Skip to content
Lo stretto indispensabile
  • Home
  • Chi sono
  • Consulenza di comunicazione
  • Lavora con me
    • Copywriting
    • Raccontati meglio
    • Social media strategy
    • Marketing Turistico
  • Facciamo due chiacchiere
  • Blog
  • Search Icon

Lo stretto indispensabile

Comunicazione & Marketing

rocca di pendetattilo
Viaggio nel borgo di Pentedattilo: cosa vedere

Viaggio nel borgo di Pentedattilo: cosa vedere

Febbraio 19, 2022 Mariarita Sciarrone

La Calabria è una casa in cui ti devi fermare.
Non potrai leggere nei miei scritti una Calabria vista di fretta, di sfuggita. Non potrò raccontarti un turismo mordi e fuggi, perché non saprei trovare neanche le parole.
Se vieni in viaggio in Calabria, qui ti devi sedere, devi essere curioso. Perché se non sei curioso, non troverai nulla. Se hai tempo da dedicarmi, ti accompagno in questo viaggio nel borgo di Pentedattilo, in una dimensione rurale, di una Calabria Segreta ancora per molti e ti racconto cosa vedere.

Arrivare qui è un po’ ridimensionarsi di fronte alla grandezza della natura.

Pentedattilo si trova nella punta meridionale della Calabria, a 25 km da Reggio Calabria. Ad avvolgere questo borgo, ricadente nel comune di Melito Porto Salvo, è il Monte Calvario: un’imponente montagna rocciosa a forma di cinque dita. Il nome di Pentedattilo (dal greco di pente – cinque – e dactilo – dito) e tutta la sua storia sono legati a questa montagna. Tra fascino e mistero.

È stato proprio a causa di questa montagna, infatti, che dagli anni ‘60 è iniziato lo spopolamento del borgo. A causa di questa montagna Pentedattilo è diventato un paese fantasma, ma è stato grazie ad essa che l’interesse verso questo luogo è cresciuto in modo esponenziale nel tempo, restituendogli bellezza, fascino e unicità. La morfologia di Pentedattilo, le case perfettamente incastonate tra le rocce, la montagna che è rimasta lì a custodire la memoria del borgo e le leggende che vi ruotano attorno hanno fatto il resto.

La strage degli Alberti – Viaggio nel borgo di Pentedattilo

A echeggiare lungo le vie di Pentedattilo sono miti e leggende, la più famosa è quella che riguarda la strage della famiglia Alberti avvenuta la notte della vigilia di pasqua del lontano 1686.

Al centro delle vicende ci sono due famiglie: quella degli Abenavoli, baroni di Montenbello Ionico e quella degli Alberti, Marchesi di Pentedattilo. La rivalità tra le due famiglie per questioni di confini, sembra cessare quando la Marchesa Antonietta Alberti viene promessa dal padre Domenico al barone Bernardino Abenavoli. In seguito alla morte del marchese Alberti, il suo successore – il figlio Lorenzo – non rispetta le volontà del padre e promette la sorella al cognato Don Petrillo Corte, figlio del Vicerè di Napoli. Non appena Bernardino viene a conoscenza del fidanzamento tra i due, impazzisce di rabbia e gelosia e decide di organizzare una vera e propria spedizione punitiva, uccidendo la notte di Pasqua tutti i familiari della marchesa Antonietta. Gli unici ad essere risparmiati sono i due futuri sposi. Don Petrillo viene preso in ostaggio e la marchesa rapita dal conte Abenavoli. Il Vicerè di Napoli, saputo della strage, manda una spedizione militare in Calabria per liberare il figlio e catturare gli esecutori della strage, le cui teste vengono tagliate e appese ai merli del castello di Pentedattilo. Il barone di Montebello fugge, invece, con Antonietta, lasciandola però in un convento a Reggio Calabria, prima di scappare per Malta. Bernardino muore in battaglia nell’agosto del 1692, mentre Antonietta trascorre il resto della sua esistenza nel convento di clausura, logorata dal senso di colpa per quanto accaduto.

Pentedattilo – cosa vedere

C’è chi arriva qui, fa una passeggiata veloce, scatta due foto, compra una calamita e poi se ne va. Non c’è altro, dicono. Invece, io dico che ti devi sedere.

Devi fermarti a parlare con Giorgio Ielo, custode della prima bottega artigiana che troverai quando arrivi al borgo di Pentedattilo e conoscere tutti i gatti che stanno attorno la sua bottega: i pentegatti.

All’interno della bottega ci sono dipinti raffiguranti Pentedattilo su supporti di pietra, vetro, ceramica, legno, ma anche gusci di cozze, realizzati dalla moglie Domy Pizzi. E mentre ti perdi in questo mondo colorato, Giorgio sarà lì a raccontarti storie e leggende.

Entra nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e se è chiusa, siediti al belvedere a vedere la linea che separa il cielo dal mare.

Lì sicuramente incontrerai Claude Ghio, che ogni mattina suona le campane della chiesa. La sua storia ha origini calabresi, ma si sviluppa in Francia. Il ritorno in Calabria è nato per un bisogno di ritrovare le proprie origini.

A Pentedattilo ci sono diverse botteghe artigiane. Purtroppo non sono sempre aperte.

C’è la bottega di Emilia Malaspina, con all’interno oggettistica e un museo delle tradizioni popolari. Una stanza piccola che apre le porte ad un mondo antico, con gli abiti da sposa dei genitori di Emilia, la tavola ricoperta da una candida tovaglia di fiandra e apparecchiata con pentolame e stoviglie di un tempo. “Un angolo familiare” che sa di casa.

E ancora, la bottega del legno dove Donato Stelitano lavora ed intaglia il legno come si faceva una volta. Donato, figlio di Girolamo, viene da Roghudi, un altro borgo fantasma.

Nella bottega artigiana del legno, vengono realizzati cucchiai di uso quotidiano, mestoli, taglieri, collari per le capre, bastoni e musulupare.

La Musulupara è uno stampo di legno, che riproduce figure antropomorfe e che viene utilizzato per pressare un formaggio primo sale tipico dell’area grecanica, chiamato musulupa. La particolarità di questo formaggio è che si fa solo la Domenica delle Palme e viene regalato dall’uomo alla donna come segno di abbondanza e felicità. In questa bottega ci sono anche saponi artigianali, realizzati da Giusy Siviglia.

C’è poi l’Artigianato Danisia di Daniela Lorenzi. Ho letto la storia di Daniela recentemente, in un’intervista su un periodico locale e mi aveva colpito il fatto che di lei si parlasse come un’entità astratta. Sono andata a Pentedattilo anche per conoscerla. Ed ho scoperto un mondo fatto di macramè e ginestra. Daniela è un’artigiana, il padre di Bolzano, la madre calabrese. Di recente si è trasferita a Pentedattilo.

Un’altra storia di ritorno alla natura, di occhi che si illuminano guardando il paesaggio fuori dalla finestra, di chi si sente privilegiato per poter svegliarsi qui ogni mattina.
All’interno del suo laboratorio tessile, Daniela Lorenzi realizza accessori e complementi d’arredo unici, in macramè, lana, ginestra e utilizzando la tecnica Mapuche, tessitura latino americana.

Sali fino ai ruderi del castello, di ritorno fermati nella panchina dei baci e perditi nell’immensità davanti a te.

Devi, infine lasciarti guidare e scoprire cosa c’è intorno. Gli altri borghi dell’Area Grecanica, ad esempio. Tra i più suggestivi Gallicianò, Roghudi Vecchio, Palizzi e Bova e poi seguire gli itinerari, come quello dell’Amendolea, il Sentiero dell’inglese, le escursioni . Ché i borghi non vanno visitati, vanno vissuti. Devi conoscere i nomi delle persone, ma anche i cognomi.
Tu, solo fermati.

Pentedattilo per bambini

La domanda che mi viene posta più spesso è se il borgo di Pentedattilo è un posto per bambini. Ed io rispondo sempre allo stesso modo: dipende.

È un luogo per bambini se i genitori hanno spirito di adattamento, se i bambini sono abituati a stare fuori. Sicuramente è uno di quei luoghi dove ogni bambino può davvero scoprire la natura e la dimensione rurale.


Pentedattilo – dove mangiare

A Pentedattilo non ci sono ristoranti, trattorie o cose simili, ma è comunque possibile provare la cucina contadina. Però se pensi di arrivare qui e sederti a tavola senza prenotare, hai sbagliato luogo. In ogni caso possono capitarti delle fortune immense, com’è successo a me tutte le volte che ho avuto l’occasione fortuita di sedermi ad una tavola imbandita, ora sotto un cielo stellato, ora di fronte un tramonto appassionato e in ultimo su una terrazza affacciata nel blu. Devi però essere curioso, dicevamo. Se non sei curioso, non saprai mai che nel tavolo accanto al tuo c’è uno che viene dal Cilento, uno da Firenze, uno da Catania. Tutti affascinati da questo borgo, loro.
Devi lasciarti guidare dalla musica, chiedere permesso e entrare dove ci sono le porte aperte. Ti devi fermare, lasciarti baciare. Dal vento, dalla poesia, dal vino.

Borgo di Pentedattilo - pranzo a Casa Rossella -

Ma dove mangiare a Pentedattilo, ti starai chiedendo?

Per mangiare a Pentedattilo puoi avere due possibilità: telefonare alla signora Rossella o recarti sul posto, augurandoti di avere la fortuna che ho avuto io. Quel giorno ero lì di passaggio, volevo solo fare una passeggiata, complice una bellissima giornata di sole di febbraio. Il profumo di cipolla, mischiata a patate, risate e rumore di stoviglie mi hanno richiamato a scendere le scale. Mia figlia a dire il vero mi ha preceduto, come sempre. Ed è lei che ha trovato la porta aperta di casa Rossella, varcando l’uscio nel modo più naturale possibile. Non avevamo prenotato e naturalmente non c’era posto, ma “dove mangiano 8, mangiano 10. Se vi accontentate vi apparecchio un tavolino lì“. Quello che successe nelle due ore successive, per noi è stato semplicemente un privilegio. Pranzare all’aperto, gustare prodotti genuini, verdure che sanno di verdure, la pasta che faceva mia nonna, il mare a fare da cornice perfetta. Non potevamo desiderare altro.

Borgo di Pentedattilo - Casa Rossella

La storia di Rossella è una di quelle storie raccontate nei documentari e un po’ da tutti quelli che sono passati di qui e hanno voluto conoscere com’è vivere in un paese abbandonato. Perché quando negli anni ’80 Rossella ha deciso di lasciare Viterbo e trasferirsi in Calabria, in questo borgo sperduto e disabitato, dove non c’erano botteghe artigiane e ancora non si faceva ospitalità diffusa, poteva sembrare davvero da pazzi. Per lei no, per Rossella tutto è avvenuto in modo naturale. E da allora non l’ha più lasciato, restituendo al borgo di Pentedattilo la vita. Lo ha fatto lei, lo hanno fatto i volontari dell’Associazione Pro Pentedattilo, lo ha fatto chi ha aperto le botteghe artigiane, chi ha iniziato a fare ospitalità diffusa come quella della Case Rurali Pentadittlo e chi poi, come Rossella, ha deciso di venire a vivere qui.

Grazie a loro che hanno scommesso su questo borgo, che hanno investito denaro, energie, ma soprattutto tempo. Grazie a chi si è dedicato, ha messo in campo idee, progetti, grazie a tutto questo, Pentedattilo è tornato a vivere. La strada è ancora lunga, ma è stato fatto molto.

Pentedattilo – dove dormire

Nel borgo di Pentedattilo viene praticata l’ospitalità diffusa. Non ci sono alberghi, però si può dormire scegliendo di affittare una casa, o soltanto una stanza.

A praticare ospitalità diffusa nel borgo ci sono Francesco Praticò con le Case Rurali e Casa Rossella che mette a disposizione due appartamenti.

Dormire qui vuol dire riappropiarsi del tempo e dello spazio, addormentarsi e svegliarsi ascoltando solo i suoni della natura.

Come arrivare a Pentedattilo

Il modo migliore per raggiungere Pentedattilo, è la macchina, percorrendo la strada statale 106 in direzione Melito Porto Salvo. Per entrare al Borgo devi lasciare la macchina fuori dal borgo e percorrere un tratto di strada piedi.

Ci sono viaggiatori che raggiungono Pentedattilo a piedi, sulle orme di Edward Lear che nel 1847 percorse i borghi della Calabria camminando (il suo racconto si trova nel libro ”Diario di un viaggio a piedi”). Per arrivare nel borgo di Pentedattilo a piedi, si può arrivare in treno fino a Melito Porto Salvo e poi percorrere la strada che conduce al borgo, per circa 12 km.

Info utili e indirizzi per visitare Pendetattilo

Escursioni e trekking a Pentedattilo

  • Naturaliter. Cel 347 3046799. Tra le guide Giuseppe Battaglia (Guida AIGAE e Guida Ufficiale del Parco Nazionale dell’Aspromonte)
  • Passi Narranti. Noemi Evoli e Andrea Ciulla (Guide Ufficiali del Parco dell’Aspromonte) cel 3888610184. Ogni settimana Noemi e Andrea organizzano percorsi a piedi alla scoperta dei sentieri nel cuore delll’Aspromonte.
  • Calabria Etnica. Per itinerari personalizzati contatta Francesco Praticò +39.329.36.49.711 info@calabriaetnica.com
  • Il giardino di Morgana. Per percorsi di trekking urbano e archeologico puoi contattare Domenico Guarna (Guida Ambientale Aigae) cel 348 9308724.

Mangiare a Pentedattilo

  • Casa Rossella (ospitalità diffusa) – Borgo di Pentedattilo. Rosella Aquilanti cel 340 746 3173. A Casa Rossella viene offerta una cucina contadina. Piatti poveri e cibo a km0.
  • Agriturismo I Mille Sapori – Via Provinciale, 42 89063 – Pentidattilo Melito di Porto Salvo (RC) tel. 0965787429 | 3687472599. Per onestà devo dire di esserci stata solo una volta molti anni fa. Lo consiglio a chi cerca la comodità e cerca un posto adatto anche ai bambini.

Nei dintorni:

  • Azienda Agrituristica “Il Bergamotto” . Loc. Amendolea snc, 89030 Condofuri RC – tel 0965727213 | cell 3476012338.
  • Agriturismo del Pozzo. Contrada Linni, 18 – 89035 Bova Marina (RC) cel 347 4229800 – 338 2593125

Eventi a Pentedattilo

Pentedattilo Film Festival

Festival internazionale dei cortometraggi. Dopo un paio di anni di assenza, il Pentedattilo Film Festival torna dal 18 al 22 agosto 2022. Un cinema all’aperto in uno scenario indescrivibile.

Paleariza

Uno dei più importanti eventi nazionali di musica etnica. Premiato nel 2011 dal Ministero del Turismo con il marchio “Patrimonio d’Italia”, oggi è un marchio d’area, un progetto di turismo responsabile e un percorso di lettura della Calabria Greca.

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


viaggi a sud

Post navigation

PREVIOUS
Raccontati meglio!
NEXT
Una guida local di Palermo

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA


lostretto__indispensabile

✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
#cicloneharry 
Emergenza Climatica Calabria
Emergenza Climatica Sicilia 
Emergenza Climatica Sardegna
Seguimi su Instagram

CATEGORIE BLOG

  • Blog
  • Contatti
  • Lavora con me

Restiamo in contatto

  • Blog
  • Contatti
  • La mia newsletter
  • Raccontati meglio

Lo Stretto Indispensabile

Comunicazione e Marketing
di Maria Margherita Sciarrone
P.IVA 03033720800

Privacy PolicyCookie Policy

Chiacchieriamo sui social

Facebook RSS LinkedIn

  • Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine
  • Guida agli eventi di Reggio Calabria ad agosto
  • Una guida local di Palermo
  • Viaggio nel borgo di Pentedattilo: cosa vedere
  • Raccontati meglio!
© 2026   Lo Stretto Indispensabile - Tutti i diritti riservati