgo e percorrere un tratto di strada piedi.

Ci sono viaggiatori che raggiungono Pentedattilo a piedi, sulle orme di Edward Lear che nel 1847 percorse i borghi della Calabria camminando (il suo racconto si trova nel libro ”Diario di un viaggio a piedi”). Per arrivare nel borgo di Pentedattilo a piedi, si può arrivare in treno fino a Melito Porto Salvo e poi percorrere la strada che conduce al borgo, per circa 12 km.

Info utili e indirizzi per visitare Pendetattilo

Escursioni e trekking a Pentedattilo

  • Naturaliter. Cel 347 3046799. Tra le guide Giuseppe Battaglia (Guida AIGAE e Guida Ufficiale del Parco Nazionale dell’Aspromonte)
  • Passi Narranti. Noemi Evoli e Andrea Ciulla (Guide Ufficiali del Parco dell’Aspromonte) cel 3888610184. Ogni settimana Noemi e Andrea organizzano percorsi a piedi alla scoperta dei sentieri nel cuore delll’Aspromonte.
  • Calabria Etnica. Per itinerari personalizzati contatta Francesco Praticò +39.329.36.49.711 info@calabriaetnica.com
  • Il giardino di Morgana. Per percorsi di trekking urbano e archeologico puoi contattare Domenico Guarna (Guida Ambientale Aigae) cel 348 9308724.

Mangiare a Pentedattilo

  • Casa Rossella (ospitalità diffusa) – Borgo di Pentedattilo. Rosella Aquilanti cel 340 746 3173. A Casa Rossella viene offerta una cucina contadina. Piatti poveri e cibo a km0.
  • Agriturismo I Mille Sapori – Via Provinciale, 42 89063 – Pentidattilo Melito di Porto Salvo (RC) tel. 0965787429 | 3687472599. Per onestà devo dire di esserci stata solo una volta molti anni fa. Lo consiglio a chi cerca la comodità e cerca un posto adatto anche ai bambini.

Nei dintorni:

  • Azienda Agrituristica “Il Bergamotto” . Loc. Amendolea snc, 89030 Condofuri RC – tel 0965727213 | cell 3476012338.
  • Agriturismo del Pozzo. Contrada Linni, 18 – 89035 Bova Marina (RC) cel 347 4229800 – 338 2593125

Eventi a Pentedattilo

Pentedattilo Film Festival

Festival internazionale dei cortometraggi. Dopo un paio di anni di assenza, il Pentedattilo Film Festival torna dal 18 al 22 agosto 2022. Un cinema all’aperto in uno scenario indescrivibile.

Paleariza

Uno dei più importanti eventi nazionali di musica etnica. Premiato nel 2011 dal Ministero del Turismo con il marchio “Patrimonio d’Italia”, oggi è un marchio d’area, un progetto di turismo responsabile e un percorso di lettura della Calabria Greca.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna tenere a mente i punti cardinali e poi osservare il faro, allungare lo sguardo fino al pilone che si trova dall’altra parte dello Stretto — non lo Stretto di Messina, ma quello di Scilla e Cariddi. 

«Siamo a Punta Pezzo. Nella regione dello Stretto. Noi guardiamo da sempre l’isola. La Sicilia è il nostro primo paesaggio interiorizzato. La prima nostalgia.» È così che si legge in uno dei post che animano il profilo Facebook della Piccola Biblioteca sul Mare. 

Dietro e dentro questo piccolo scrigno c’è l’anima di Patrizia Flecchia e un’iniziativa nata dal basso, che ha puntato sulla forza di autodeterminarsi per abitare poeticamente i luoghi. 

Tra le parole chiave di questo  progetto c’è il concetto di educazione diffusa:
I libri escono dai luoghi privati e vanno a incontrare spazi di comunità, per creare una condivisione fatta sia di intercultura che di intergenerazionalità. 

Affacciata sul mare, dentro e fuori da questo spazio i libri si possono leggere, prendere in prestito, vivere in prima persona. 

«Non siamo un’associazione per scelta, siamo solo una coppia che offre i propri libri e il proprio tempo. Non c’è circolazione di denaro, non abbiamo mai perso un libro, perché lavoriamo sulla fiducia» mi racconta Patrizia il giorno che ci siamo incontrate.

Con me ho portato un albo in donazione, la mia sete di raccontare storie e last bus not least mia figlia. 

Vederla disegnare su quella seggiolina, con lo Stretto davanti, mi ha ricordato una piccola me, cresciuta con lo sguardo sempre rivolto verso questo mare. 

Siamo uscite da qui con una busta piena di libri da leggere e tanta felicità. Poi ho scoperto di aver lasciato le luci accese della macchina. Apparentemente questa è un’altra storia ma a che fare molto con la comunità, il villaggio che è urgente ricreare e che si traduce anche nel ricevere aiuto in meno di dieci minuti. ♥️

👉La storia completa della Biblioteca sul Mare la trovare in edicola questa domenica su Avvenire di Calabria. 

#PiccolaBibliotecaSulMare #EducazioneDiffusa #libriinbici #StrettoDiScillaECarriddi 
#lostrettoindispensabile #avveniredicalabria 
Libri in bici 
Calabria virtuosa
Io la notte prima degli esami non me la ricordo af Io la notte prima degli esami non me la ricordo affatto. 
Non ricordo cosa ho mangiato, l’ultima persona con cui ho parlato al telefono, né i messaggi che ho inviato. Però ricordo bene le notti precedenti. Le notti di studio matto e disperato a casa di Valentina, trasferite in quella dépendance dietro casa sua, dove studiavamo, piangevamo, mangiavamo, ridevamo, ci disperavamo. 
Di quei giorni lì ricordo la mia ansia. E se oggi potessi parlare a quella ragazzina, le direi soltanto: “Fidati, è meglio quest’inquietudine che provi ora, rispetto alle ansie che ti aspettano negli anni a venire”. Ma forse non le direi nulla. Ché a quell’età, cosa vuoi ascoltare?
Di quei giorni lì, ricordo che non mi sono goduta un bel nulla. Volevo solo che finissero. Una sensazione che ritrovo anche sfogliando queste pagine di diario. Le apro cercando un indizio, qualcosa di bello. Qualcosa che non fosse solo pessimismo cosmico. Della notte prima degli esami non ho scritto molto, solo che non vedevo l’ora che passasse. Ed è forse per questo che non la ricordo affatto.

Ho scritto però moltissimo dei giorni precedenti. Le telefonate con Antonio, le lettere epistolari che scambiavo con Carla, Claudio che passava a trovarci. Il tentativo disperato di memorizzare più cose possibili nel minor tempo possibile, lo stoicismo vissuto solo sui libri di scuola, i temi scritti su fogli ripiegati a fisarmonica e ficcati dentro una cartuccera. 
E poi ricordo litigi, delusioni. Una classe spaccata in due. La percezione – probabilmente infondata – di una profonda ingiustizia. L’attacamento viscerale ad alcune persone, gli amori impossibili, quelli molto stupidi, le amicizie che poi si sono rivelate per la vita. 

Le notti prima degli esami sono state uno spartiacque. Tra la vita dei ragazzi e il mondo degli adulti. Erano le mie ultime notti da liceale. Oltre, c’era la mia futura vita da fuori sede.
C’era esasperazione, noi che volevamo essere al centro del mondo, e invece dovevamo arrenderci alla nostra piccolezza. Soprattutto c’era una grande inconsapevolezza della bellezza di quegli anni, di quei giorni. 

Oggi non ho molto da dire ai maturandi. Ma una cosa sì: tenete traccia. (continua 👉👇)
Venti cose che hanno reso speciale maggio 1. #Scil Venti cose che hanno reso speciale maggio
1. #Scilla, finalmente al mare.
2. Il vento di Pellaro e Bocale che per molti è insopportabile ma per me è infanzia felice.
3. A maggio sono stati 7 anni di partita iva. Forse dobbiamo festeggiare?
4. Il primo al bagno della stagione, evidentemente forzato.
5. Vedi punto 4.
6. La fumata bianca che mi riporta sempre agli anni in cui vivevo nel luogo dove accadono le cose, ma questo è un altro post.
7. Una giornata bellissima.
8. Finalmente un lavoretto scritto da te e che posso conservare. Liberate le maestre d’infanzia dai lavoretti che poi noi mamme abbiamo lo scrupolo di buttare!
9. Avevamo un sacco di arretrati da festeggiare e a maggio ci siamo riusciti,
10. E ci hai visti su dal cielo, a maggio ♥️
11. Lui continua a piantare, concimare, potare, noi continuiamo a far morire pure i cactus.
12. Quando ne ho occasione mi avvicino al mondo degli adolescenti per non dimenticare mai quando adolescente lo sono stata io.
13. Su questa sedia di plastica pensavo di essere una delle poche ad aver fantasticato, invece @larissamollace ci ha fatto un’installazione. Fino al 31 luglio potete visitarla gratuitamente al Palazzo della Cultura.
14. A Maggio ho concluso una delle docenze più sfidanti degli ultimi anni. Quella per cui ho stressato ogni settimana parenti e amici. Mi sembrava giusto rendere partecipi anche voi. 
15. Un posto bello bello, ma ve lo racconto dopo che ci avrò mangiato. 
16. A maggio di 7 anni fa progettavamo un viaggio a Gerusalemme. Un viaggio che non avremmo più fatto. La ragione è tutta qui. 
17. Dichiaro aperta la stagione degli aperitivi vista mare.
18. E quella degli aperitivi in spiaggia.
19. Il suo basilico è comunque sempre più bello del mio.
19. Maggio è stato anche pezzi di cuore riabbracciati ♥️.
Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acq Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acquistato i biglietti per il concerto di Claudio Baglioni che sarebbe stato il mese successivo. Stavo per acquistarli anche io quando mi accorgo, pochi minuti prima di premere il tasto acquista, che aveva acquistato un biglietto per dicembre 2026. Un anno e due mesi dopo. 
Quando glielo faccio notare riesce solo a dire:
“Speriamo che campo.”. 

Ma ci pensate quante cose possono succedere in un anno? Quanti imprevisti, intoppi, inciampi? 

Com’è che siamo arrivati ad avere le agende organizzate per i mesi e gli anni a venire? 

Mio malgrado, ci sono finita anche io in questo vortice.
Agenda dipendente, pochi momenti vuoti, weekend pieni di attività da smarcare. Persino a certe latitudini dove avevamo fatto della #vitalenta un manifesto.

Eppure non è sempre stato così. 

La riflessione completa di oggi non ci stava su Instagram. La trovate sul mio profilo Substack. 

Vi lascio il link in bio e nelle stories.
La citazione finale è dei miei amici di @weresouth ♥️
“Coltivate più la costanza della perfezione: scriv “Coltivate più la costanza della perfezione: scrivete ogni giorno, anche solo poche righe, e tornateci sopra con uno sguardo critico”.

Mi ero segnata tante cose da dire la scorsa settimana, durante la premiazione del concorso letterario @premioapolloschoolrc , ma quando parlo mi sfuggono i concetti. Di “scrivere sempre”, però, sono sicura di averglielo detto.

Negli ultimi due mesi ho rubato tempo al sonno per riuscire a leggere le parole spalmate su carta di questi giovani ragazzi nel pieno dell’adolescenza, un’età in cui una frase di troppo o una detta male può sbrindellare la loro anima in mille frammenti. 
In questo tempo ho immaginato i volti nascosti dietro quei racconti anonimi e inevitabilmente mi ci sono specchiata. Ho visto tutta l’esasperazione emotiva tipica di quegli anni, quando anche un sussurro può suonare come un  urlo di disperazione.

E poi li ho ringraziati perché si sono messi alla prova e hanno permesso a degli sconosciuti di entrare nel loro microcosmo per giudicarli. In un mondo ormai dominato dall’intelligenza artificiale, dal “tutto e subito”, dall’effimero e dal non-testo, hanno trasformato parole, immagini, disegni e filmati in storie avvincenti. 

Non è vero che i ragazzi non hanno nulla da dire: usano semplicemente altri linguaggi, e abbiamo il dovere di non sminuirli.

Quello che invece non ho fatto in tempo a dir loro era di lasciare spazio anche ai racconti belli, a piccoli squarci di luce. E di scrivere di più di questa terra, che c’è bisogno di storie dal Sud, credibili non perché ambientate in mondi lontani. Parlate dei nostri paesi, andate a conoscere le storie delle nostre montagne, scrivete storie di .#Calabria!

Grazie all’associazione Nuovi Orizzonti e @nataliaspano_it per la cura, l’attenzione e la pazienza con cui ha organizzato questa edizione, alla @metrocityrc per il sostegno costante a queste iniziative, agli altri componenti della giura, soprattutto a @ele_geria che è stata più generosa di me ma con cui ho condiviso gli stessi pensieri. E grazie a @robicaputo71 per la precisione con cui lavora, ma soprattutto perché legge i miei testi lunghi pur lamentandosi che sono lunghi. Foto a cura di La Fotografia
Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentr Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentro la borsa, assieme a caramelle, colori, vetri colorati, conchiglie. Metterò le mani in tasca e non ci sarà più un tuo elastico, un braccialetto, o un anellino.

Smetterai di addormentarti pizzicandomi il collo e di svegliarti chiamando mamma. 
Manca pochissimo e non sarò più capace di prenderti in braccio. Faccio già fatica a dire il vero. Però sembra passata una manciata di minuti da quando ti portavo in fascia. 
Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, il tempo della nostalgia. Un tempo che pensavo non sarebbe terminato mai, invece è passato. 

Ti vedo già che ti scosti quando provo a darti un bacio, farti una carezza. 
Mi restano pochissime mattine in cui avrai bisogno di me per allacciarti le scarpe, farti la coda. 
Non ci sarà più il tempo delle poesie lette ad alta voce o delle favole sussurrate  prima della buonanotte.
Giorno dopo giorno smetterai di chiedermi aiuto per fare ogni cosa e il gomitolo che ci tiene legate si srotolerà sempre più. Un centimetro dopo l’altro tirerai quel filo che ti porterà sempre un po’ più lontano da me. Verso la tua strada.

Ed è in questo momento che penso alla fatica che deve aver fatto mia madre a lasciarmi andare, per afferrare i miei sogni, o Comunque guardarli più da vicino. 
Vai, mi ha detto. 
Parti. 
Sogna.
Siì caparbia.
Ragiona con la tua testa.
Per questo le ho sempre detto grazie. 
Poi arriva un giorno che le mamme si fanno più piccole, dalle mamme prendiamo le distanze, vogliamo fare le cose a modo nostro, sbagliare a modo nostro. Anche qui dico grazie a mia mamma per avermi lasciato fare, lasciato sbagliare. Soprattutto per avermi permesso di percorrere sentieri meno battuti, strade alternative. 
Arriverà un giorno che anche tu, figlia mia, mi presenterai il conto. Come l’ho presentato io alla mia di mamma.
Ma oggi non è ancora quel giorno.
Oggi è ancora il tempo degli abbracci cuore a cuore, di addormentarsi mano nello mano.

Ancora un altro po’, giusto il tempo di abituarmi a fare senza. 
Della mamma che sa ogni cosa. Della mamma prima di ogni cosa.
#pensierisparsi #motherhood
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