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Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine

Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine

Luglio 8, 2025 Mariarita Sciarrone

Se mi chiedi cosa rende davvero unica Reggio Calabria, ti risponderò sempre il legame con lo Stretto di Messina. Dello Stretto ne ho parlato in ogni luogo e ho persino registrato il marchio che dà il nome a questo blog. Oggi però voglio parlati dei suoi piatti tipici. Perché prima ancora delle spiagge, dei Bronzi di Riace, della vista su Messina, è la tavola a raccontare l’identità più autentica di questa città a sud del sud. Una cucina di terra più che di mare, fatta di verdure, salumi autoctoni, paste povere, fritti e gelati dal sapore identitario.

Anche se non sono una food blogger o una guida gastronomica, racconto ogni giorno il territorio e mi sento spesso chiedere:

«Dove posso mangiare bene a Reggio?»
E io, puntualmente, rispondo con altre domande:
«Cosa vuoi mangiare? Qualcosa di veloce o una cena seduta? Dolce o salato? Tipico o rivisitato?»

Così ho pensato di rispondere una volta per tutte con questa guida dedicata non solo al dove mangiare a Reggio Calabria ma a cosa mangiare a Reggio Calabria in estate.

Scrivo questo post a luglio 2025, quindi privilegio le tipicità che puoi trovare in questo periodo, in piena stagione estiva. Alcuni piatti non sono disponibili tutto l’anno, ed è proprio questo a renderli ancora più speciali.

Non è una guida definitiva, anzi. Se sei un ristoratore, un artigiano del gusto, e pensi che manchi una specialità da non perdere, invitami a provarla. Sappi però che questa guida non dipende da alcuna collaborazione, ma è frutto della mia curiosità, del mio amore per la cucina locale, e del desiderio di far conoscere Reggio Calabria come la conosco io: attraverso quello che noi reggini mettiamo in tavola.

Se vuoi ringraziarmi per averti inserito in questa guida, puoi offrire un codice sconto a chi mi legge. Basta solo comunicarmelo.

Indice rapido

I Fritti che sanno di casa

Rosticceria e pizza al taglio

Salumi e formaggi

Pesce

Primi piatti

Dolcezze del palato

Sorsi al tramonto

I fritti che sanno di casa

Partiamo da quello che per me è il simbolo dell’estate reggina: le frittelle di sciurilli. Se non sei del posto, sappi che i “sciurilli” sono i fiori di zucca. Nella loro forma più semplice, le frittelle sono vegan, croccanti fuori e morbide dentro, profumano di infanzia, di ricordi e naturalmente d’estate. Non si trovano facilmente nei menu, ma per fortuna ho scovato una versione davvero riuscita ai Fratelli La Bufala, in via Zecca. Qui sono ripiene di ricotta di bufala DOP e con una spolverata di pepe nero, fritte in tempura e servite calde. Un inizio perfetto.

E poi ci sono le polpette di melanzane, un altro grande classico dell’estate calabrese. Quelle dell’Hostaria dei Campi, in via Reggio Campi, sono le mie preferite: con mozzarella fusa e tanto basilico fresco, cucinate come le farebbe una nonna. Le polpette di verdure che adoro sono anche al Palazzo Correale e da Zio Fedele. Se parliamo di melanzane, apriamo un capitolo a parte. Le melanzane sono davvero un piatto principe della cucina reggina. Se trovi la parmigiana di melanzane dei tuoi sogni batti un colpo, io per il momento lascio vincere mamma.

Rosticceria e pizza: Reggio Sicilia andata e ritorno

Un’altra anima della città è la rosticceria, figlia di un confine che in realtà non esiste. Un vero abitante di Reggio Calabria, infatti, si definisce Strettese. La Sicilia qui si sente, si vede, si gusta. Da Luciano (ufficialmente Antica Rosticceria del Corso), ordino sempre il calzone pomodoro e mozzarella, rigorosamente fritto, ancora caldo nel sacchetto unto. E se vuoi completare l’opera prendi anche una mozzarella in carrozza.

Per la pizza al taglio vado da Rusty, zona Piazza Duomo, oppure al Panificio Murina, adiacente a Piazza del Popolo. Qui puoi chiedere la pizza piegata in due, con pomodoro, capperi e tanta mozzarella.

Se invece vuoi perderti nel mondo degli arancini – Palermo ti voglio bene ma qui l’arancino è maschio, – segnati Iconico in via Possidonea per iniziare, ma soprattutto Siamo Fritti, sul Corso Garibaldi. Qui trovi ogni variante: con ’nduja, con le melanzane, col pesce spada.

Salumi, formaggi e uno “sciauru” di tradizione

A Reggio Calabria, ma in generale in tutta la Calabria, c’è una fortissima tradizione legata ai salumi e ai formaggi. Non è solo ’nduja: ci sono capocollo, soppressata, pancetta, ricotta, caprino. pecorino, caciocavallo. E l’ideale, per assaggiarne una buona varietà, è ordinare un tagliere misto, magari accompagnato da un bicchiere di vino calabrese.

Quando non sono in città, mi piace provarli altrove: sulla costa tirrenica per esempio il mio posto preferito è Casa Vela a Scilla, mentre sul versante ionico amo molto gli antipasti a base di formaggi e salumi del Padre Eterno a Galati di Brancaleone, o quelli dell’azienda agricola Altomonte a (Gunì) Palizzi. Ma quando resto in città, il mio punto di riferimento è Sciauru in via Aschenez.

Qui troverai un tagliere composto da prodotti a km0, con una selezione ben curata: salumi dell’azienda “Sapori antichi d’Aspromonte” di Canolo, formaggi dell’azienda “La Collina Verde” di Brancaleone, composte e sottoli dell’azienda “Sapori della mia terra” di Bruzzano.

E poi c’è il nome stesso del locale, che dice già tutto: “sciauru”, che in reggino vuol dire “profumo”. È un termine dialettale fortemente legato al cibo, uno di quelli che sentivi da adolescente quando rientravi a casa veniva preparato il tuo piatto preferito. E tu pensavi: “Senti che sciauru.”

In questo piccolo bistrot io ho sempre trovato piatti dalla forte tradizione locale: parmigiana, polpette di carne al sugo, e il piatto “sciaru di arancinetti” da accompagnare con un’ottima selezione di vini calabresi.

Un altro indirizzo per un aperitivo all’insegna delle tipicità reggine è Adduma, in via Vittorio Veneto, a 150 mt circa dal Museo Archeologico. Ottima anche la selezione di carne.

Il pesce: quando c’è, lascia il segno

Reggio Calabria non è propriamente una città di pesce, nonostante il mare sia lì, presente come una bussola. Ma quando il pesce entra in cucina, lo fa con una forza semplice e popolare, che sa distinguersi.

Il vero protagonista del mare reggino è il pesce azzurro: alici, spatola, costardelle, pesce spada. Pesci che hanno da sempre fatto parte della dieta quotidiana, cucinati con pochi ingredienti, spesso fritti, passati in padella o trasformati in involtini. Gli involtini di pesce spada, ad esempio, sono tra le ricette più riconoscibili: sottili fettine arrotolate, farcite con mollica, prezzemolo e capperi, poi cotte sulla griglia o in padella. Le alici ‘mpanate provale a l ristorante Il Gabbiano, a Gallico. Non è proprio in centro, ma vale la deviazione. E poi ci sono le costardelle fritte, un piatto ancora più locale, più spartano. Una frittura croccante, servita spesso solo con sale, o nella variante con cipolla caramellata: una combinazione che, credimi, non dimentichi più. È un sapore jonico, che racconta storie di pescatori e famiglie numerose.

Un altro piatto identitaria sono i buccuni di mare (lumache di mare) con sugo piccante: io li mangio a Le Nasse “U’Bais”, in via Lemos. Per le cozze gratinate e gli involtini di pesce spada mi tuffo da Kalamare, in contrada Giunchi.

Se chiedi ad un messinese il soprannome di un reggino ti dirà molto probabilmente piscistoccari, che vuol dire venditori di pesce stocco. In cambio noi reggini abbiamo deciso di fare nostra qualche ricetta messinese. I locali specializzati nei piatti a base di stocco li trovi a Cittanova e Mammola (qui io vado sempre alla Taverna del Borgo), anche a Reggio puoi comunque degustare piatti a base di stocco. Due su tutti: insalata di stocco con pomodoro, cipolla, capperi, sedano, olive e mollica abbrustolita e pesce stocco alla ghiotta con capperi, olive, pinoli, pomodoro, cipolle, patate. In queste versione mangiamo anche il pescespada.

Primi piatti

Se parliamo di primi piatti, c’è un nome su tutti che voglio scrivere: la carbonara di pesce spada del Baylik. Ha tutto quello che ti aspetti: uovo, pepe, mantecatura vellutata. Ma al posto del guanciale c’è il pesce spada affumicato.

E infine c’è lei, la stroncatura. Un tempo era considerata un piatto povero, fatto con gli scarti della molitura che venivano “spazzati” e recuperati per preparare una pasta molto grezza. Il termine stesso, struncatura, richiama l’idea di qualcosa di spezzato, di irregolare.

Per anni è stata venduta sottobanco, perché non rispondeva ai criteri igienici. Oggi invece viene prodotta legalmente, in sicurezza, ma conserva quella ruvidità autentica, che trattiene il condimento in modo straordinario. La trovi spesso condita in modo semplice, con pomodorini freschi, acciughe, aglio, peperoncino e pangrattato. Io l’ho mangiata con grande soddisfazione alla Drogheria Culinaria, ma la trovi anche da Zio Fedele Bistrot. Una versione gourmet è al Calabrillo con tocchetti di spada, aglio, olive nere e pangrattato (special tips di Patrizia Riso). Sempre al Calabrillo prova un altro classico della tradizione il Kalaspada, panino con il pesce spada, melanzane alla griglia, pomodoro fresco e olive verdi schiacciate.

Il paradiso dei golosi: dolci, granite e gelati

Se c’è una cosa che, se vieni a Reggio Calabria, devi assolutamente provare, sono i dolci e le granite. Anche in questo caso, l’influenza è chiaramente siciliana. Ce ne accorgiamo dal modo in cui si presentano, si preparano, si servono. Ma le specialità reggine, anche nel mondo dei dolci, esistono e vanno raccontate.

Sul fronte gelato, non ti dirò quale sia la gelateria migliore della città, ma ti dirò i gusti che non puoi non assaggiare. Primo fra tutti: la Crema Reggina.

Un gusto tutto nostro, identitario, nato proprio qui. La sua invenzione si deve al maestro Giuseppe Caridi, titolare dell’allora pasticceria “Caridi e Laganà”. È lui che, secondo tradizione, mentre stava preparando una crema pasticcera si accorse di non avere abbastanza farina per amalgamare l’impasto. Provò con il rum, abbondò, e ne venne fuori una consistenza particolare. All’assaggio rimase stupito: era buona, profumata, diversa. Da lì nacque la Crema Reggina, decorata con scaglie di cioccolato e canditi, e proposta in versione gelato.

Oggi la trovi un po’ ovunque in città, ma l’originale è ancora servita dalle Sorelle Caridi, che portano avanti la tradizione del padre. Da provare qui anche le granite artigianali: mandorla tostata limone, gelsi – da consumare rigorosamente con panna montata e brioche col tuppo. Se puoi, fanne colazione. Non c’è niente di più reggino.

Se invece sei in zona lungomare, il Gelato Cesare è una tappa obbligatoria. Non ha bisogno di presentazioni: è parte dell’identità cittadina quanto i bronzi di riace o i tramonti sullo Stretto. Difficile scegliere un gusto solo, ma se posso darti un consiglio: prova il Bergamotto di Reggio Calabria. È fresco, aromatico, pulito. E, cosa non scontata, vegano. Cesare ha una proposta molto ampia in questo senso – parliamo di almeno una dozzina di gusti senza derivati animali – tra cui anche il mango di Catona, che personalmente amo molto.

Alla gelateria Tre Bottoni devi assolutamente provare il gusto Biondo di Caulonia. Un agrume che stava per sparire, salvato da una giovane imprenditrice calabrese, Ilaria Campisi, che ha avuto la visione (e il coraggio) di ridare valore a una varietà locale dimenticata. Il risultato è un gelato delicato, dal profumo agrumato e persistente, che racconta perfettamente la Calabria di chi resiste, coltiva e innova. Se vuoi conoscere la sua storia, l’ho raccontata su Avvenire di Calabria.

In generale, la brioche con gelato è un must di Reggio Calabria, per molti un degno sostituto di un pranzo.

Per gustare una brioche con gelato artigianale, seduti vista mare, c’è la Gelateria Sottozero. Io qui adoro anche le monoprozioni di semifreddo artigianali.

Se hai voglia di un dolce più classico, puoi attraversare lo Stretto e andare a Messina… oppure restare a Reggio e fermarti alla Pasticceria Orlando, in piazza Carmine. I loro cannoli sono uno dei pochi esempi fedeli all’originale siciliano: cialda croccante riempita al momento con ricotta e gocce di cioccolato. Consiglio spassionato: mangialo lì, sul posto.

E se stai cercando un dolce che omaggia Reggio Calabria e ne esalti gli aromi più autentici, c’è un nome che devi segnarti: Pasticceria La Mimosa in piazza Sant’Anna. Qui il maestro pasticcere Angelo Musolino ha creato due dolci iconici che rappresentano la città:

  • La Bergamotta, un lievitato aromatizzato al bergamotto con farina di mandorle, farina di mais e ricoperto da una glassa di cioccolato al bergamotto di Reggio Calabria.
  • La Fiamma di San Paolo, un piccolo dolce di pasta di mandorla aforma di fiamma. La base è quella di una pasta secca ma con una consistenza più morbida grazie al bergamotto di Reggio Calabria e all’arancia Belladonna.
Fiamma di San Paolo: dolce tipico reggino a base di pasta frolla aromatizzato al bergamotto

E veniamo al caffè che a Reggio naturalmente è sempre “pavatu” ma se vuoi qualcosa di più goloso allora devi assaggiare il Caffè shakerato. L’originale da trent’anni è quello della gelateria Fragomeni.

Non solo cibo: una tipicità che non si mangia (ma sazia lo stesso)

C’è una tipicità reggina che non si trova nei piatti, ma che merita comunque un posto in questa guida. Non ha sapore, ma ha un profumo tutto suo. Non la puoi ordinare, ma puoi sceglierla ogni sera. Il tramonto sullo Stretto.

A Reggio Calabria, i tramonti sono parte dell’esperienza gastronomica. Quando il sole scende dietro le montagne e il cielo si colora d’arancio, rosso e blu profondo, tutto rallenta. È il momento in cui anche chi ha vissuto qui tutta la vita si ferma. Lo sguardo va verso l’Etna, le navi passano lente, e l’aria profuma di sale e fiori di zagara.

Se vuoi gustarlo appieno, scendi in via Marina Bassa, fermati al Piro Piro, gusta una delle prelibatezza tra ristorante e pizzerie e goditi lo spettacolo. È una delle esperienze che più consiglio, soprattutto a chi viene per la prima volta.

Per il dopo cena da Zio Fedele e ordina un Bergamotto Spritz con prosecco dry, liquore al bergamotto, bergotto, oppure cerca nel menù la sezione “i nostri calabresi”.

Al Circolo Nautico di Pentimele, gestisto dalla pizzeria Pasqualino, lo spritz al bergamotto è a base di rosolio al bergamotto, prosecco e bergotto.

Oppure, se sei amante della birra artigianale, in pieno centro storico trovi Funky Drop in via Zecca, prouttore di birra artigianale non pastorizzata e non filtrata. Io amo accompagnarle con le alette di pollo super speziate (non una tipicità calabrese ma ottime con le birre artigianali calabresi).

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna tenere a mente i punti cardinali e poi osservare il faro, allungare lo sguardo fino al pilone che si trova dall’altra parte dello Stretto — non lo Stretto di Messina, ma quello di Scilla e Cariddi. 

«Siamo a Punta Pezzo. Nella regione dello Stretto. Noi guardiamo da sempre l’isola. La Sicilia è il nostro primo paesaggio interiorizzato. La prima nostalgia.» È così che si legge in uno dei post che animano il profilo Facebook della Piccola Biblioteca sul Mare. 

Dietro e dentro questo piccolo scrigno c’è l’anima di Patrizia Flecchia e un’iniziativa nata dal basso, che ha puntato sulla forza di autodeterminarsi per abitare poeticamente i luoghi. 

Tra le parole chiave di questo  progetto c’è il concetto di educazione diffusa:
I libri escono dai luoghi privati e vanno a incontrare spazi di comunità, per creare una condivisione fatta sia di intercultura che di intergenerazionalità. 

Affacciata sul mare, dentro e fuori da questo spazio i libri si possono leggere, prendere in prestito, vivere in prima persona. 

«Non siamo un’associazione per scelta, siamo solo una coppia che offre i propri libri e il proprio tempo. Non c’è circolazione di denaro, non abbiamo mai perso un libro, perché lavoriamo sulla fiducia» mi racconta Patrizia il giorno che ci siamo incontrate.

Con me ho portato un albo in donazione, la mia sete di raccontare storie e last bus not least mia figlia. 

Vederla disegnare su quella seggiolina, con lo Stretto davanti, mi ha ricordato una piccola me, cresciuta con lo sguardo sempre rivolto verso questo mare. 

Siamo uscite da qui con una busta piena di libri da leggere e tanta felicità. Poi ho scoperto di aver lasciato le luci accese della macchina. Apparentemente questa è un’altra storia ma a che fare molto con la comunità, il villaggio che è urgente ricreare e che si traduce anche nel ricevere aiuto in meno di dieci minuti. ♥️

👉La storia completa della Biblioteca sul Mare la trovare in edicola questa domenica su Avvenire di Calabria. 

#PiccolaBibliotecaSulMare #EducazioneDiffusa #libriinbici #StrettoDiScillaECarriddi 
#lostrettoindispensabile #avveniredicalabria 
Libri in bici 
Calabria virtuosa
Io la notte prima degli esami non me la ricordo af Io la notte prima degli esami non me la ricordo affatto. 
Non ricordo cosa ho mangiato, l’ultima persona con cui ho parlato al telefono, né i messaggi che ho inviato. Però ricordo bene le notti precedenti. Le notti di studio matto e disperato a casa di Valentina, trasferite in quella dépendance dietro casa sua, dove studiavamo, piangevamo, mangiavamo, ridevamo, ci disperavamo. 
Di quei giorni lì ricordo la mia ansia. E se oggi potessi parlare a quella ragazzina, le direi soltanto: “Fidati, è meglio quest’inquietudine che provi ora, rispetto alle ansie che ti aspettano negli anni a venire”. Ma forse non le direi nulla. Ché a quell’età, cosa vuoi ascoltare?
Di quei giorni lì, ricordo che non mi sono goduta un bel nulla. Volevo solo che finissero. Una sensazione che ritrovo anche sfogliando queste pagine di diario. Le apro cercando un indizio, qualcosa di bello. Qualcosa che non fosse solo pessimismo cosmico. Della notte prima degli esami non ho scritto molto, solo che non vedevo l’ora che passasse. Ed è forse per questo che non la ricordo affatto.

Ho scritto però moltissimo dei giorni precedenti. Le telefonate con Antonio, le lettere epistolari che scambiavo con Carla, Claudio che passava a trovarci. Il tentativo disperato di memorizzare più cose possibili nel minor tempo possibile, lo stoicismo vissuto solo sui libri di scuola, i temi scritti su fogli ripiegati a fisarmonica e ficcati dentro una cartuccera. 
E poi ricordo litigi, delusioni. Una classe spaccata in due. La percezione – probabilmente infondata – di una profonda ingiustizia. L’attacamento viscerale ad alcune persone, gli amori impossibili, quelli molto stupidi, le amicizie che poi si sono rivelate per la vita. 

Le notti prima degli esami sono state uno spartiacque. Tra la vita dei ragazzi e il mondo degli adulti. Erano le mie ultime notti da liceale. Oltre, c’era la mia futura vita da fuori sede.
C’era esasperazione, noi che volevamo essere al centro del mondo, e invece dovevamo arrenderci alla nostra piccolezza. Soprattutto c’era una grande inconsapevolezza della bellezza di quegli anni, di quei giorni. 

Oggi non ho molto da dire ai maturandi. Ma una cosa sì: tenete traccia. (continua 👉👇)
Venti cose che hanno reso speciale maggio 1. #Scil Venti cose che hanno reso speciale maggio
1. #Scilla, finalmente al mare.
2. Il vento di Pellaro e Bocale che per molti è insopportabile ma per me è infanzia felice.
3. A maggio sono stati 7 anni di partita iva. Forse dobbiamo festeggiare?
4. Il primo al bagno della stagione, evidentemente forzato.
5. Vedi punto 4.
6. La fumata bianca che mi riporta sempre agli anni in cui vivevo nel luogo dove accadono le cose, ma questo è un altro post.
7. Una giornata bellissima.
8. Finalmente un lavoretto scritto da te e che posso conservare. Liberate le maestre d’infanzia dai lavoretti che poi noi mamme abbiamo lo scrupolo di buttare!
9. Avevamo un sacco di arretrati da festeggiare e a maggio ci siamo riusciti,
10. E ci hai visti su dal cielo, a maggio ♥️
11. Lui continua a piantare, concimare, potare, noi continuiamo a far morire pure i cactus.
12. Quando ne ho occasione mi avvicino al mondo degli adolescenti per non dimenticare mai quando adolescente lo sono stata io.
13. Su questa sedia di plastica pensavo di essere una delle poche ad aver fantasticato, invece @larissamollace ci ha fatto un’installazione. Fino al 31 luglio potete visitarla gratuitamente al Palazzo della Cultura.
14. A Maggio ho concluso una delle docenze più sfidanti degli ultimi anni. Quella per cui ho stressato ogni settimana parenti e amici. Mi sembrava giusto rendere partecipi anche voi. 
15. Un posto bello bello, ma ve lo racconto dopo che ci avrò mangiato. 
16. A maggio di 7 anni fa progettavamo un viaggio a Gerusalemme. Un viaggio che non avremmo più fatto. La ragione è tutta qui. 
17. Dichiaro aperta la stagione degli aperitivi vista mare.
18. E quella degli aperitivi in spiaggia.
19. Il suo basilico è comunque sempre più bello del mio.
19. Maggio è stato anche pezzi di cuore riabbracciati ♥️.
Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acq Qualche tempo fa mia mamma mi comunica di aver acquistato i biglietti per il concerto di Claudio Baglioni che sarebbe stato il mese successivo. Stavo per acquistarli anche io quando mi accorgo, pochi minuti prima di premere il tasto acquista, che aveva acquistato un biglietto per dicembre 2026. Un anno e due mesi dopo. 
Quando glielo faccio notare riesce solo a dire:
“Speriamo che campo.”. 

Ma ci pensate quante cose possono succedere in un anno? Quanti imprevisti, intoppi, inciampi? 

Com’è che siamo arrivati ad avere le agende organizzate per i mesi e gli anni a venire? 

Mio malgrado, ci sono finita anche io in questo vortice.
Agenda dipendente, pochi momenti vuoti, weekend pieni di attività da smarcare. Persino a certe latitudini dove avevamo fatto della #vitalenta un manifesto.

Eppure non è sempre stato così. 

La riflessione completa di oggi non ci stava su Instagram. La trovate sul mio profilo Substack. 

Vi lascio il link in bio e nelle stories.
La citazione finale è dei miei amici di @weresouth ♥️
“Coltivate più la costanza della perfezione: scriv “Coltivate più la costanza della perfezione: scrivete ogni giorno, anche solo poche righe, e tornateci sopra con uno sguardo critico”.

Mi ero segnata tante cose da dire la scorsa settimana, durante la premiazione del concorso letterario @premioapolloschoolrc , ma quando parlo mi sfuggono i concetti. Di “scrivere sempre”, però, sono sicura di averglielo detto.

Negli ultimi due mesi ho rubato tempo al sonno per riuscire a leggere le parole spalmate su carta di questi giovani ragazzi nel pieno dell’adolescenza, un’età in cui una frase di troppo o una detta male può sbrindellare la loro anima in mille frammenti. 
In questo tempo ho immaginato i volti nascosti dietro quei racconti anonimi e inevitabilmente mi ci sono specchiata. Ho visto tutta l’esasperazione emotiva tipica di quegli anni, quando anche un sussurro può suonare come un  urlo di disperazione.

E poi li ho ringraziati perché si sono messi alla prova e hanno permesso a degli sconosciuti di entrare nel loro microcosmo per giudicarli. In un mondo ormai dominato dall’intelligenza artificiale, dal “tutto e subito”, dall’effimero e dal non-testo, hanno trasformato parole, immagini, disegni e filmati in storie avvincenti. 

Non è vero che i ragazzi non hanno nulla da dire: usano semplicemente altri linguaggi, e abbiamo il dovere di non sminuirli.

Quello che invece non ho fatto in tempo a dir loro era di lasciare spazio anche ai racconti belli, a piccoli squarci di luce. E di scrivere di più di questa terra, che c’è bisogno di storie dal Sud, credibili non perché ambientate in mondi lontani. Parlate dei nostri paesi, andate a conoscere le storie delle nostre montagne, scrivete storie di .#Calabria!

Grazie all’associazione Nuovi Orizzonti e @nataliaspano_it per la cura, l’attenzione e la pazienza con cui ha organizzato questa edizione, alla @metrocityrc per il sostegno costante a queste iniziative, agli altri componenti della giura, soprattutto a @ele_geria che è stata più generosa di me ma con cui ho condiviso gli stessi pensieri. E grazie a @robicaputo71 per la precisione con cui lavora, ma soprattutto perché legge i miei testi lunghi pur lamentandosi che sono lunghi. Foto a cura di La Fotografia
Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentr Un giorno smetterò di trovare i tuoi disegni dentro la borsa, assieme a caramelle, colori, vetri colorati, conchiglie. Metterò le mani in tasca e non ci sarà più un tuo elastico, un braccialetto, o un anellino.

Smetterai di addormentarti pizzicandomi il collo e di svegliarti chiamando mamma. 
Manca pochissimo e non sarò più capace di prenderti in braccio. Faccio già fatica a dire il vero. Però sembra passata una manciata di minuti da quando ti portavo in fascia. 
Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, il tempo della nostalgia. Un tempo che pensavo non sarebbe terminato mai, invece è passato. 

Ti vedo già che ti scosti quando provo a darti un bacio, farti una carezza. 
Mi restano pochissime mattine in cui avrai bisogno di me per allacciarti le scarpe, farti la coda. 
Non ci sarà più il tempo delle poesie lette ad alta voce o delle favole sussurrate  prima della buonanotte.
Giorno dopo giorno smetterai di chiedermi aiuto per fare ogni cosa e il gomitolo che ci tiene legate si srotolerà sempre più. Un centimetro dopo l’altro tirerai quel filo che ti porterà sempre un po’ più lontano da me. Verso la tua strada.

Ed è in questo momento che penso alla fatica che deve aver fatto mia madre a lasciarmi andare, per afferrare i miei sogni, o Comunque guardarli più da vicino. 
Vai, mi ha detto. 
Parti. 
Sogna.
Siì caparbia.
Ragiona con la tua testa.
Per questo le ho sempre detto grazie. 
Poi arriva un giorno che le mamme si fanno più piccole, dalle mamme prendiamo le distanze, vogliamo fare le cose a modo nostro, sbagliare a modo nostro. Anche qui dico grazie a mia mamma per avermi lasciato fare, lasciato sbagliare. Soprattutto per avermi permesso di percorrere sentieri meno battuti, strade alternative. 
Arriverà un giorno che anche tu, figlia mia, mi presenterai il conto. Come l’ho presentato io alla mia di mamma.
Ma oggi non è ancora quel giorno.
Oggi è ancora il tempo degli abbracci cuore a cuore, di addormentarsi mano nello mano.

Ancora un altro po’, giusto il tempo di abituarmi a fare senza. 
Della mamma che sa ogni cosa. Della mamma prima di ogni cosa.
#pensierisparsi #motherhood
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