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Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine

Dove mangiare a Reggio Calabria in estate: guida (sentimentale) alle specialità reggine

Luglio 8, 2025 Mariarita Sciarrone

Se mi chiedi cosa rende davvero unica Reggio Calabria, ti risponderò sempre il legame con lo Stretto di Messina. Dello Stretto ne ho parlato in ogni luogo e ho persino registrato il marchio che dà il nome a questo blog. Oggi però voglio parlati dei suoi piatti tipici. Perché prima ancora delle spiagge, dei Bronzi di Riace, della vista su Messina, è la tavola a raccontare l’identità più autentica di questa città a sud del sud. Una cucina di terra più che di mare, fatta di verdure, salumi autoctoni, paste povere, fritti e gelati dal sapore identitario.

Anche se non sono una food blogger o una guida gastronomica, racconto ogni giorno il territorio e mi sento spesso chiedere:

«Dove posso mangiare bene a Reggio?»
E io, puntualmente, rispondo con altre domande:
«Cosa vuoi mangiare? Qualcosa di veloce o una cena seduta? Dolce o salato? Tipico o rivisitato?»

Così ho pensato di rispondere una volta per tutte con questa guida dedicata non solo al dove mangiare a Reggio Calabria ma a cosa mangiare a Reggio Calabria in estate.

Scrivo questo post a luglio 2025, quindi privilegio le tipicità che puoi trovare in questo periodo, in piena stagione estiva. Alcuni piatti non sono disponibili tutto l’anno, ed è proprio questo a renderli ancora più speciali.

Non è una guida definitiva, anzi. Se sei un ristoratore, un artigiano del gusto, e pensi che manchi una specialità da non perdere, invitami a provarla. Sappi però che questa guida non dipende da alcuna collaborazione, ma è frutto della mia curiosità, del mio amore per la cucina locale, e del desiderio di far conoscere Reggio Calabria come la conosco io: attraverso quello che noi reggini mettiamo in tavola.

Se vuoi ringraziarmi per averti inserito in questa guida, puoi offrire un codice sconto a chi mi legge. Basta solo comunicarmelo.

Indice rapido

I Fritti che sanno di casa

Rosticceria e pizza al taglio

Salumi e formaggi

Pesce

Primi piatti

Dolcezze del palato

Sorsi al tramonto

I fritti che sanno di casa

Partiamo da quello che per me è il simbolo dell’estate reggina: le frittelle di sciurilli. Se non sei del posto, sappi che i “sciurilli” sono i fiori di zucca. Nella loro forma più semplice, le frittelle sono vegan, croccanti fuori e morbide dentro, profumano di infanzia, di ricordi e naturalmente d’estate. Non si trovano facilmente nei menu, ma per fortuna ho scovato una versione davvero riuscita ai Fratelli La Bufala, in via Zecca. Qui sono ripiene di ricotta di bufala DOP e con una spolverata di pepe nero, fritte in tempura e servite calde. Un inizio perfetto.

E poi ci sono le polpette di melanzane, un altro grande classico dell’estate calabrese. Quelle dell’Hostaria dei Campi, in via Reggio Campi, sono le mie preferite: con mozzarella fusa e tanto basilico fresco, cucinate come le farebbe una nonna. Le polpette di verdure che adoro sono anche al Palazzo Correale e da Zio Fedele. Se parliamo di melanzane, apriamo un capitolo a parte. Le melanzane sono davvero un piatto principe della cucina reggina. Se trovi la parmigiana di melanzane dei tuoi sogni batti un colpo, io per il momento lascio vincere mamma.

Rosticceria e pizza: Reggio Sicilia andata e ritorno

Un’altra anima della città è la rosticceria, figlia di un confine che in realtà non esiste. Un vero abitante di Reggio Calabria, infatti, si definisce Strettese. La Sicilia qui si sente, si vede, si gusta. Da Luciano (ufficialmente Antica Rosticceria del Corso), ordino sempre il calzone pomodoro e mozzarella, rigorosamente fritto, ancora caldo nel sacchetto unto. E se vuoi completare l’opera prendi anche una mozzarella in carrozza.

Per la pizza al taglio vado da Rusty, zona Piazza Duomo, oppure al Panificio Murina, adiacente a Piazza del Popolo. Qui puoi chiedere la pizza piegata in due, con pomodoro, capperi e tanta mozzarella.

Se invece vuoi perderti nel mondo degli arancini – Palermo ti voglio bene ma qui l’arancino è maschio, – segnati Iconico in via Possidonea per iniziare, ma soprattutto Siamo Fritti, sul Corso Garibaldi. Qui trovi ogni variante: con ’nduja, con le melanzane, col pesce spada.

Salumi, formaggi e uno “sciauru” di tradizione

A Reggio Calabria, ma in generale in tutta la Calabria, c’è una fortissima tradizione legata ai salumi e ai formaggi. Non è solo ’nduja: ci sono capocollo, soppressata, pancetta, ricotta, caprino. pecorino, caciocavallo. E l’ideale, per assaggiarne una buona varietà, è ordinare un tagliere misto, magari accompagnato da un bicchiere di vino calabrese.

Quando non sono in città, mi piace provarli altrove: sulla costa tirrenica per esempio il mio posto preferito è Casa Vela a Scilla, mentre sul versante ionico amo molto gli antipasti a base di formaggi e salumi del Padre Eterno a Galati di Brancaleone, o quelli dell’azienda agricola Altomonte a (Gunì) Palizzi. Ma quando resto in città, il mio punto di riferimento è Sciauru in via Aschenez.

Qui troverai un tagliere composto da prodotti a km0, con una selezione ben curata: salumi dell’azienda “Sapori antichi d’Aspromonte” di Canolo, formaggi dell’azienda “La Collina Verde” di Brancaleone, composte e sottoli dell’azienda “Sapori della mia terra” di Bruzzano.

E poi c’è il nome stesso del locale, che dice già tutto: “sciauru”, che in reggino vuol dire “profumo”. È un termine dialettale fortemente legato al cibo, uno di quelli che sentivi da adolescente quando rientravi a casa veniva preparato il tuo piatto preferito. E tu pensavi: “Senti che sciauru.”

In questo piccolo bistrot io ho sempre trovato piatti dalla forte tradizione locale: parmigiana, polpette di carne al sugo, e il piatto “sciaru di arancinetti” da accompagnare con un’ottima selezione di vini calabresi.

Un altro indirizzo per un aperitivo all’insegna delle tipicità reggine è Adduma, in via Vittorio Veneto, a 150 mt circa dal Museo Archeologico. Ottima anche la selezione di carne.

Il pesce: quando c’è, lascia il segno

Reggio Calabria non è propriamente una città di pesce, nonostante il mare sia lì, presente come una bussola. Ma quando il pesce entra in cucina, lo fa con una forza semplice e popolare, che sa distinguersi.

Il vero protagonista del mare reggino è il pesce azzurro: alici, spatola, costardelle, pesce spada. Pesci che hanno da sempre fatto parte della dieta quotidiana, cucinati con pochi ingredienti, spesso fritti, passati in padella o trasformati in involtini. Gli involtini di pesce spada, ad esempio, sono tra le ricette più riconoscibili: sottili fettine arrotolate, farcite con mollica, prezzemolo e capperi, poi cotte sulla griglia o in padella. Le alici ‘mpanate provale a l ristorante Il Gabbiano, a Gallico. Non è proprio in centro, ma vale la deviazione. E poi ci sono le costardelle fritte, un piatto ancora più locale, più spartano. Una frittura croccante, servita spesso solo con sale, o nella variante con cipolla caramellata: una combinazione che, credimi, non dimentichi più. È un sapore jonico, che racconta storie di pescatori e famiglie numerose.

Un altro piatto identitaria sono i buccuni di mare (lumache di mare) con sugo piccante: io li mangio a Le Nasse “U’Bais”, in via Lemos. Per le cozze gratinate e gli involtini di pesce spada mi tuffo da Kalamare, in contrada Giunchi.

Se chiedi ad un messinese il soprannome di un reggino ti dirà molto probabilmente piscistoccari, che vuol dire venditori di pesce stocco. In cambio noi reggini abbiamo deciso di fare nostra qualche ricetta messinese. I locali specializzati nei piatti a base di stocco li trovi a Cittanova e Mammola (qui io vado sempre alla Taverna del Borgo), anche a Reggio puoi comunque degustare piatti a base di stocco. Due su tutti: insalata di stocco con pomodoro, cipolla, capperi, sedano, olive e mollica abbrustolita e pesce stocco alla ghiotta con capperi, olive, pinoli, pomodoro, cipolle, patate. In queste versione mangiamo anche il pescespada.

Primi piatti

Se parliamo di primi piatti, c’è un nome su tutti che voglio scrivere: la carbonara di pesce spada del Baylik. Ha tutto quello che ti aspetti: uovo, pepe, mantecatura vellutata. Ma al posto del guanciale c’è il pesce spada affumicato.

E infine c’è lei, la stroncatura. Un tempo era considerata un piatto povero, fatto con gli scarti della molitura che venivano “spazzati” e recuperati per preparare una pasta molto grezza. Il termine stesso, struncatura, richiama l’idea di qualcosa di spezzato, di irregolare.

Per anni è stata venduta sottobanco, perché non rispondeva ai criteri igienici. Oggi invece viene prodotta legalmente, in sicurezza, ma conserva quella ruvidità autentica, che trattiene il condimento in modo straordinario. La trovi spesso condita in modo semplice, con pomodorini freschi, acciughe, aglio, peperoncino e pangrattato. Io l’ho mangiata con grande soddisfazione alla Drogheria Culinaria, ma la trovi anche da Zio Fedele Bistrot. Una versione gourmet è al Calabrillo con tocchetti di spada, aglio, olive nere e pangrattato (special tips di Patrizia Riso). Sempre al Calabrillo prova un altro classico della tradizione il Kalaspada, panino con il pesce spada, melanzane alla griglia, pomodoro fresco e olive verdi schiacciate.

Il paradiso dei golosi: dolci, granite e gelati

Se c’è una cosa che, se vieni a Reggio Calabria, devi assolutamente provare, sono i dolci e le granite. Anche in questo caso, l’influenza è chiaramente siciliana. Ce ne accorgiamo dal modo in cui si presentano, si preparano, si servono. Ma le specialità reggine, anche nel mondo dei dolci, esistono e vanno raccontate.

Sul fronte gelato, non ti dirò quale sia la gelateria migliore della città, ma ti dirò i gusti che non puoi non assaggiare. Primo fra tutti: la Crema Reggina.

Un gusto tutto nostro, identitario, nato proprio qui. La sua invenzione si deve al maestro Giuseppe Caridi, titolare dell’allora pasticceria “Caridi e Laganà”. È lui che, secondo tradizione, mentre stava preparando una crema pasticcera si accorse di non avere abbastanza farina per amalgamare l’impasto. Provò con il rum, abbondò, e ne venne fuori una consistenza particolare. All’assaggio rimase stupito: era buona, profumata, diversa. Da lì nacque la Crema Reggina, decorata con scaglie di cioccolato e canditi, e proposta in versione gelato.

Oggi la trovi un po’ ovunque in città, ma l’originale è ancora servita dalle Sorelle Caridi, che portano avanti la tradizione del padre. Da provare qui anche le granite artigianali: mandorla tostata limone, gelsi – da consumare rigorosamente con panna montata e brioche col tuppo. Se puoi, fanne colazione. Non c’è niente di più reggino.

Se invece sei in zona lungomare, il Gelato Cesare è una tappa obbligatoria. Non ha bisogno di presentazioni: è parte dell’identità cittadina quanto i bronzi di riace o i tramonti sullo Stretto. Difficile scegliere un gusto solo, ma se posso darti un consiglio: prova il Bergamotto di Reggio Calabria. È fresco, aromatico, pulito. E, cosa non scontata, vegano. Cesare ha una proposta molto ampia in questo senso – parliamo di almeno una dozzina di gusti senza derivati animali – tra cui anche il mango di Catona, che personalmente amo molto.

Alla gelateria Tre Bottoni devi assolutamente provare il gusto Biondo di Caulonia. Un agrume che stava per sparire, salvato da una giovane imprenditrice calabrese, Ilaria Campisi, che ha avuto la visione (e il coraggio) di ridare valore a una varietà locale dimenticata. Il risultato è un gelato delicato, dal profumo agrumato e persistente, che racconta perfettamente la Calabria di chi resiste, coltiva e innova. Se vuoi conoscere la sua storia, l’ho raccontata su Avvenire di Calabria.

In generale, la brioche con gelato è un must di Reggio Calabria, per molti un degno sostituto di un pranzo.

Per gustare una brioche con gelato artigianale, seduti vista mare, c’è la Gelateria Sottozero. Io qui adoro anche le monoprozioni di semifreddo artigianali.

Se hai voglia di un dolce più classico, puoi attraversare lo Stretto e andare a Messina… oppure restare a Reggio e fermarti alla Pasticceria Orlando, in piazza Carmine. I loro cannoli sono uno dei pochi esempi fedeli all’originale siciliano: cialda croccante riempita al momento con ricotta e gocce di cioccolato. Consiglio spassionato: mangialo lì, sul posto.

E se stai cercando un dolce che omaggia Reggio Calabria e ne esalti gli aromi più autentici, c’è un nome che devi segnarti: Pasticceria La Mimosa in piazza Sant’Anna. Qui il maestro pasticcere Angelo Musolino ha creato due dolci iconici che rappresentano la città:

  • La Bergamotta, un lievitato aromatizzato al bergamotto con farina di mandorle, farina di mais e ricoperto da una glassa di cioccolato al bergamotto di Reggio Calabria.
  • La Fiamma di San Paolo, un piccolo dolce di pasta di mandorla aforma di fiamma. La base è quella di una pasta secca ma con una consistenza più morbida grazie al bergamotto di Reggio Calabria e all’arancia Belladonna.
Fiamma di San Paolo: dolce tipico reggino a base di pasta frolla aromatizzato al bergamotto

E veniamo al caffè che a Reggio naturalmente è sempre “pavatu” ma se vuoi qualcosa di più goloso allora devi assaggiare il Caffè shakerato. L’originale da trent’anni è quello della gelateria Fragomeni.

Non solo cibo: una tipicità che non si mangia (ma sazia lo stesso)

C’è una tipicità reggina che non si trova nei piatti, ma che merita comunque un posto in questa guida. Non ha sapore, ma ha un profumo tutto suo. Non la puoi ordinare, ma puoi sceglierla ogni sera. Il tramonto sullo Stretto.

A Reggio Calabria, i tramonti sono parte dell’esperienza gastronomica. Quando il sole scende dietro le montagne e il cielo si colora d’arancio, rosso e blu profondo, tutto rallenta. È il momento in cui anche chi ha vissuto qui tutta la vita si ferma. Lo sguardo va verso l’Etna, le navi passano lente, e l’aria profuma di sale e fiori di zagara.

Se vuoi gustarlo appieno, scendi in via Marina Bassa, fermati al Piro Piro, gusta una delle prelibatezza tra ristorante e pizzerie e goditi lo spettacolo. È una delle esperienze che più consiglio, soprattutto a chi viene per la prima volta.

Per il dopo cena da Zio Fedele e ordina un Bergamotto Spritz con prosecco dry, liquore al bergamotto, bergotto, oppure cerca nel menù la sezione “i nostri calabresi”.

Al Circolo Nautico di Pentimele, gestisto dalla pizzeria Pasqualino, lo spritz al bergamotto è a base di rosolio al bergamotto, prosecco e bergotto.

Oppure, se sei amante della birra artigianale, in pieno centro storico trovi Funky Drop in via Zecca, prouttore di birra artigianale non pastorizzata e non filtrata. Io amo accompagnarle con le alette di pollo super speziate (non una tipicità calabrese ma ottime con le birre artigianali calabresi).

Mariarita Sciarrone
Mariarita Sciarrone

Giornalista, esperta di marketing territoriale e digital strategist. Sembrano tante qualifiche, ma sono tutte racchiuse in una professione.  In parole povere mi occupo di valorizzare aziende e territori. Lo faccio principalmente mettendo assieme strategia e parole. Hai bisogno di aiuto?  LAVORA CON ME


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✍️Scrivo ovunque, per lavoro su @avveniredicalabria 👉 Quella dei social 📍#Calabria e Sud lenti 🌟 Nostalgica per vocazione Ho creato @secretcalabria

(Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). (Edit: la mostra è visitabile fino al 3 maggio). 
Quando si parla di #GianniVersace, si raccontano quasi sempre il mito, il successo, la sua fine tragica.
Molto più raramente si racconta il luogo da cui tutto è cominciato: Reggio Calabria.

Qui ci sono almeno quattro case che hanno segnato il passaggio della vita di Gianni Versace.
Luoghi in cui ha iniziato a seguire le orme della madre sarta, in cui si è formato e dove è nata la prima boutique di famiglia.

Ho deciso di seguire le tracce dei suoi primi anni di vita dopo aver visto la mostra dedicata a Versace al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
E perché trovo che ci sia stata una narrazione non completamente vera della sua opinione di Reggio e della Calabria.
È stato raccontato che la famiglia Versace avesse dimenticato la Calabria, che lui fosse fuggito da qui e che non fosse legato alla sua terra.
Che ci sia stato un taglio del cordone ombelicale è indubbio, basti pensare che i pezzi della mostra provengono da collezionisti privati e non dalla famiglia.

Ciò che non si può negare è tutto quello che ha costruito Versace: il suo estro creativo parte da qui e parla della Calabria e della Magna Grecia.
A partire dal logo Medusa, fino alle sue parole.

“L’odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca…”
(1992)

La Calabria, per lui, era luce, odori, memoria.

✨ Se vuoi ripercorrere i luoghi storici della sua vita a Reggio, questo è l’itinerario a piedi:

📍 Piazza Castello
📍Liceo Classico Tommaso Campanella
📍 Via Domenico Muratori (casa natale e primo laboratorio)
📍 Corso Garibaldi → Piazza Duomo
📍 Via Tommaso Gullì (prima boutique Versace)
📍 Via dei Correttori (nascita Donatella)
📍 Via Pritanèi (case di famiglia)
📍 Lungomare Falcomatà → Terme Romane + Mura Greche
📍 Museo Archeologico di Reggio Calabria

👉 Fino al 3 maggio puoi visitare la mostra
“Gianni Versace – Terra Mater. Magna Grecia Roots”
Un percorso che mette in dialogo moda, archeologia e identità mediterranea.

Uno dei paradossi della mia città è questo: fino ad oggi pochissimi omaggi a Gianni Versace, qui dove tutto ebbe inizio. Questa mostra però gli rende davvero omaggio.
‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. ‘Mamma quando c’è il sole le case sono più belle. Perché il sole le illumina e diventano più lucenti’.

Mi ha detto questa frase mia figlia dopo tre mesi di pioggia, grigiume, vento , allerte meteo entrate ormai nel vocabolario dei più piccoli.
Ed ho riflettuto su cosa significhino giornate di sole a queste latitudini.
Quando dicono “non si vive di solo mare e sole”, non sanno quanto si sbagliano. 
Perché in luoghi fragili, che nel tempo sono stati deturpati dalla mano dell’uomo, in luoghi lontani dai grandi centri culturali al chiuso, dove ancora oggi devi sempre sperare che quell’autore, quel cantante, quello spettacolo, quel film arrivi primo o poi; dove in mezzo a tante case belle e curate, campeggia il non finito. Dove non è che non ci sia nulla da fare, da vedere, ma gli spazi sono pensati all’aperto, in questi luoghi qui le giornate di sole sono l’essenziale. 

Il nostro da fare è fatto di passeggiate in mezzo alla natura, aperitivi in riva al mare, chiacchierate nelle timpe. Ci divertiamo nelle piazze, su balconi, terrazze, nei cortili, sul lungomare. 

In questi luoghi, dove la pioggia evidenzia strade dissestate, divide paesi, fa crollare ponti, tira fuori fiumi di sporcizia, il sole è un salva vita perché restituisce bellezza e lucentezza come dice mia figlia.
Non è che noi viviamo di allitterazioni solo sole, è che col sole risultiamo più belli e più felici.

Adesso scusatemi ma dopo 90 giorni di gennaio vado (shhh) a ad abbracciare la primavera e poi torno. 
#sud #pensieriasud #lostrettoindispensabile
Cose che mi hanno salvata quest’inverno. 1. I pran Cose che mi hanno salvata quest’inverno.
1. I pranzi al mare, a piedi nudi, a dicembre. Il mare, sempre;
2. Una domenica mattina al museo;
3-4-5-6 Le amiche dell’età adulta, quelle di sempre, quelle di mia figlia che poi sono diventate anche le mie;
5. Le feste di carnevale per bambini dove si vestono anche gli adulti; 
7- Sapere che per molti la tarantella è folklore, per altri è un trend, per altri ancora un qualcosa da “che fastidio”, per me è casa e condividere questi momenti con chi amo;
8. Uscire dalla mia comfort zone, andare a parlare con persone a me affini di cose che mi stanno a cuore;
9 i luoghi a misura di bambini e quelli che i bambini non li schifano;
10. I posti belli e la rete che mi sono costruita da quando ho scelto di tornare in Calabria; 
11. Natale con i miei, ma anche con queste personcine qui e la famiglia che mi sono scelta; 
12. Le tue mille avventure e la possibilità di rivivere una seconda infanzia; 
13. Tutte le cose che ho perso e poi ritrovato, quelle che si sono nascoste bene, quelle che ho lasciato andare;
14. La me ritrovata, perché negli ultimi anni non mi trovavo più ma ero solo immersa in un nuovo viaggio interiore;
15. la mia prima lavastoviglie della vita e sapere che l’elfo Lumi tornerà anche il prossimo Natale. (A dicembre imprecherò ma per adesso sono contenta che la magia continui);
16. La palestra e l’aver imparato a prendermi cura di me;
17. Smontare la cameretta, le convinzioni, cambiare strada, fare un passo indietro;
18-19-20 l’olio buono che ho centellinato e di cui devo fare scorta, la pizza, la mia “fede reggina”.

Cose che non ci stavano in 20 foto: le chat archiviate, silenziate, eliminate, il sabato mattina, il ferro per fare le onde ai capelli, i profumatori del bucato, il folletto, il cioccolato all’85%, L’estemporaneità che mi sono tenuta stretta, seppur con molta fatica. 

Ora, il punto è: tecnicamente è primavera ed io sarei pronta a rifiorire. Per cui ti sto aspettando ♥️ se mi stai ancora cercando, sono dove stavo ieri.
Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era t Quando vivevo fuori, la cosa che più adoravo era tornare a casa all’insaputa di tutti. Mi divertiva fare sorprese, osservare la faccia stupita e incredula di chi non si aspettava il mio ritorno. 

A volte tornavo in un martedì pomeriggio qualunque, in autunno, in un giorno di pioggia, perché mi piaceva portare un po’ di scompiglio nell’ordinario. Un po’ di bellezza nella fatica dei giorni di chi resta, quando vedi chi più ami andare via. 

Quando tornavo a casa a sorpresa, a mio papà brillavono gli occhi, ma passata l’emozione, il volto si faceva scuro, perché non era venuto a prendermi lui in stazione, perché non mi aveva seguito durante il viaggio, perché non aveva passato la notte sveglio ad aspettarmi. 
Perché mio papà mi ha aspettato sempre, anche oggi, stanco e affaticato io lo vedo che mi aspetta. 

All’inizio i ritorni erano facili, più o meno una volta al mese, poi, con l’aumentare della distanza fisica, si è dilatato il tempo e accorciare le distanze è diventato sempre più complesso. È stato allora che ho visto i miei genitori invecchiare. Un grande privilegio, ne sono consapevole. Ed è per questa consapevolezza che ogni ricorrenza cerco dí celebrarla nel modo più autentico possibile. Non con regali materiali ma donando ai miei genitori quanto di più prezioso per loro: il mio tempo. 

Arrivo a Gionata conclusa, solo perché un domani possa ricordarmi che anche oggi abbiamo trascorso una giornata semplice, ma insieme: sorseggiando un caffè al bar, chiacchierando del più e del meno, alzando un calice, provando a rallentare. 

Avevo un sacco di cose da fare oggi e inevitabilmente ne ho lasciate tante indietro. Ma ci sono cose, che poi non sono cose, che ad un certo punto non aspettano più. 

La foto è dell’anno scorso in uno degli scatti di Antonia Messineo che forse non ho mai condiviso. 
Questo mi piace più degli altri
“Non puoi piacere a tutti” Luca Conti fu la prima “Non puoi piacere a tutti”
Luca Conti fu la prima persona a farmi cambiare prospettiva dopo un’intera vita a compiacere gli altri. Per non deludere o per uniformarmi o per insicurezza. Per tutte e tre le cose insieme.. Era il 2021. Sembrano passati pochi anni ma in realtà era un’altra epoca. E la cosa che subito notai quando entrai in quella community che era La Circle fu proprio questa. Luca era davvero di un’altra epoca, ma non nel senso negativo del termine, non di quelle persone antiche. Sembrava fosse rimasto indietro invece era un precursore. Come ha scritto Cristiano Carriero:, “era trent’anni avanti a noi: parlava di disconnessione mentre erano tutti connessi e schiavi del digitale. parlava di queerness quando nessuno sapeva cosa fosse, organizzava book club, metteva insieme persone, ti invitava a uscire dalla tua zona di comfort con l’incredibile risultato di farti sentire sempre a tuo agio”. 

Con lui ho seguito corsi sulla gestione del tempo, mi ha aiutato a pormi degli obiettivi mensili, ad occuparmi del mio benessere fisico e mentale per lavorare, io che ero da poco diventata mamma e faticavo a stare in questa nuova dimensione. Abbiamo letto assieme diversi libri.
A volte pensavo dicesse cose scontate ma poi mi sorprendevo quando mi rendevo conto che il senso della vita stava in tutta quella semplicità. 

L’ultima immagine che ho di lui è una colazione all’Aldiana Resort. Ci siamo conosciuti di persona lì, durante La Content Fest. Ricordo perfettamente di cosa abbiamo parlato e di quella videochiamata di mia figlia in cui si inserì anche lui, pur sapendo che lo smartphone a tavola, ma in generale lo smartphone, non faceva parte della sua visione della vita. 

Mi è rimasto il cruccio di averlo perso di vista negli ultimi anni. Perché il digitale è così. Ti avvicina velocemente, ma ti disperde con la stessa velocità e lui lo sapeva bene. 
Non eravamo amici. Abbiamo camminato vicini solo per un breve tratto di vita. Eppure, quegli insegnamenti, quei libri ritornano ancora oggi e so che resteranno.

Ciao Luca, ti saluto con un tramonto che ogni tanto ti mostravo durante i workshop. E vado a rileggere quel libro che mi hai consigliato.
I giorni del ciclone harry è successa una cosa che I giorni del ciclone harry è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. 
Sono stati giorni in cui ho avuto poco accesssi ai social. Mi succede da un po’ ma in particolare in quei gironi. Scuole chiuse, più lavoro del solito ei in quei giorni con una bambina a casa. La vita offline ha preso il sopravvento. Mi collegavo on Line per leggere le notizie e i comunicati stampa che arrivavano, guardavo i tg. 

In nessuno di questi mezzi ho avuto accesso ad informazioni consistenti sulla gravità di quanto stesse accadendo in Sicilia, in Calabria e Sardegna. A Reggio Calabria la situazione è stata molto tranquilla. Giusto un po’ di pioggia. Solo ieri ho ripreso a collegarmi con più frequenza sui social e mi sono arrivate le immagini devastanti della costa orientale Siciliana, di Furci Siculo, Taormina, Siracusa, Siderno, Locri, Catanzaro. I social hanno fatto quello che non ha fatto nessun altro mezzo. Sono arrivati come una valanga: video, reel, testimonianze. Tutte con il medesimo racconto, la medesima narrazione: qui c’è stata l’apocalisse ma i tg nazionali hanno trattato la notizia come qualcosa di irrilevante. 

Non siamo entrati nell’agenda setting. 
Veniamo poco prima dellle notizie dello sport. Non c’è nessuno speciale, nessun approfondimento in tv. Solo i social. Content creator, divulgatori e medial locali ne parlano. 

E allora viene da chiedersi come mai? Perché se non è antimeridiomalismo questo, che cos’é? Siamo davvero destinati a non fare notizia? Ma soprattutto quando spezzeremo la catena che ci vede figlio di un Dio minore?

Credits video: @lucabarone_aerial_cinema @pioandreaperi @damianobevilacquaofficial @catanzaro__channel 
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