Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine
Se mi chiedi cosa rende davvero unica Reggio Calabria, ti risponderò sempre il legame con lo Stretto di Messina. Dello Stretto ne ho parlato in ogni luogo e ho persino registrato il marchio che dà il nome a questo blog. Oggi però voglio parlati dei suoi piatti tipici. Perché prima ancora delle spiagge, dei Bronzi di Riace, della vista su Messina, è la tavola a raccontare l’identità più autentica di questa città a sud del sud. Una cucina di terra più che di mare, fatta di verdure, salumi autoctoni, paste povere, fritti e gelati dal sapore identitario.
Anche se non sono una food blogger o una guida gastronomica, racconto ogni giorno il territorio e mi sento spesso chiedere:
«Dove posso mangiare bene a Reggio?»
E io, puntualmente, rispondo con altre domande:
«Cosa vuoi mangiare? Qualcosa di veloce o una cena seduta? Dolce o salato? Tipico o rivisitato?»
Così ho pensato di rispondere una volta per tutte con questa guida dedicata non solo al dove mangiare a Reggio Calabria ma a cosa mangiare a Reggio Calabria in estate.
Scrivo questo post a luglio 2025, quindi privilegio le tipicità che puoi trovare in questo periodo, in piena stagione estiva. Alcuni piatti non sono disponibili tutto l’anno, ed è proprio questo a renderli ancora più speciali.
Non è una guida definitiva, anzi. Se sei un ristoratore, un artigiano del gusto, e pensi che manchi una specialità da non perdere, invitami a provarla. Sappi però che questa guida non dipende da alcuna collaborazione, ma è frutto della mia curiosità, del mio amore per la cucina locale, e del desiderio di far conoscere Reggio Calabria come la conosco io: attraverso quello che noi reggini mettiamo in tavola.
Se vuoi ringraziarmi per averti inserito in questa guida, puoi offrire un codice sconto a chi mi legge. Basta solo comunicarmelo.
Indice rapido
I fritti che sanno di casa
Partiamo da quello che per me è il simbolo dell’estate reggina: le frittelle di sciurilli. Se non sei del posto, sappi che i “sciurilli” sono i fiori di zucca. Nella loro forma più semplice, le frittelle sono vegan, croccanti fuori e morbide dentro, profumano di infanzia, di ricordi e naturalmente d’estate. Non si trovano facilmente nei menu, ma per fortuna ho scovato una versione davvero riuscita ai Fratelli La Bufala, in via Zecca. Qui sono ripiene di ricotta di bufala DOP e con una spolverata di pepe nero, fritte in tempura e servite calde. Un inizio perfetto.

E poi ci sono le polpette di melanzane, un altro grande classico dell’estate calabrese. Quelle dell’Hostaria dei Campi, in via Reggio Campi, sono le mie preferite: con mozzarella fusa e tanto basilico fresco, cucinate come le farebbe una nonna. Le polpette di verdure che adoro sono anche al Palazzo Correale e da Zio Fedele. Se parliamo di melanzane, apriamo un capitolo a parte. Le melanzane sono davvero un piatto principe della cucina reggina. Se trovi la parmigiana di melanzane dei tuoi sogni batti un colpo, io per il momento lascio vincere mamma.

Rosticceria e pizza: Reggio Sicilia andata e ritorno
Un’altra anima della città è la rosticceria, figlia di un confine che in realtà non esiste. Un vero abitante di Reggio Calabria, infatti, si definisce Strettese. La Sicilia qui si sente, si vede, si gusta. Da Luciano (ufficialmente Antica Rosticceria del Corso), ordino sempre il calzone pomodoro e mozzarella, rigorosamente fritto, ancora caldo nel sacchetto unto. E se vuoi completare l’opera prendi anche una mozzarella in carrozza.
Per la pizza al taglio vado da Rusty, zona Piazza Duomo, oppure al Panificio Murina, adiacente a Piazza del Popolo. Qui puoi chiedere la pizza piegata in due, con pomodoro, capperi e tanta mozzarella.
Se invece vuoi perderti nel mondo degli arancini – Palermo ti voglio bene ma qui l’arancino è maschio, – segnati Iconico in via Possidonea per iniziare, ma soprattutto Siamo Fritti, sul Corso Garibaldi. Qui trovi ogni variante: con ’nduja, con le melanzane, col pesce spada.
Salumi, formaggi e uno “sciauru” di tradizione
A Reggio Calabria, ma in generale in tutta la Calabria, c’è una fortissima tradizione legata ai salumi e ai formaggi. Non è solo ’nduja: ci sono capocollo, soppressata, pancetta, ricotta, caprino. pecorino, caciocavallo. E l’ideale, per assaggiarne una buona varietà, è ordinare un tagliere misto, magari accompagnato da un bicchiere di vino calabrese.

Quando non sono in città, mi piace provarli altrove: sulla costa tirrenica per esempio il mio posto preferito è Casa Vela a Scilla, mentre sul versante ionico amo molto gli antipasti a base di formaggi e salumi del Padre Eterno a Galati di Brancaleone, o quelli dell’azienda agricola Altomonte a (Gunì) Palizzi. Ma quando resto in città, il mio punto di riferimento è Sciauru in via Aschenez.
Qui troverai un tagliere composto da prodotti a km0, con una selezione ben curata: salumi dell’azienda “Sapori antichi d’Aspromonte” di Canolo, formaggi dell’azienda “La Collina Verde” di Brancaleone, composte e sottoli dell’azienda “Sapori della mia terra” di Bruzzano.
E poi c’è il nome stesso del locale, che dice già tutto: “sciauru”, che in reggino vuol dire “profumo”. È un termine dialettale fortemente legato al cibo, uno di quelli che sentivi da adolescente quando rientravi a casa veniva preparato il tuo piatto preferito. E tu pensavi: “Senti che sciauru.”
In questo piccolo bistrot io ho sempre trovato piatti dalla forte tradizione locale: parmigiana, polpette di carne al sugo, e il piatto “sciaru di arancinetti” da accompagnare con un’ottima selezione di vini calabresi.

Un altro indirizzo per un aperitivo all’insegna delle tipicità reggine è Adduma, in via Vittorio Veneto, a 150 mt circa dal Museo Archeologico. Ottima anche la selezione di carne.
Il pesce: quando c’è, lascia il segno
Reggio Calabria non è propriamente una città di pesce, nonostante il mare sia lì, presente come una bussola. Ma quando il pesce entra in cucina, lo fa con una forza semplice e popolare, che sa distinguersi.
Il vero protagonista del mare reggino è il pesce azzurro: alici, spatola, costardelle, pesce spada. Pesci che hanno da sempre fatto parte della dieta quotidiana, cucinati con pochi ingredienti, spesso fritti, passati in padella o trasformati in involtini. Gli involtini di pesce spada, ad esempio, sono tra le ricette più riconoscibili: sottili fettine arrotolate, farcite con mollica, prezzemolo e capperi, poi cotte sulla griglia o in padella. Le alici ‘mpanate provale a l ristorante Il Gabbiano, a Gallico. Non è proprio in centro, ma vale la deviazione. E poi ci sono le costardelle fritte, un piatto ancora più locale, più spartano. Una frittura croccante, servita spesso solo con sale, o nella variante con cipolla caramellata: una combinazione che, credimi, non dimentichi più. È un sapore jonico, che racconta storie di pescatori e famiglie numerose.
Un altro piatto identitaria sono i buccuni di mare (lumache di mare) con sugo piccante: io li mangio a Le Nasse “U’Bais”, in via Lemos. Per le cozze gratinate e gli involtini di pesce spada mi tuffo da Kalamare, in contrada Giunchi.
Se chiedi ad un messinese il soprannome di un reggino ti dirà molto probabilmente piscistoccari, che vuol dire venditori di pesce stocco. In cambio noi reggini abbiamo deciso di fare nostra qualche ricetta messinese. I locali specializzati nei piatti a base di stocco li trovi a Cittanova e Mammola (qui io vado sempre alla Taverna del Borgo), anche a Reggio puoi comunque degustare piatti a base di stocco. Due su tutti: insalata di stocco con pomodoro, cipolla, capperi, sedano, olive e mollica abbrustolita e pesce stocco alla ghiotta con capperi, olive, pinoli, pomodoro, cipolle, patate. In queste versione mangiamo anche il pescespada.

Primi piatti
Se parliamo di primi piatti, c’è un nome su tutti che voglio scrivere: la carbonara di pesce spada del Baylik. Ha tutto quello che ti aspetti: uovo, pepe, mantecatura vellutata. Ma al posto del guanciale c’è il pesce spada affumicato.

E infine c’è lei, la stroncatura. Un tempo era considerata un piatto povero, fatto con gli scarti della molitura che venivano “spazzati” e recuperati per preparare una pasta molto grezza. Il termine stesso, struncatura, richiama l’idea di qualcosa di spezzato, di irregolare.
Per anni è stata venduta sottobanco, perché non rispondeva ai criteri igienici. Oggi invece viene prodotta legalmente, in sicurezza, ma conserva quella ruvidità autentica, che trattiene il condimento in modo straordinario. La trovi spesso condita in modo semplice, con pomodorini freschi, acciughe, aglio, peperoncino e pangrattato. Io l’ho mangiata con grande soddisfazione alla Drogheria Culinaria, ma la trovi anche da Zio Fedele Bistrot. Una versione gourmet è al Calabrillo con tocchetti di spada, aglio, olive nere e pangrattato (special tips di Patrizia Riso). Sempre al Calabrillo prova un altro classico della tradizione il Kalaspada, panino con il pesce spada, melanzane alla griglia, pomodoro fresco e olive verdi schiacciate.
Il paradiso dei golosi: dolci, granite e gelati
Se c’è una cosa che, se vieni a Reggio Calabria, devi assolutamente provare, sono i dolci e le granite. Anche in questo caso, l’influenza è chiaramente siciliana. Ce ne accorgiamo dal modo in cui si presentano, si preparano, si servono. Ma le specialità reggine, anche nel mondo dei dolci, esistono e vanno raccontate.
Sul fronte gelato, non ti dirò quale sia la gelateria migliore della città, ma ti dirò i gusti che non puoi non assaggiare. Primo fra tutti: la Crema Reggina.
Un gusto tutto nostro, identitario, nato proprio qui. La sua invenzione si deve al maestro Giuseppe Caridi, titolare dell’allora pasticceria “Caridi e Laganà”. È lui che, secondo tradizione, mentre stava preparando una crema pasticcera si accorse di non avere abbastanza farina per amalgamare l’impasto. Provò con il rum, abbondò, e ne venne fuori una consistenza particolare. All’assaggio rimase stupito: era buona, profumata, diversa. Da lì nacque la Crema Reggina, decorata con scaglie di cioccolato e canditi, e proposta in versione gelato.
Oggi la trovi un po’ ovunque in città, ma l’originale è ancora servita dalle Sorelle Caridi, che portano avanti la tradizione del padre. Da provare qui anche le granite artigianali: mandorla tostata limone, gelsi – da consumare rigorosamente con panna montata e brioche col tuppo. Se puoi, fanne colazione. Non c’è niente di più reggino.

Se invece sei in zona lungomare, il Gelato Cesare è una tappa obbligatoria. Non ha bisogno di presentazioni: è parte dell’identità cittadina quanto i bronzi di riace o i tramonti sullo Stretto. Difficile scegliere un gusto solo, ma se posso darti un consiglio: prova il Bergamotto di Reggio Calabria. È fresco, aromatico, pulito. E, cosa non scontata, vegano. Cesare ha una proposta molto ampia in questo senso – parliamo di almeno una dozzina di gusti senza derivati animali – tra cui anche il mango di Catona, che personalmente amo molto.
Alla gelateria Tre Bottoni devi assolutamente provare il gusto Biondo di Caulonia. Un agrume che stava per sparire, salvato da una giovane imprenditrice calabrese, Ilaria Campisi, che ha avuto la visione (e il coraggio) di ridare valore a una varietà locale dimenticata. Il risultato è un gelato delicato, dal profumo agrumato e persistente, che racconta perfettamente la Calabria di chi resiste, coltiva e innova. Se vuoi conoscere la sua storia, l’ho raccontata su Avvenire di Calabria.
In generale, la brioche con gelato è un must di Reggio Calabria, per molti un degno sostituto di un pranzo.

Per gustare una brioche con gelato artigianale, seduti vista mare, c’è la Gelateria Sottozero. Io qui adoro anche le monoprozioni di semifreddo artigianali.
Se hai voglia di un dolce più classico, puoi attraversare lo Stretto e andare a Messina… oppure restare a Reggio e fermarti alla Pasticceria Orlando, in piazza Carmine. I loro cannoli sono uno dei pochi esempi fedeli all’originale siciliano: cialda croccante riempita al momento con ricotta e gocce di cioccolato. Consiglio spassionato: mangialo lì, sul posto.
E se stai cercando un dolce che omaggia Reggio Calabria e ne esalti gli aromi più autentici, c’è un nome che devi segnarti: Pasticceria La Mimosa in piazza Sant’Anna. Qui il maestro pasticcere Angelo Musolino ha creato due dolci iconici che rappresentano la città:
- La Bergamotta, un lievitato aromatizzato al bergamotto con farina di mandorle, farina di mais e ricoperto da una glassa di cioccolato al bergamotto di Reggio Calabria.
- La Fiamma di San Paolo, un piccolo dolce di pasta di mandorla aforma di fiamma. La base è quella di una pasta secca ma con una consistenza più morbida grazie al bergamotto di Reggio Calabria e all’arancia Belladonna.

E veniamo al caffè che a Reggio naturalmente è sempre “pavatu” ma se vuoi qualcosa di più goloso allora devi assaggiare il Caffè shakerato. L’originale da trent’anni è quello della gelateria Fragomeni.
Non solo cibo: una tipicità che non si mangia (ma sazia lo stesso)
C’è una tipicità reggina che non si trova nei piatti, ma che merita comunque un posto in questa guida. Non ha sapore, ma ha un profumo tutto suo. Non la puoi ordinare, ma puoi sceglierla ogni sera. Il tramonto sullo Stretto.
A Reggio Calabria, i tramonti sono parte dell’esperienza gastronomica. Quando il sole scende dietro le montagne e il cielo si colora d’arancio, rosso e blu profondo, tutto rallenta. È il momento in cui anche chi ha vissuto qui tutta la vita si ferma. Lo sguardo va verso l’Etna, le navi passano lente, e l’aria profuma di sale e fiori di zagara.

Se vuoi gustarlo appieno, scendi in via Marina Bassa, fermati al Piro Piro, gusta una delle prelibatezza tra ristorante e pizzerie e goditi lo spettacolo. È una delle esperienze che più consiglio, soprattutto a chi viene per la prima volta.
Per il dopo cena da Zio Fedele e ordina un Bergamotto Spritz con prosecco dry, liquore al bergamotto, bergotto, oppure cerca nel menù la sezione “i nostri calabresi”.
Al Circolo Nautico di Pentimele, gestisto dalla pizzeria Pasqualino, lo spritz al bergamotto è a base di rosolio al bergamotto, prosecco e bergotto.

Oppure, se sei amante della birra artigianale, in pieno centro storico trovi Funky Drop in via Zecca, prouttore di birra artigianale non pastorizzata e non filtrata. Io amo accompagnarle con le alette di pollo super speziate (non una tipicità calabrese ma ottime con le birre artigianali calabresi).
Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione. In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto? LAVORA CON ME